Il Tirreno

Pisa

Il Pd va meglio in provincia il Pdl resiste di più in città, cresce un po' di delusione

Gianluca Campanella
Il Pd va meglio in provincia il Pdl resiste di più in città, cresce un po' di delusione

Per Zappacosta si pagano le difficoltà in cui si governa e Petrucci lamenta la mancata adesione degli scontenti

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 PISA. In ogni tornata elettorale si dedica il giorno dopo all'analisi del voto. Non si sono sottratti i due maggiori e opposti partiti in città: Pd e Pdl. I politici della "Prima Repubblica" ci avevano abituati a sentire solo dichiarazioni di vittoria, comunque fosse andata. Oggi, invece, sembra che la nuova moda sia leccarsi le ferite.  Cominciamo dal Pd: certo, per il consigliere comunale Carmine Zappacosta, l'elezione di Enrico Rossi alla presidenza della Toscana, «è un grande risultato». Ma a Pisa, come in generale nelle città capoluogo, i dati del Pd sono peggiori rispetto alla media della rispettiva provincia. Nella tabella si vede che la differenza del voto in città è inferiore del 5,2% rispetto alla media provinciale, alla quale Pisa stessa contribuisce per circa un terzo. Secondo Zappacosta, ciò si deve «alla difficoltà nell'amministrazione quotidiana». La ricetta per recuperare è «una maggiore cultura collettiva: ristrutturazione del partito, con spazio alle forze nuove; e umiltà e ascolto da parte dell'amministrazione. I cittadini vogliono questo per ritrovare entusiasmo e fiducia. Purtroppo il nostro lavoro di buon governo non sempre paga, perché il populismo di altri ha una presa maggiore».  Se ne parlerà al prossimo congresso locale del partito, tra un paio di mesi, in cui Teresa Rotondo Dottore si augura «una discussione più ampia, perché il problema è nazionale». La coordinatrice del circolo Pd "Pisa centro" mostra la sostanziale tenuta in città del suo partito rispetto alle scorse europee (in tabella si vede un 37% in entrambi i casi) e un calo rispetto alle regionali 2005, «perché il risultato è falsato: allora Idv non correva e ha votato per noi. Rischiamo di rimanere gli unici baluardi del centrosinistra in Italia: se si doveva perdere comunque la Calabria, il Pd poteva mandare un segnale con un candidato più trasparente».  Infine Francesco Pierotti, segretario del circolo "Porta a Lucca", si concentra sull'astensione: «Non possiamo adagiarci sui risultati, i cittadini sono esigenti e vanno coinvolti nelle decisioni, come abbiamo capito nel recente incontro tra sindaco e il nostro quartiere». Per i tre, quindi, la sfida è doppia: lavoro quotidiano e processo valoriale per ricostruire un'identità di centro sinistra.  Anche dall'altra parte non si ride. Il consigliere Diego Petrucci è soddisfatto del risultato in città (più 1,3% rispetto alla provincia e meglio della Lega), ma non nasconde un calo rispetto al passato: «L'astensione altissima del 40% è solo per metà fisiologica. Il resto è elettorato di sinistra deluso, che non si sente ancora pronto a votarci. Con questo assetto di partito non siamo riusciti ad intercettare gli scontenti. Ma se sommiamo nostri numeri, potenziali migranti da sinistra e Udc, possiamo puntare all'alternativa la prossima volta».  Le Comunali del 2013 e una riorganizzazione della struttura sono obiettivi anche per il consigliere Massimo Balzi: «Prima avevamo solo un coordinatore e un vice; ora per la prima volta siamo andati al voto con un direttivo formato da 35 membri. Apriamo una riflessione e questi test ci aiuteranno a usare meglio le risorse e gli uomini che abbiamo».

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