La manifestazione
Coinvolti nel progetto anche un centinaio tra fisici e tecnici locali
Il Big Bang? Si vede a Pisa
Gianni Parrini
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Ricercatore allIstituto di fisica nucleare In diretta dal Cern di Ginevra lo storico esperimento
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PISA. Ore 13. Nell'aula 222 dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) di Pisa una trentina di persone osserva con estrema attenzione gli schermi su cui sono proiettati i dati provenienti dal Cern di Ginevra, dove due fasci di protoni che viaggiano quasi alla velocità della luce stanno per scontrarsi all'energia di 7.000 miliardi di elettronvolt all'interno del Large Hadron Collider, l'acceleratore di particelle lungo 27 chilometri. Si tratta del fenomeno energetico più grande mai realizzato in laboratorio e ha lo scopo di ricreare le condizioni immediatamente successive alla nascita dell'universo. La tensione, dunque, è alta. Improvvisamente, nelle sale svizzere scatta l'entusiasmo e subito dopo anche a Pisa, dove appaiono le prime immagini della collisione: le traiettorie di migliaia di particelle che schizzano in ogni direzione, riempiono lo schermo come fossero fuochi di artificio. Parte l'applauso liberatorio: nessun buco nero ha inghiottito la Terra (alcuni profani lo pensavano) ma, dopo i primi due tentavi andati a vuoto nel corso della mattina, c'era un po' di sfiducia. E invece stavolta i fasci protonici si sono centrati in pieno e il Big Bang da laboratorio, destinato a svelare molti dei misteri dell'universo (la materia oscura, le particelle supersimmetriche), per il momento è servito solo a rendere visibile una cosa assai meno nascosta: la grande passione con cui oltre cinquemila fisici sparsi per il mondo hanno seguito l'avvenimento. Pisa è in prima fila. Più di cento tra fisici, ingegneri e tecnici dell'Infn, ma anche dell'Università e della Normale, sono coinvolti in tre progetti (Atlas, Cms, Totem) con il compito di registrare le traiettorie delle particelle (alcune sconosciute) sprigionatesi dalle collisioni. Molti degli studiosi pisani si trovano a Ginevra, mentre gli altri hanno partecipato all'esperimento dalla sala di controllo a Pisa, da dove è possibile comandare in remoto alcune apparecchiature. «Le macchine registrano gli scontri e fanno una prima scrematura di quelli che possono essere interessanti per i nostri studi - spiega il ricercatore Mauro Dell'Orso - Successivamente i dati vengono analizzati con sofisticati algoritmi all'interno della rete di calcolo mondiale Grid e da lì sono accessibili a ogni ricercatore». Fra le mille curiosità che riguardano questo esperimento, una è legata alla scoperta di una particolare particella, prevista dai modelli standard della fisica elettromagnetica, ma finora mai trovata. «Si tratta del bosone di Higgs, l'elemento necessario a spiegare l'origine della materia - afferma il fisico Fabrizio Palla - Le possibilità di scovarlo sono bassissime e, se non dovessimo riuscirci, bisognerà ridiscutere i modelli finora utilizzati».
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