Il dolore
OPERAZIONE DELLA FINANZA
Usura, arrestati in quattro
Candida Virgone
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Crescono in provincia le denunce per usuraPer il fisco erano quasi dei fantasmi, in alcuni anni non hanno addirittura dichiarato reddito, in altri poco o niente. Ma invece sui loro conti correnti circolava tanto danaro, troppo. Una traccia importante sulla base delle accuse mosse contro di loro da cinque persone, piccoli imprenditori o solo operai alle prese con una crisi sempre più stringente
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PISA. Per il fisco erano quasi dei fantasmi, in alcuni anni non hanno addirittura dichiarato reddito, in altri poco o niente. Ma invece sui loro conti correnti circolava tanto danaro, troppo.
Una traccia importante sulla base delle accuse mosse contro di loro da cinque persone, piccoli imprenditori o solo operai alle prese con una crisi sempre più stringente e che si erano rivolti ai quattro per ottenere prestiti la cui restituzione veniva poi chiesta a tassi ritenuti usurari. Si partiva dal 40 e il 50%, per arrivare, se alla scadenza il debito non veniva saldato, ad interessi del 70 e del 150%.
Con l'accusa di usura sono stati arrestati in quattro dalla guardia di finanza, martedì mattina, nelle loro case. Sono: Matteo Cavallaro, 54 anni, palermitano, residente a Firenze, con diversi precedenti; padre e figlio, Piero e Daniele Scardigli, 72 e 35 anni, il primo nato a Montaione e titolare fino a pochi anni fa di una piccola azienda conciaria, il secondo, operaio, nato a Pontedera; tutti e due vivono a San Miniato; e infine Massimo Strazza, guardia giurata, di 38 anni, nato a Vinci ma residente a Cerreto Guidi.
L'indagine, che risale allo scorso anno ed è stata coordinata dal pm Giovanni Maddaleni, è partita da accertamenti sulla dichiarazione dei redditi di una presunta vittima e ha spaziato fra il 2006 e lo scorso mese di febbraio. Permettendo di accertare ad esempio, per Piero Scardigli, nonostante la piccola attività conciaria, la denuncia di un reddito di soli 3mila euro nel 2006, di nulla l'anno successivo e di 17mila euro per il 2008. Secondo l'accusa, i prestiti variavano da poche migliaia di euro, chiesti da piccoli imprenditori per far fronte ai pagamenti di forniture, a molto di più. Alla scadenza dei titoli di credito o delle cambiali, se i debiti restavano insoluti, venivano rinnovati applicando ulteriori interessi usurari. Una specie di cane che si morde la coda, come hanno spiegato gli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Pisa, diretti dal colonnello Maurizio Innocente. I fatti sarebbero avvenuti nella zona del cuoio, a San Miniato e Ponte a Egola.
Le indagini, arrivate sui conti correnti degli arrestati, troppo movimentati a dispetto dei redditi dichiarati, hanno acquisito numerose testimonianze che, secondo l'accusa, avrebbero evidenziato un vero e proprio «sistema illegale di finanziamento». Durante perquisizioni nelle case degli indagati sono stati sequestrati titoli di credito, cambiali, danaro in contante e tante scritture private, appunti e promesse di pagamento. Il gip Alberto De Palma, inoltre, ha disposto il sequestro preventivo di una villa, un fuoristrada e numerosi conti correnti nella disponibilità degli accusati.
L'inchiesta, che ha impiegato trenta uomini e ha spaziato dalla provincia di Pisa a quelle di Firenze, Prato, Livorno e Lucca, non sarebbe ancora chiusa, prosegue, e non si esclude che porti ad altri sviluppi con il coinvolgimento di altre persone. Gli inquirenti sperano che possa incoraggiare altre presunte vittime.
Una traccia importante sulla base delle accuse mosse contro di loro da cinque persone, piccoli imprenditori o solo operai alle prese con una crisi sempre più stringente e che si erano rivolti ai quattro per ottenere prestiti la cui restituzione veniva poi chiesta a tassi ritenuti usurari. Si partiva dal 40 e il 50%, per arrivare, se alla scadenza il debito non veniva saldato, ad interessi del 70 e del 150%.
Con l'accusa di usura sono stati arrestati in quattro dalla guardia di finanza, martedì mattina, nelle loro case. Sono: Matteo Cavallaro, 54 anni, palermitano, residente a Firenze, con diversi precedenti; padre e figlio, Piero e Daniele Scardigli, 72 e 35 anni, il primo nato a Montaione e titolare fino a pochi anni fa di una piccola azienda conciaria, il secondo, operaio, nato a Pontedera; tutti e due vivono a San Miniato; e infine Massimo Strazza, guardia giurata, di 38 anni, nato a Vinci ma residente a Cerreto Guidi.
L'indagine, che risale allo scorso anno ed è stata coordinata dal pm Giovanni Maddaleni, è partita da accertamenti sulla dichiarazione dei redditi di una presunta vittima e ha spaziato fra il 2006 e lo scorso mese di febbraio. Permettendo di accertare ad esempio, per Piero Scardigli, nonostante la piccola attività conciaria, la denuncia di un reddito di soli 3mila euro nel 2006, di nulla l'anno successivo e di 17mila euro per il 2008. Secondo l'accusa, i prestiti variavano da poche migliaia di euro, chiesti da piccoli imprenditori per far fronte ai pagamenti di forniture, a molto di più. Alla scadenza dei titoli di credito o delle cambiali, se i debiti restavano insoluti, venivano rinnovati applicando ulteriori interessi usurari. Una specie di cane che si morde la coda, come hanno spiegato gli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Pisa, diretti dal colonnello Maurizio Innocente. I fatti sarebbero avvenuti nella zona del cuoio, a San Miniato e Ponte a Egola.
Le indagini, arrivate sui conti correnti degli arrestati, troppo movimentati a dispetto dei redditi dichiarati, hanno acquisito numerose testimonianze che, secondo l'accusa, avrebbero evidenziato un vero e proprio «sistema illegale di finanziamento». Durante perquisizioni nelle case degli indagati sono stati sequestrati titoli di credito, cambiali, danaro in contante e tante scritture private, appunti e promesse di pagamento. Il gip Alberto De Palma, inoltre, ha disposto il sequestro preventivo di una villa, un fuoristrada e numerosi conti correnti nella disponibilità degli accusati.
L'inchiesta, che ha impiegato trenta uomini e ha spaziato dalla provincia di Pisa a quelle di Firenze, Prato, Livorno e Lucca, non sarebbe ancora chiusa, prosegue, e non si esclude che porti ad altri sviluppi con il coinvolgimento di altre persone. Gli inquirenti sperano che possa incoraggiare altre presunte vittime.
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