Il Tirreno

Pisa

Buche, crepe, cedimenti

Strade piene di pericolie non si sa come ripararle

Gianluca Campanella
Strade piene di pericolie non si sa come ripararle

Nella involontaria ironia dei termini tecnici, si parla di piani stradali "ammalorati". Il linguaggio corrente li traduce con "buche"; mentre per qualche pedone, prima sono diventate reale malora, cioè una caduta, poi un risarcimento pagato dalle assicurazioni

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PISA. Nella involontaria ironia dei termini tecnici, si parla di piani stradali "ammalorati". Il linguaggio corrente li traduce con "buche"; mentre per qualche pedone, prima sono diventate reale malora, cioè una caduta, poi un risarcimento pagato dalle assicurazioni.

Il degrado non fa distinzioni e colpisce sia le strade normali, che le corsie preferenziali per i bus, in teoria figlie di progetto più nobile. Su queste, però, il fenomeno si manifesta come veri e propri solchi che proseguono per centinaia di metri.

In città se ne vedono soprattutto in via Bonanno Pisano, sul lungarno Mediceo e in via Santa Marta.

Il nostro viaggio segue i sentieri scavati dal calpestio dei pesanti mezzi pubblici. Non sarà un'immagine propriamente poetica, ma con un po' di fantasia basta sostituire campi verdi al posto del nastro d'asfalto; e zoccoli di mandrie invece degli pneumatici della Lam: «E vanno pel tratturo antico al piano,/ quasi per un erbal fiume silente», come nella raccolta di liriche "Alcyone", scritta da Gabriele D'Annunzio.

Cominciamo coi tratturi "incisi" dalle ruote dei pullman su via Bonanno. In certi punti il cedimento della strada non è uniforme e, prima del pronto soccorso, c'è un paio di buche larghe mezzo metro e profonde più di cinque centimetri. Un volontario delle ambulanze mima le corna con entrambe le mani, poi sorride: «Per ora (pausa), non abbiamo fatto incidenti quando arriviamo a tutta velocità; solo qualche salto».

Per pareggiare il manto stradale, dall'anno scorso il Comune sta eseguendo lavori di manutenzione per lotti successivi. Pierluigi C. non è per niente soddisfatto; da costruttore edile in pensione, dice la sua: «Primo, hanno scavato solo per dieci centimetri e riempito di cemento. Ma dovevano andare più in basso di cinque volte e usare altri materiali. Secondo, se era un esperimento, potevano farlo in una zona meno "calda": qui, oltre all'ospedale, arrivano anche i turisti da nord. Terzo, quando si rispaccherà tutto, avremo diritto di chiedere che i nostri soldi siano impiegati meglio?».

La sua analisi tecnica è ineccepibile, ma la denuncia è rispedita al mittente. Infatti Pierluigi ha ragione sul progetto diverso che serve per una corsia dei bus: un conto è stendere una strada su cui deve passare un triciclo, altro se essa è destinata a un bestione di qualche tonnellata. Per chi non dorme la notte dalla curiosità, sia sufficiente sapere che, dal basso verso l'alto, si posano 50-60 centimetri di materiale inerte; poi 8 di binder, che è un una rete metallica stabilizzata, mista ad asfalto; infine 4 di asfalto puro. Il cemento si è usato in tutto il mondo fino alla fine del Novecento. Poi gli ingegneri si sono accorti che con l'acqua piovana scoppia. E Pisa non è il deserto. Conclusione: le corsie sono tutte da rifare. Ma sui cantieri di via Bonanno ci sono due sorveglianti fissi, quindi in Comune escludono che la ditta appaltatrice stia lavorando male. Inoltre, i collaudi garantiscono la funzionalità della strada per i prossimi vent'anni.

Scendendo fino ai lungarni, incontriamo Francesca D., ciclista per piacere e casalinga per dovere: indica la "faglia" che va quasi ininterrotta da ponte di Mezzo a ponte della Fortezza. Lei ha «scelto di evitarla e di giocare alle montagne russe sui marciapiedi: foro le gomme quattro volte alla settimana». Anche attribuendone la gran parte a un accanimento della sfiga, resta un bel numero annuo di riparazioni rese necessarie dall'irregolarità del percorso.

Paolo M., invece, non teme «le vibrazioni causate dai piani stradali franati, ma la mia bici da corsa le accusa; e spezzo i raggi delle ruote ogni sei mesi in media».

Fin quando i danni sono materiali, i cittadini sorvolano. Ma se gli infortuni toccano le persone, scattano le richieste di risarcimento. Non sono vere cause civili, ma in tutto simili alle pratiche che svolgono le assicurazioni per gli incidenti stradali. Dal Comune non forniscono il numero preciso, ma chiariscono che il numero totale è basso e costante negli anni; rivelano anche che quasi tutti i ricorrenti hanno vinto, quindi che l'amministrazione è stata riconosciuta colpevole.

Finiamo la nostra "transumanza" svoltando in via Santa Marta, dove c'è Roberto C., proprietario di un negozio: «Mesi fa, nella corsia dei bus si è aperta una voragine e hanno bloccato i mezzi pubblici per una settimana. Pensavo che fosse la volta buona per rimetterla a nuovo. Ma, alla fine, hanno aggiustato con due toppe di catrame e tutto è ricominciato».

Il viaggio buca per buca ha toccato le emergenze, ma non esaurisce la casistica. Lievemente migliore è la situazione in via Cattaneo e viale Bonaini. Via Turati avrebbe bisogno di un ritocchino e così via.

Come abbiamo visto, corsie dei bus e strade normali meritano realizzazioni separate. Anche nella gestione sono trattate in modo distinto: per la manutenzione straordinaria di queste ultime, c'è la ditta Avr, vincitrice nel luglio scorso del contratto di global service. Al contrario, per i lavori sulle corsie preferenziali, si indicono gare d'appalto volta per volta.

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