Lutto
ARTE
Quando Haring fece ballare la Torrei ricordi di chi era presente all'evento
Il progetto di Haring - che ora vale oltre 70 milioni - venne accettato senza un bozzetto preliminare -anche se il murales sarebbe stato dipinto sulla parete di un convento. La sera prima Keith Haring volle cenare con i frati e poi chiese di girare per la città con una carrozzella. La fase preparatoria era per lui più importante addirittura della realizzazione dell’opera. Voleva recepire tutte le sensazioni, scoprire i colori degli edifici e scattare polaroid a tutti gli angoli e ai particolari che lo colpivano
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La storia dell’incontro con Keith Haring e della realizzazione del murales a Pisa nel 1989 Piergiorgio Castellani l’ha raccontata molte volte, ma ogni volta con il piacere immenso di aver contribuito a un evento straordinario. L’artista stesso considerava “Tuttomondo” la sua opera pubblica più importante. La genesi è del tutto particolare ed è legata all’incontro anche fortuito di tante persone che si sono adoperate per la realizzazione di un opera importante per la città.
“Mi trovavo a New York con mio padre - ci ha raccontato Piergiorgio Castellani - e ho riconosciuto Keith Haring tra la gente, mentre eravamo su un marciapiede ad ascoltare un concerto degli Hare Krishna. Avevo venti anni e seguivo i giovani artisti in quel momento particolare della pop art. Gli ho chiesto se era proprio lui e mi ha risposto semplicemente si. Ci siamo dati appuntamento per l’indomani nel suo studio e gli abbiamo proposto la realizzazione di una grande opera pubblica in Italia. Ci ha subito detto di essere interessato e di fargli sapere quando avremmo trovato la parete giusta, uno spazio facilmente fruibile dalle persone.
In un primo momento avevamo pensato a Firenze, ma poi abbiamo provato a chiedere a Pisa. Per una serie di circostanze fortunate abbiamo incontrato le persone giuste ed è nato il “Keith Haring progetto Italia” che è costato alla città di Pisa soltanto il volo e il pernottamento per l’artista e il suo assistente. Un piccolo miracolo difficile da ripetere. Ricordo che otto anni fa venne fatta una quotazione dell’opera: 72 milioni di dollari”.
I ringraziamenti per la disponibilità e la lungimiranza vanno a Padre Luciano Masetti, che propose la parete della chiesa di Sant’Antonio, a Lorenzo Bani al tempo assessore alla cultura del comune di Pisa e al responsabile commerciale della Caparol Massimo Guerrucci, che fece risanare la parete e mise a disposizione i colori, l’impegno più grosso, per un totale di circa 80 milioni di lire.
“Il progetto venne accettato senza un bozzetto preliminare - ci ha spiegato Castellani - anche se il murales sarebbe stato dipinto sulla parete di un convento. La sera prima Keith Haring volle cenare con i frati e poi chiese di girare per la città con una carrozzella. La fase preparatoria era per lui più importante addirittura della realizzazione dell’opera. Voleva recepire tutte le sensazioni, scoprire i colori degli edifici e scattare polaroid a tutti gli angoli e ai particolari che lo colpivano. Come lo stemma della croce fotografato in piazza dei cavalieri e poi dipinta al centro del murales. Ha voluto ascoltare tutte le storie sulla città, a partire da quando era stata una repubblica marinara. Con tutto questo cominciò a dipingere liberamente partendo dall’angolo in alto a sinistra della parete”.
La performance, sullo spazio di 18 metri di larghezza per 10 metri di altezza, ebbe inizio il 14 giugno 1989 e terminò sei giorni dopo. Il Comune di Pisa la inserì nel calendario del giugno pisano, insieme alla luminaria di San Ranieri, alla regata storica e al gioco del ponte. All’evento parteciparono moltissime persone, immerse in un clima allegro al ritmo della musica, mentre l’artista dipingeva veloce e sicuro, mangiava la sua adorata pizza napoletana e si intratteneva con tutti, regalando anche i suoi disegni improvvisati sulle magliette e sui jeans di chi glielo chiedeva.
“Un altro aspetto importante - ha sottolineato Castellani - è stata l’atmosfera di festa mentre l’opera veniva realizzata. Con il passare dei giorni la partecipazione delle persone era crescente, ma è difficile da spiegare. Solo chi c’era sa. E’ stato un evento unico per la città con una risonanza internazionale. Sulla realizzazione del murales è stato girato un video da Andrea De Gioia con la sua troupe, di cui anch’io ho curato la post-produzione a Roma. Al termine abbiamo organizzato una grande festa in discoteca con ospiti provenienti da tutto il mondo invitati da Keith Haring: c’erano principesse, artisti e personaggi della moda. E’ stata una bella esperienza che mi aveva dato fiducia nel mondo, ma era un evento straordinario, di cui resta un simbolo: il murales è un momento fondamentale di lettura della città di Pisa, oltre alla torre pendente e ai lungarni. Rappresenta la visione interiore dell’artista, ma con un linguaggio semplice, che si ispira anche ai segni nelle caverne degli uomini primitivi”.
Il progetto prevedeva, come seconda fase, una mostra antologica a Palazzo Lanfranchi con le opere di collezionisti e musei, ma anche espressamente create dall’artista per sposarsi con l’ambiente. La morte di Keith Haring nel 1990 ne ha impedito la realizzazione. Oggi Pierluigi Castellani si occupa dell’azienda di famiglia che produce vini, ma anche di giovani artisti e di un progetto a cui tiene molto, un laboratorio di comunicazione globale che sarà inaugurato a Crespina.
“Mi trovavo a New York con mio padre - ci ha raccontato Piergiorgio Castellani - e ho riconosciuto Keith Haring tra la gente, mentre eravamo su un marciapiede ad ascoltare un concerto degli Hare Krishna. Avevo venti anni e seguivo i giovani artisti in quel momento particolare della pop art. Gli ho chiesto se era proprio lui e mi ha risposto semplicemente si. Ci siamo dati appuntamento per l’indomani nel suo studio e gli abbiamo proposto la realizzazione di una grande opera pubblica in Italia. Ci ha subito detto di essere interessato e di fargli sapere quando avremmo trovato la parete giusta, uno spazio facilmente fruibile dalle persone.
In un primo momento avevamo pensato a Firenze, ma poi abbiamo provato a chiedere a Pisa. Per una serie di circostanze fortunate abbiamo incontrato le persone giuste ed è nato il “Keith Haring progetto Italia” che è costato alla città di Pisa soltanto il volo e il pernottamento per l’artista e il suo assistente. Un piccolo miracolo difficile da ripetere. Ricordo che otto anni fa venne fatta una quotazione dell’opera: 72 milioni di dollari”.
I ringraziamenti per la disponibilità e la lungimiranza vanno a Padre Luciano Masetti, che propose la parete della chiesa di Sant’Antonio, a Lorenzo Bani al tempo assessore alla cultura del comune di Pisa e al responsabile commerciale della Caparol Massimo Guerrucci, che fece risanare la parete e mise a disposizione i colori, l’impegno più grosso, per un totale di circa 80 milioni di lire.
“Il progetto venne accettato senza un bozzetto preliminare - ci ha spiegato Castellani - anche se il murales sarebbe stato dipinto sulla parete di un convento. La sera prima Keith Haring volle cenare con i frati e poi chiese di girare per la città con una carrozzella. La fase preparatoria era per lui più importante addirittura della realizzazione dell’opera. Voleva recepire tutte le sensazioni, scoprire i colori degli edifici e scattare polaroid a tutti gli angoli e ai particolari che lo colpivano. Come lo stemma della croce fotografato in piazza dei cavalieri e poi dipinta al centro del murales. Ha voluto ascoltare tutte le storie sulla città, a partire da quando era stata una repubblica marinara. Con tutto questo cominciò a dipingere liberamente partendo dall’angolo in alto a sinistra della parete”.
La performance, sullo spazio di 18 metri di larghezza per 10 metri di altezza, ebbe inizio il 14 giugno 1989 e terminò sei giorni dopo. Il Comune di Pisa la inserì nel calendario del giugno pisano, insieme alla luminaria di San Ranieri, alla regata storica e al gioco del ponte. All’evento parteciparono moltissime persone, immerse in un clima allegro al ritmo della musica, mentre l’artista dipingeva veloce e sicuro, mangiava la sua adorata pizza napoletana e si intratteneva con tutti, regalando anche i suoi disegni improvvisati sulle magliette e sui jeans di chi glielo chiedeva.
“Un altro aspetto importante - ha sottolineato Castellani - è stata l’atmosfera di festa mentre l’opera veniva realizzata. Con il passare dei giorni la partecipazione delle persone era crescente, ma è difficile da spiegare. Solo chi c’era sa. E’ stato un evento unico per la città con una risonanza internazionale. Sulla realizzazione del murales è stato girato un video da Andrea De Gioia con la sua troupe, di cui anch’io ho curato la post-produzione a Roma. Al termine abbiamo organizzato una grande festa in discoteca con ospiti provenienti da tutto il mondo invitati da Keith Haring: c’erano principesse, artisti e personaggi della moda. E’ stata una bella esperienza che mi aveva dato fiducia nel mondo, ma era un evento straordinario, di cui resta un simbolo: il murales è un momento fondamentale di lettura della città di Pisa, oltre alla torre pendente e ai lungarni. Rappresenta la visione interiore dell’artista, ma con un linguaggio semplice, che si ispira anche ai segni nelle caverne degli uomini primitivi”.
Il progetto prevedeva, come seconda fase, una mostra antologica a Palazzo Lanfranchi con le opere di collezionisti e musei, ma anche espressamente create dall’artista per sposarsi con l’ambiente. La morte di Keith Haring nel 1990 ne ha impedito la realizzazione. Oggi Pierluigi Castellani si occupa dell’azienda di famiglia che produce vini, ma anche di giovani artisti e di un progetto a cui tiene molto, un laboratorio di comunicazione globale che sarà inaugurato a Crespina.
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