Il Tirreno

Pisa

UNIVERSITA'

Varata la "rottamazione docenti"

Giovanni Parlato
Protesta dei ricercatori precari davanti al rettorato
◗
Protesta dei ricercatori precari davanti al rettorato

Parte l'invito alla pensione incentivata per i docenti più anziani dell'università. Il Senato accademico ha approvato la proposta della commissione sviluppo che propone contratti a coloro che sceglieranno di andare in pensione prima di quanto programmato.

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Parte l'invito alla pensione incentivata per i docenti più anziani dell'università. Il Senato accademico ha approvato la proposta della commissione sviluppo che propone contratti a coloro che sceglieranno di andare in pensione prima di quanto programmato.

Nella riunione, i rappresentanti sono entrati nel merito della proposta. Attualmente, i docenti ordinari vanno in pensione a 70 anni, gli associati a 68 e i ricercatori a 65. Chi accetterà di andare in pensione prima di questa soglia, attraverso contratti di docenza, potrà prolungare la sua permanenza per un massimo di 72 anni per gli ordinari, 70 anni per gli associati e 67 per i ricercatori. In pratica, due anni in più rispetto alla situazione attuale.

Ma chi può usufruire di questi contratti? Il contratto può essere massimo di tre anni rinnovabile per altri tre anni. Facciamo un esempio. Il professore ordinario che ha 69 anni e lascerebbe la cattedra entro un anno, potrebbe decidere di firmare un contratto massimo di tre anni e restare ad insegnare fino a 72 anni. Il professore ordinario che ha 68 anni, potrebbe firmare un contratto di tre anni che può rinnovare per un altro anno e lasciare definitivamente l'ateneo a 72 anni. L'ordinario che ha 66 anni potrebbe usufruire del massimo previsto, cioè tre anni di contratto più altri tre e terminare la sua attività lavorativa a 72 anni. Esempi, che si applicano sia agli associati che ai ricercatori sempre tenendo presente il relativo tetto massimo, rispettivamente di 70 e 67 anni.

Ma è conveniente? È questa la domanda che si faranno quei docenti che rientrano nella manovra. La stipula di questi contratti è incentivata dallo stesso ministero che fissa un minino e un massimo di retribuzione: dagli 80 ai 120 euro l'ora. Il Senato accademico ha scelto una via di mezzo: 100 euro, naturalmente da intendere lordi. Entro il 15 marzo, i docenti hanno tempo per dare una risposta.

I contratti saranno finalizzati alla docenza. Se, per esempio, un docente tiene un corso di 60 ore, percepirà 6mila euro lordi. Forse, è proprio questo il punto debole della proposta in quanto da un punto di vista economico non è molto allettante.
Nella delibera non è stato specificato che le risorse da liberare serviranno all'assunzione di 68 ricercatori. Proprio per questo motivo, i rappresentanti degli studenti hanno votato no alla proposta. «L'operazione è comunque vincolata al fine delle assunzioni - afferma il prof. Massimo Augello, preside di Economia ed ispiratore della proposta - solo che il Senato ha scelto, giustamente, di procedere per gradi. Prima vediamo quante risorse si liberano e, di conseguenza, si decide».


Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web