La manifestazione
UNIVERSITA'
«È giunta l'ora di farsi da parte»
Giovanni Parlato
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Una protesta di ricercatori precari contro il ministro GelminiIncentivi alla pensione per il mondo accademico. Scendono in campo i diretti interessati: i ricercatori precari. E lanciano un appello a docenti e ricercatori: passatevi una mano sulla coscienza... Da anni, questi ricercatori precari sono con un piede dentro e un piede fuori dell'università. La proposta che arriva dal preside di Economia, Massimo Augello, e oggi in discussione al Senato accademico, potrebbe risolvere la situazione per 68 di loro che, finalmente, realizzerebbero un sogno.
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PISA. Incentivi alla pensione per il mondo accademico. Scendono in campo i diretti interessati: i ricercatori precari. E lanciano un appello a docenti e ricercatori: passatevi una mano sulla coscienza... Da anni, questi ricercatori precari sono con un piede dentro e un piede fuori dell'università. La proposta che arriva dal preside di Economia, Massimo Augello, e oggi in discussione al Senato accademico, potrebbe risolvere la situazione per 68 di loro che, finalmente, realizzerebbero un sogno.
La risposta del coordinamento dei ricercatori precari dell'università di Pisa, è scontata: certo che siamo d'accordo. E, ieri, dopo la pubblicazione della notizia apparsa sul nostro giornale, si sono riuniti in assemblea. Una lunga introduzione per arrivare al nocciolo del problema: un invito, elegante, a docenti associati, ordinari e ricercatori più anziani a farsi da parte. Che dopo una vita passata a dare lustro all'università di Pisa e all'Italia, sarebbe bene un ricambio generazionale.
Ecco cosa scrive l'assemblea dei ricercatori-precari dell'ateneo pisano: «In questa fase, davvero difficile, nella quale addirittura il semplice mantenimento delle normali attività didattiche e di ricerca è messo in serio pericolo dai tagli e dall'invecchiamento del corpo docente - affermano i precari -, chiediamo ai ricercatori e ai docenti dell'università di Pisa di guardare all'interesse dell'istituzione universitaria e di assumersi le proprie responsabilità accettando la proposta di pensionamento incentivato».
Ma, tra le righe, si legge anche un certo risentimento per il prolungarsi dell'attesa di un posto stabile e si afferma che «per troppo tempo l'università di Pisa ha rifiutato di prendere decisioni sul suo futuro, rinviando colpevolmente l'appuntamento con la questione del reclutamento di nuovi docenti e ricercatori. L'università sta morendo, non solo metaforicamente, e purtroppo il tempo sta per scadere».
Insomma, siamo arrivati al limite. E la discussione sulla pensione incentivata viene visto come il sasso lanciato che muove acque rimaste stagnati per lungo tempo. «Checché ne pensi chi governa il nostro ateneo - si legge nella nota - se vogliamo uscire dalla crisi, la stagione dell'immobilismo deve finire».
La conclusione del coordinamento dei ricercatori precari ritiene che «la soluzione prospettata sia da accogliere perché rappresenta dopo tanti anni la prima risposta organica alla necessità di pianificare il futuro della nostra università; infatti, costituisce il primo atto di una politica di rilancio dell'ateneo basata sul rinnovamento del personale ricercatore e docente a tempo indeterminato, da realizzarsi finalmente con una seria e trasparente programmazione».
Infine, la proposta ha il merito di «non privare i nostri dipartimenti del prezioso contributo di coloro che sceglieranno il pensionamento incentivato».
La risposta del coordinamento dei ricercatori precari dell'università di Pisa, è scontata: certo che siamo d'accordo. E, ieri, dopo la pubblicazione della notizia apparsa sul nostro giornale, si sono riuniti in assemblea. Una lunga introduzione per arrivare al nocciolo del problema: un invito, elegante, a docenti associati, ordinari e ricercatori più anziani a farsi da parte. Che dopo una vita passata a dare lustro all'università di Pisa e all'Italia, sarebbe bene un ricambio generazionale.
Ecco cosa scrive l'assemblea dei ricercatori-precari dell'ateneo pisano: «In questa fase, davvero difficile, nella quale addirittura il semplice mantenimento delle normali attività didattiche e di ricerca è messo in serio pericolo dai tagli e dall'invecchiamento del corpo docente - affermano i precari -, chiediamo ai ricercatori e ai docenti dell'università di Pisa di guardare all'interesse dell'istituzione universitaria e di assumersi le proprie responsabilità accettando la proposta di pensionamento incentivato».
Ma, tra le righe, si legge anche un certo risentimento per il prolungarsi dell'attesa di un posto stabile e si afferma che «per troppo tempo l'università di Pisa ha rifiutato di prendere decisioni sul suo futuro, rinviando colpevolmente l'appuntamento con la questione del reclutamento di nuovi docenti e ricercatori. L'università sta morendo, non solo metaforicamente, e purtroppo il tempo sta per scadere».
Insomma, siamo arrivati al limite. E la discussione sulla pensione incentivata viene visto come il sasso lanciato che muove acque rimaste stagnati per lungo tempo. «Checché ne pensi chi governa il nostro ateneo - si legge nella nota - se vogliamo uscire dalla crisi, la stagione dell'immobilismo deve finire».
La conclusione del coordinamento dei ricercatori precari ritiene che «la soluzione prospettata sia da accogliere perché rappresenta dopo tanti anni la prima risposta organica alla necessità di pianificare il futuro della nostra università; infatti, costituisce il primo atto di una politica di rilancio dell'ateneo basata sul rinnovamento del personale ricercatore e docente a tempo indeterminato, da realizzarsi finalmente con una seria e trasparente programmazione».
Infine, la proposta ha il merito di «non privare i nostri dipartimenti del prezioso contributo di coloro che sceglieranno il pensionamento incentivato».
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