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I NOSTRI CONSUMI
Pane, gettati 16 quintali al giorno
Angela Feo
Circa il 10 per cento del pane prodotto ogni giorno a Pisa avanza. Si tratta di 16 quintali che in larga parte vengono gettati via. Molti negozi dicono di riutilizzarlo per dare da mangiare agli animali. Qualche catena di grande distribuzione invece ha dato vita a progetti di cooperazione
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PISA. Circa il 10 per cento del pane prodotto ogni giorno a Pisa avanza.
Si tratta di 16 quintali che in larga parte vengono gettati via. Molti negozi dicono di riutilizzarlo per dare da mangiare agli animali. Qualche catena di grande distribuzione invece ha dato vita a progetti di cooperazione e il pane di produzione interna, insieme ai prodotti alimentari freschi prossimi alla scadenza, viene ritirato la mattina dopo da associazioni di volontariato. Ma non si può nascondere che le rimanenze ci siano e che spesso finiscano nella spazzatura.
«Nell'area pisana ci sono una cinquantina di panifici - spiega Maurizio Figuccia, presidente provinciale di Assipan (Associazione panificatori e affini) - che producono circa 120 quintali di pane al giorno, a cui bisogna aggiungere altri 30-40 quintali portati dai panifici industriali che servono prevalentemente la grande distribuzione. Se si stima che le rese ammontano al 10 per cento, quotidianamente restano circa 16 quintali di invenduto».
Lo spreco. Il problema dello spreco dunque non esiste solo nelle grandi città, ma anche nella nostra zona. Perché riutilizzare ciò che avanza in questo settore non conviene. «Nei panifici artigiani - spiega Rolando Pampaloni, direttore della Cna - qualcuno si è attrezzato per convertirlo in pan grattato da rivendere, ma ci sono regole rigide da rispettare e per la maggior parte finisce nei sacchi della spazzatura».
«Il problema è che mancano dei punti di raccolta dove il prodotto in eccedenza possa essere inviato e recuperato, per esempio trasformandolo in mangime - aggiunge Giulio Garzella, vice direttore della Confesercenti -. Le normative per produrre cibo per animali o pan grattato sono molto vincolanti e per il singolo panettiere riciclare il pane in avanzo è troppo esoso e dunque antieconomico».
Le famiglie. Per capire quanto pane buttano le famiglie occorrerebbe un'indagine a campione sul contenuto dei sacchetti di spazzatura. Uno studio di questo tipo a Pisa non è mai stato fatto. Tuttavia, sempre secondo Figuccia, si tratterebbe di un dato trascurabile. «Le famiglie oggi sono più oculate - dice - hanno ridotto gli sprechi e un nucleo di 4 persone non consuma più di mezzo chilo di pane al giorno. E piuttosto che buttare via il pane si preferisce congelarlo».
La grande distribuzione. Secondo i dati di Assipan a incidere sul dato delle rese sarebbe soprattutto la grande distribuzione dove, in alcuni casi, si possono toccare punte che vanno del 15-18%. Alcune catene però, come Esselunga, preferiscono non fornire i dati sul reso e si limita a far sapere che «l'obiettivo è quello di minimizzare la quantità di pane fresco invenduta a fine giornata attraverso uno scrupoloso controllo della produzione e monitoraggio dei consumi».
La Unicoop invece assicura che in un supermercato di media grandezza come quello di Cisanello le rese ai fornitori diretti ammontano a 30-35 chili al giorno, ovvero il 7-8% del totale, mentre il pane prodotto internamente che non finisce nelle buste dei clienti (si parla di 20-25 chili al giorno), viene ritirato dalla Caritas e ridistribuito entro 24 ore nelle mense per i poveri.
Le rese. I punti vendita hanno accordi con i panifici per restituire il pane invenduto, scalandone il costo dal totale dovuto. In altri termini i negozi, panetterie e grande distribuzione non pagano il pane che avanza e perciò non sono incentivati a ridurne l'eccedenza. Ma c'è di più. Pur di accontentare una clientela sempre più esigente, i negozi ordinano un gran numero di varietà di pane (alla soia, ai cereali, a lievitazione naturale, alle noci, alle olive, insomma, ce ne sono per tutti i gusti), pur di fidelizzarla. Per ogni tipologia di impasto si deve ordinare un quantitativo minino, e questo porta a un aumento dell'invenduto.
«È ormai una prassi da parte dei panifici regalare le rese - spiega Figuccia -. Un sistema che non solo porta a sprechi, ma che fa anche lievitare il costo del prodotto. Da anni ci battiamo affinché venga approvata una legge regionale o nazionale che imponga un tetto del 5% alle rese o addirittura eliminarlo del tutto. In altre regioni questo è già una realtà, come in Emilia Romagna. E poi c'è l'esempio del Veneto, dove le rese non si ritirano proprio».
Si tratta di 16 quintali che in larga parte vengono gettati via. Molti negozi dicono di riutilizzarlo per dare da mangiare agli animali. Qualche catena di grande distribuzione invece ha dato vita a progetti di cooperazione e il pane di produzione interna, insieme ai prodotti alimentari freschi prossimi alla scadenza, viene ritirato la mattina dopo da associazioni di volontariato. Ma non si può nascondere che le rimanenze ci siano e che spesso finiscano nella spazzatura.
«Nell'area pisana ci sono una cinquantina di panifici - spiega Maurizio Figuccia, presidente provinciale di Assipan (Associazione panificatori e affini) - che producono circa 120 quintali di pane al giorno, a cui bisogna aggiungere altri 30-40 quintali portati dai panifici industriali che servono prevalentemente la grande distribuzione. Se si stima che le rese ammontano al 10 per cento, quotidianamente restano circa 16 quintali di invenduto».
Lo spreco. Il problema dello spreco dunque non esiste solo nelle grandi città, ma anche nella nostra zona. Perché riutilizzare ciò che avanza in questo settore non conviene. «Nei panifici artigiani - spiega Rolando Pampaloni, direttore della Cna - qualcuno si è attrezzato per convertirlo in pan grattato da rivendere, ma ci sono regole rigide da rispettare e per la maggior parte finisce nei sacchi della spazzatura».
«Il problema è che mancano dei punti di raccolta dove il prodotto in eccedenza possa essere inviato e recuperato, per esempio trasformandolo in mangime - aggiunge Giulio Garzella, vice direttore della Confesercenti -. Le normative per produrre cibo per animali o pan grattato sono molto vincolanti e per il singolo panettiere riciclare il pane in avanzo è troppo esoso e dunque antieconomico».
Le famiglie. Per capire quanto pane buttano le famiglie occorrerebbe un'indagine a campione sul contenuto dei sacchetti di spazzatura. Uno studio di questo tipo a Pisa non è mai stato fatto. Tuttavia, sempre secondo Figuccia, si tratterebbe di un dato trascurabile. «Le famiglie oggi sono più oculate - dice - hanno ridotto gli sprechi e un nucleo di 4 persone non consuma più di mezzo chilo di pane al giorno. E piuttosto che buttare via il pane si preferisce congelarlo».
La grande distribuzione. Secondo i dati di Assipan a incidere sul dato delle rese sarebbe soprattutto la grande distribuzione dove, in alcuni casi, si possono toccare punte che vanno del 15-18%. Alcune catene però, come Esselunga, preferiscono non fornire i dati sul reso e si limita a far sapere che «l'obiettivo è quello di minimizzare la quantità di pane fresco invenduta a fine giornata attraverso uno scrupoloso controllo della produzione e monitoraggio dei consumi».
La Unicoop invece assicura che in un supermercato di media grandezza come quello di Cisanello le rese ai fornitori diretti ammontano a 30-35 chili al giorno, ovvero il 7-8% del totale, mentre il pane prodotto internamente che non finisce nelle buste dei clienti (si parla di 20-25 chili al giorno), viene ritirato dalla Caritas e ridistribuito entro 24 ore nelle mense per i poveri.
Le rese. I punti vendita hanno accordi con i panifici per restituire il pane invenduto, scalandone il costo dal totale dovuto. In altri termini i negozi, panetterie e grande distribuzione non pagano il pane che avanza e perciò non sono incentivati a ridurne l'eccedenza. Ma c'è di più. Pur di accontentare una clientela sempre più esigente, i negozi ordinano un gran numero di varietà di pane (alla soia, ai cereali, a lievitazione naturale, alle noci, alle olive, insomma, ce ne sono per tutti i gusti), pur di fidelizzarla. Per ogni tipologia di impasto si deve ordinare un quantitativo minino, e questo porta a un aumento dell'invenduto.
«È ormai una prassi da parte dei panifici regalare le rese - spiega Figuccia -. Un sistema che non solo porta a sprechi, ma che fa anche lievitare il costo del prodotto. Da anni ci battiamo affinché venga approvata una legge regionale o nazionale che imponga un tetto del 5% alle rese o addirittura eliminarlo del tutto. In altre regioni questo è già una realtà, come in Emilia Romagna. E poi c'è l'esempio del Veneto, dove le rese non si ritirano proprio».
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