Il dolore
CLANDESTINI
Viaggio in Piazza Carrara, terra di clandestini
Gianluca Campanella /
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Un immigrato cerca di vendere merce all’auto appena arrivata e a destra l’aiuto a una donna per il passeggino da riporre nell’autoPer loro è un vero e proprio lavoro, scandito dalle fasce orarie in cui i parcheggi sono a pagamento e da rigorose pause pranzo: alle 13 e alle 20, si stacca tutto per mangiare il kebab. Sono i cittadini della "Libera repubblica del Senegal", enclave africana "circondata" da piazza Carrara
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PISA. Per loro è un vero e proprio lavoro, scandito dalle fasce orarie in cui i parcheggi sono a pagamento e da rigorose pause pranzo: alle 13 e alle 20, si stacca tutto per mangiare il kebab. Sono i cittadini della "Libera repubblica del Senegal", enclave africana "circondata" da piazza Carrara. Non esiste un censimento ufficiale: mercoledì mattina erano in diciotto. Ma agli eventuali nuovi arrivati non si dice no; purché restino fedeli alla terra: una volta scelta piazza Carrara, non la si tradisce più.
I pisani hanno imparato a conviverci; ma pagano malvolentieri il cosiddetto doppio pedaggio: una prima volta per lasciare la macchina nelle strisce blu e una seconda ai venditori di colore. Qualcuno è arrivato in Italia da tre, quattro anni; altri sono più "giovani". Tutti hanno in comune due cose: il miraggio dei pochissimi senegalesi che «ce l'hanno fatta e quando sono tornati in Patria hanno comprato il villone»; il fatto di essere clandestini.
Clandestini: da agosto 2009 è in vigore il "pacchetto sicurezza" e loro commettono reato quando si svegliano. Ma chi ti affitta una casa, sa che rischia l'arresto? Cappellino da baseball marrone (hanno paura a dire il nome) sorride in modo ambiguo e risponde: «Non lo sa». Lascia intendere che quando affitti una stanza a una quindicina di persone, facendoti pagare in nero 150 euro da ciascuna, ti sfuggono molte cose. E così, ogni mattina lungo la via Tosco Romagnola, i ragazzi (tutti maschi) prendono il treno a Pontedera, Cascina o San Frediano e vengono al lavoro.
Un salto veloce dai cinesi per rifornirsi di materiale: fazzoletti di carta, calze, accendini e perfino i braccialetti portafortuna "brasiliani" e le sculture di legno "etnico": «Compriamo tutto dai cinesi». Guadagnano da 400 a 650 euro al mese: ad alcuni bastano appena per la casa, il cibo e le bollette; ma va bene così, perché sono single. Pochissimi, i più esperti ed anziani, riescono a spedire una parte in Senegal, per sostenere moglie e figli.
Non hanno un capo, ma preferiscono che a nome loro parli chi conosce meglio l'italiano. Però hanno delle regole: si può essere invadenti, ma senza esagerare. Spesso i nuovi arrivati hanno un periodo di affiancamento: serve a capire quali sono i clienti abituali e con quali si è addirittura stretta amicizia; con quelli non si insiste. Berretto con le treccine, lancia la sfida: «I pisani ci conoscono e ci vogliono bene. Trovane uno che non ci sopporta». In effetti, tutte le persone che indica, sono ormai in confidenza e molto ben disposte.
Bella forza, te li scegli! Allora ci rivolgiamo a un ausiliario del traffico, per definizione neutrale. Carlo Sollazzo, in primo luogo difende gli interessi della bottega: «Se un automobilista va via prima che gli scada il parcheggio, regala il biglietto ai senegalesi; e questi lo rivendono». Poi si preoccupa per «il decoro della città: i pisani sono abituati; ma per i turisti l'impatto è negativo se devono fronteggiare l'insistenza di chi ti vuole vendere qualcosa». Alla fine, la butta sull'ironia. «Qualcuno che vuole pagare una volta sola, mi brontola: "O voi o loro". Rispondo: "Mi devo togliere io?" È un modo per far calmare la gente, perché i senegalesi sono bravi».
Berretto con le treccine, trionfante: «Hai visto? Spesso viene anche il sindaco a piedi, controlla che sia tutto in ordine e va via». Però ammette: «Uno al giorno, di cattivi, lo incontriamo. Se lui urla, urliamo anche noi».
Papalina blu, non ha lo stesso buon umore: «Una volta i nostri fratelli arrivavano in Italia, facevano i muratori, guadagnavano e tornavano in Senegal. Coi soldi e col mestiere. Ora c'è la crisi, non abbiamo il permesso di soggiorno e se rientriamo a casa, dobbiamo restituire i soldi a tutti i nostri familiari che hanno fatto la colletta per pagarci il viaggio». Il passaggio, nascosti in una nave, oscilla tra 5 e 7 mila euro. E se qualcuno ti facesse tornare in Africa con quella cifra in tasca? «Difficile scegliere, ma penso che rimarrei qui. Ho ancora la speranza di trovare un lavoro. Vero».
I pisani hanno imparato a conviverci; ma pagano malvolentieri il cosiddetto doppio pedaggio: una prima volta per lasciare la macchina nelle strisce blu e una seconda ai venditori di colore. Qualcuno è arrivato in Italia da tre, quattro anni; altri sono più "giovani". Tutti hanno in comune due cose: il miraggio dei pochissimi senegalesi che «ce l'hanno fatta e quando sono tornati in Patria hanno comprato il villone»; il fatto di essere clandestini.
Clandestini: da agosto 2009 è in vigore il "pacchetto sicurezza" e loro commettono reato quando si svegliano. Ma chi ti affitta una casa, sa che rischia l'arresto? Cappellino da baseball marrone (hanno paura a dire il nome) sorride in modo ambiguo e risponde: «Non lo sa». Lascia intendere che quando affitti una stanza a una quindicina di persone, facendoti pagare in nero 150 euro da ciascuna, ti sfuggono molte cose. E così, ogni mattina lungo la via Tosco Romagnola, i ragazzi (tutti maschi) prendono il treno a Pontedera, Cascina o San Frediano e vengono al lavoro.
Un salto veloce dai cinesi per rifornirsi di materiale: fazzoletti di carta, calze, accendini e perfino i braccialetti portafortuna "brasiliani" e le sculture di legno "etnico": «Compriamo tutto dai cinesi». Guadagnano da 400 a 650 euro al mese: ad alcuni bastano appena per la casa, il cibo e le bollette; ma va bene così, perché sono single. Pochissimi, i più esperti ed anziani, riescono a spedire una parte in Senegal, per sostenere moglie e figli.
Non hanno un capo, ma preferiscono che a nome loro parli chi conosce meglio l'italiano. Però hanno delle regole: si può essere invadenti, ma senza esagerare. Spesso i nuovi arrivati hanno un periodo di affiancamento: serve a capire quali sono i clienti abituali e con quali si è addirittura stretta amicizia; con quelli non si insiste. Berretto con le treccine, lancia la sfida: «I pisani ci conoscono e ci vogliono bene. Trovane uno che non ci sopporta». In effetti, tutte le persone che indica, sono ormai in confidenza e molto ben disposte.
Bella forza, te li scegli! Allora ci rivolgiamo a un ausiliario del traffico, per definizione neutrale. Carlo Sollazzo, in primo luogo difende gli interessi della bottega: «Se un automobilista va via prima che gli scada il parcheggio, regala il biglietto ai senegalesi; e questi lo rivendono». Poi si preoccupa per «il decoro della città: i pisani sono abituati; ma per i turisti l'impatto è negativo se devono fronteggiare l'insistenza di chi ti vuole vendere qualcosa». Alla fine, la butta sull'ironia. «Qualcuno che vuole pagare una volta sola, mi brontola: "O voi o loro". Rispondo: "Mi devo togliere io?" È un modo per far calmare la gente, perché i senegalesi sono bravi».
Berretto con le treccine, trionfante: «Hai visto? Spesso viene anche il sindaco a piedi, controlla che sia tutto in ordine e va via». Però ammette: «Uno al giorno, di cattivi, lo incontriamo. Se lui urla, urliamo anche noi».
Papalina blu, non ha lo stesso buon umore: «Una volta i nostri fratelli arrivavano in Italia, facevano i muratori, guadagnavano e tornavano in Senegal. Coi soldi e col mestiere. Ora c'è la crisi, non abbiamo il permesso di soggiorno e se rientriamo a casa, dobbiamo restituire i soldi a tutti i nostri familiari che hanno fatto la colletta per pagarci il viaggio». Il passaggio, nascosti in una nave, oscilla tra 5 e 7 mila euro. E se qualcuno ti facesse tornare in Africa con quella cifra in tasca? «Difficile scegliere, ma penso che rimarrei qui. Ho ancora la speranza di trovare un lavoro. Vero».
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