Sicurezza
TRIBUTI & POLEMICHE
La Sepi colpisce anche le erboristerie
Daniele Benvenuti
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Annunci pubblicitari sulla vetrina di un’agenzia di viaggiOrmai le attività commerciali pisane guardano con timore all'arrivo del postino. In agguato potrebbe esserci una multa della Sepi per il mancato pagamento dell'imposta sulla pubblicità. I verificatori, soprattutto nel mese di dicembre, non hanno guardato in faccia a nessuno: dopo edicole, agenzie di viaggi, multe anche a bar ed addirittura a erboristerie
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PISA. Ormai le attività commerciali pisane guardano con timore all'arrivo del postino. In agguato potrebbe esserci una multa della Sepi per il mancato pagamento dell'imposta sulla pubblicità. I verificatori, soprattutto nel mese di dicembre, non hanno guardato in faccia a nessuno: dopo edicole, agenzie di viaggi, multe anche a bar ed addirittura a erboristerie.
A queste vanno aggiunte quelle agli stabilimenti balneari, passati al setaccio in estate. Insomma decine e decine le attività coinvolte. Come decine di attività quelle che si sono rivolte alle associazioni di categoria per l'assistenza legale. In merito si è già espressa, ad esempio, la Confesercenti con una dura presa di posizione verso il sindaco e l'assessore Viale. In queste parole la sintesi delle critiche. «Siamo di fronte - spiega il direttore Marco Sbrana - ad una repentina variazione delle interpretazioni normative, aggravata dall'infondatezza giuridica. Tutto questo senza nessun accordo con le associazioni e quindi quanto di più lontano dallo spirito di collaborazione necessario al perseguimento dell'interesse generale dello stabile sviluppo economico».
Entrando nello specifico, le contestazioni di Confesercenti riguardano sia l'interpretazione della normativa che le modalità di notifica degli accertamenti. Il regolamento comunale esenta dal pagamento della tassa sulla pubblicità le insegne fino 5 metri quadrati complessivi; fino a mezzo metro quadrato, invece, i cartelli vari (dalla vetrofania al menù, dall'elenco dei prodotti alle scritte promozionali). Il superamento di tali dimensioni fa scattare la multa con un arrotondamento al metro quadro per ciascun cartello "incriminato": 44,55 euro la sanzione per metro. Ma proprio su la differenza tra insegna e cartelli che la Confesercenti, ad esempio, punta il dito. Emblematico il caso di un bar del centro storico che ha ricevuto una sanzione di 517 euro per cinque cartelli ed una scritta sulla tenda. Cartelli con la scritta "gelato artigianale", il menù e la ditta del caffè. «Cartelli che vanno considerati come insegna del locale - spiegano da Confesercenti - visto che indicano al pubblico la tipologia dell'attività ed anche i marchi dei prodotti commercializzati. Un errore conteggiarli come cartelli separati e sanzionarli tutti con l'arrotondamento ad un metro. Inoltre - conclude l'associazione di via Catalani - nelle multe che arrivano non c'è alcun riferimento alle misure esatte dei cartelli, ma solo l'arrotondamento, e nessun accenno al tipo di cartello. In questo caso come può l'esercente fare ricorso?».
A queste vanno aggiunte quelle agli stabilimenti balneari, passati al setaccio in estate. Insomma decine e decine le attività coinvolte. Come decine di attività quelle che si sono rivolte alle associazioni di categoria per l'assistenza legale. In merito si è già espressa, ad esempio, la Confesercenti con una dura presa di posizione verso il sindaco e l'assessore Viale. In queste parole la sintesi delle critiche. «Siamo di fronte - spiega il direttore Marco Sbrana - ad una repentina variazione delle interpretazioni normative, aggravata dall'infondatezza giuridica. Tutto questo senza nessun accordo con le associazioni e quindi quanto di più lontano dallo spirito di collaborazione necessario al perseguimento dell'interesse generale dello stabile sviluppo economico».
Entrando nello specifico, le contestazioni di Confesercenti riguardano sia l'interpretazione della normativa che le modalità di notifica degli accertamenti. Il regolamento comunale esenta dal pagamento della tassa sulla pubblicità le insegne fino 5 metri quadrati complessivi; fino a mezzo metro quadrato, invece, i cartelli vari (dalla vetrofania al menù, dall'elenco dei prodotti alle scritte promozionali). Il superamento di tali dimensioni fa scattare la multa con un arrotondamento al metro quadro per ciascun cartello "incriminato": 44,55 euro la sanzione per metro. Ma proprio su la differenza tra insegna e cartelli che la Confesercenti, ad esempio, punta il dito. Emblematico il caso di un bar del centro storico che ha ricevuto una sanzione di 517 euro per cinque cartelli ed una scritta sulla tenda. Cartelli con la scritta "gelato artigianale", il menù e la ditta del caffè. «Cartelli che vanno considerati come insegna del locale - spiegano da Confesercenti - visto che indicano al pubblico la tipologia dell'attività ed anche i marchi dei prodotti commercializzati. Un errore conteggiarli come cartelli separati e sanzionarli tutti con l'arrotondamento ad un metro. Inoltre - conclude l'associazione di via Catalani - nelle multe che arrivano non c'è alcun riferimento alle misure esatte dei cartelli, ma solo l'arrotondamento, e nessun accenno al tipo di cartello. In questo caso come può l'esercente fare ricorso?».
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