Il Tirreno

Pisa

GIORNO DELLA MEMORIA

Le leggi razziali e il silenzioassordante degli avvocati

Francesca Ferretti
L’avvocato David Cerri
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L’avvocato David Cerri

Il "Giorno della memoria" (27 gennaio) si avvicina e numerose sono le iniziative promosse a Pisa per commemorare le vittime della Shoah e raccontare storie che non devono essere dimenticate. Tra le testimonianze emerge un racconto poco conosciuto, venuto fuori dai cassetti della memoria grazie all'impegno dell'ordine forense locale e della Scuola superiore dell'avvocatura

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PISA. Il "Giorno della memoria" (27 gennaio) si avvicina e numerose sono le iniziative promosse a Pisa per commemorare le vittime della Shoah e raccontare storie che non devono essere dimenticate. Tra le testimonianze emerge un racconto poco conosciuto, venuto fuori dai cassetti della memoria grazie all'impegno dell'ordine forense locale e della Scuola superiore dell'avvocatura. Curato da David Cerri, membro pisano della Scuola superiore dell'avvocatura, con i contributi di giuristi, docenti universitari ed esponenti della comunità ebraica, esce in libreria "Le leggi razziali e gli avvocati italiani. Uno sguardo in provincia" (Edizioni Plus).
Le vicende raccontate nel volume costituiscono una riflessione autocritica degli avvocati che, durante il ventennio fascista, si piegarono al meccanismo legislativo voluto dal regime con una sorta di "silenzio assordante".

Come scrive Cerri, «la giustificazione legale della discriminazione razziale era importante per il regime fascista quanto per quello nazista. E il sistema legale non poteva funzionare, almeno in strutture industrialmente avanzate, senza gli avvocati».
Il volume curato da Cerri, che sarà presentato il 27 gennaio nella prestigiosa sede romana del Consiglio nazionale forense, porta alla luce storie e vite che segnarono quegli anni.
Dopo una prima parte dedicata alla ricostruzione dei principali profili normativi della persecuzione antisemita, il racconto si focalizza su Pisa: qui nella Tenuta di San Rossore nel settembre del 1938 il re Vittorio Emanuele III firmò le leggi razziali, dando inizio a una tragedia che coinvolse tutta la comunità ebraica pisana.
Tra le microstorie emerse dagli archivi, particolare è quella che coinvolge due avvocati locali, Guido De Cori e Mario Chicca, il primo esponente della comunità ebraica, il secondo convinto e sollecito sostenitore del regime fascista, accusato nel dopoguerra di essersi reso responsabile dell'arresto e della deportazione di cittadini ebrei.

A Chicca fu rivolta l'accusa di aver fatto arrestare, quale questore repubblichino di Pistoia, due concittadine cugine del De Cori, sfollate sulle montagne insieme alla madre: il destino delle due sorelle si concluse ad Auschwitz, dove giunsero con lo stesso treno di Primo Levi, dopo una permanenza nel campo di concentramento italiano di Fossoli. Una vicenda amara che dopo la guerra continuò ad echeggiare negli ambienti forensi pisani.

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