Attenzione
influenza
Gravissimo a 4 anni dopo l'influenza
Candida Virgone
Da cinque giorni il bambino, al Santa Chiara, per le terribili complicazioni sorte dopo una banale influenza. Complicazioni che avevano causato danni gravissimi al fegato al punto da allertare i medici dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana per un trapianto.
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PISA. Un bambino di 4 anni è in bilico fra la vita e la morte, da cinque giorni, al Santa Chiara, per le terribili complicazioni sorte dopo una banale influenza. Complicazioni che avevano causato danni gravissimi al fegato al punto da allertare i medici dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana per un trapianto.
Nelle ultime ore lievi miglioramenti del quadro clinico complessivo lasciano tante speranze, per quanto il piccolo - ricoverato nel reparto di terapia intensiva della clinica neurochirugica, destinato dall'Aoup all'accoglienza dei pazienti pediatrici e diretto dal professor Italo Di Sacco - resti ancora in pericolo di vita. I familiari ovviamente, sono rimasti sconvolti dal dramma inatteso e imprevedibile che li ha colpiti.
Una banalissima sindrome parainfluenzale avrebbe portato ad una sintomatologia riferibile quasi ad uno stato di avvelenamento. A causare il tutto - secondo i rianimatori al suo capezzale - un batterio o un virus, intervenuti in una situazione già grave, o ancora, forse, un abuso di paracetamolo, cioè antipiretici per combattere la febbre, a cui il piccolo, per una sua idiosincrasia, avrebbe avuto una risposta esasperata.
Il bimbo si ammala una settimana fa e resta a casa con la nonna, a Calci, dato che i genitori lavorano. Ha febbre molto alta, a 41 gradi, per cui viene curato dai familiari, a casa, con farmaci vari e anche con il paracetamolo. Poi la situazione precipita e quando arriva all'ospedale Santa Chiara è in condizioni gravissime.
Arriva al pronto soccorso martedì con una sintomatologia gastroenterica terribile: ha il vomito e l'intestino pieno di sangue. È affetto da quella che viene chiamata «cid», coagulazione intravascolare disseminata. Sembra presentare una setticemia da intossicazione.
Viene sedato in coma farmacologico, cioè indotto dai farmaci per evitare peggioramenti della situazione, e sottoposto ad una lunga serie di esami specialistici, fra i quali gastroscopia e colonscopia.
Sembra quasi un avvelenamento, un quadro che alcuni medici dicono di non avere mai incontrato. Potrebbe anche trattarsi, appunto, di una reazione, rarissima, al paracetamolo, fatto sta che in rapida successione il piccolo sviluppa anche una gravissima insufficienza epatica, una modesta insufficienza renale, perfino problemi al pancreas.
Le pessime condizioni del fegato indirizzano subito i medici verso la necessità di un trapianto, per cui vengono allertati i chirughi pisani ma anche altri ospedali, fra cui Bergamo, alla ricerca dell'organo e della possibilità dell'intervento.
Fatto sta che, dopo le terapie a cui è stato sottoposto, il piccolo, fortunatamente, da sabato, ha iniziato a rispondere positivamente e per il momento è stata scongiurata l'ipotesi di un trapianto di fegato.
A poco a poco si sta abbandonando la sedazione per l'uscita dal coma indotto, mentre il bimbo, pur in una situazione di particolare gravità, sta dimostrando una grande capacità di recupero. I medici si esprimono con un cauto ottimismo, vista la situazione, ma confidano che la situazione possa migliorare.
Il caso, per la sua fatale repentinità, ha sconvolto come si diceva i genitori e la piccola comunità di Calci: commozione, solidarietà, preoccupazione sono i sentimenti espressi dalla gente. In paese inizialmente si era diffusa la notizia che a causare il tutto potesse essere stato un uso troppo disinvolto dei farmaci, un particolare non confermato dai medici che stanno indagando sulle cause di un quadro clinico così drammatico e improvviso e che potranno dare una risposta solo fra qualche giorno.
Nelle ultime ore lievi miglioramenti del quadro clinico complessivo lasciano tante speranze, per quanto il piccolo - ricoverato nel reparto di terapia intensiva della clinica neurochirugica, destinato dall'Aoup all'accoglienza dei pazienti pediatrici e diretto dal professor Italo Di Sacco - resti ancora in pericolo di vita. I familiari ovviamente, sono rimasti sconvolti dal dramma inatteso e imprevedibile che li ha colpiti.
Una banalissima sindrome parainfluenzale avrebbe portato ad una sintomatologia riferibile quasi ad uno stato di avvelenamento. A causare il tutto - secondo i rianimatori al suo capezzale - un batterio o un virus, intervenuti in una situazione già grave, o ancora, forse, un abuso di paracetamolo, cioè antipiretici per combattere la febbre, a cui il piccolo, per una sua idiosincrasia, avrebbe avuto una risposta esasperata.
Il bimbo si ammala una settimana fa e resta a casa con la nonna, a Calci, dato che i genitori lavorano. Ha febbre molto alta, a 41 gradi, per cui viene curato dai familiari, a casa, con farmaci vari e anche con il paracetamolo. Poi la situazione precipita e quando arriva all'ospedale Santa Chiara è in condizioni gravissime.
Arriva al pronto soccorso martedì con una sintomatologia gastroenterica terribile: ha il vomito e l'intestino pieno di sangue. È affetto da quella che viene chiamata «cid», coagulazione intravascolare disseminata. Sembra presentare una setticemia da intossicazione.
Viene sedato in coma farmacologico, cioè indotto dai farmaci per evitare peggioramenti della situazione, e sottoposto ad una lunga serie di esami specialistici, fra i quali gastroscopia e colonscopia.
Sembra quasi un avvelenamento, un quadro che alcuni medici dicono di non avere mai incontrato. Potrebbe anche trattarsi, appunto, di una reazione, rarissima, al paracetamolo, fatto sta che in rapida successione il piccolo sviluppa anche una gravissima insufficienza epatica, una modesta insufficienza renale, perfino problemi al pancreas.
Le pessime condizioni del fegato indirizzano subito i medici verso la necessità di un trapianto, per cui vengono allertati i chirughi pisani ma anche altri ospedali, fra cui Bergamo, alla ricerca dell'organo e della possibilità dell'intervento.
Fatto sta che, dopo le terapie a cui è stato sottoposto, il piccolo, fortunatamente, da sabato, ha iniziato a rispondere positivamente e per il momento è stata scongiurata l'ipotesi di un trapianto di fegato.
A poco a poco si sta abbandonando la sedazione per l'uscita dal coma indotto, mentre il bimbo, pur in una situazione di particolare gravità, sta dimostrando una grande capacità di recupero. I medici si esprimono con un cauto ottimismo, vista la situazione, ma confidano che la situazione possa migliorare.
Il caso, per la sua fatale repentinità, ha sconvolto come si diceva i genitori e la piccola comunità di Calci: commozione, solidarietà, preoccupazione sono i sentimenti espressi dalla gente. In paese inizialmente si era diffusa la notizia che a causare il tutto potesse essere stato un uso troppo disinvolto dei farmaci, un particolare non confermato dai medici che stanno indagando sulle cause di un quadro clinico così drammatico e improvviso e che potranno dare una risposta solo fra qualche giorno.
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