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scuola
I presidi: guai se lo sport danneggia l'attività scolastica
Angela Feo
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Una manifestazione contro la riforma della scuola (foto di repertorio)A volte c'è la partita di campionato in trasferta. Oppure le gare alle 14. Ed ecco che la scuola salta. Succede a molti ragazzi delle superiori che sono impegnati nelle attività sportive agonistiche. Ma, col giro di vite imposto dal ministro Gelmini sulle assenze scolastiche in molti dal prossimo anno saranno costretti a scegliere tra libri e sport
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PISA. A volte c'è la partita di campionato in trasferta. Oppure le gare alle 14. Ed ecco che la scuola salta.
Succede a molti ragazzi delle superiori che sono impegnati nelle attività sportive agonistiche.
Ma, col giro di vite imposto dal ministro Gelmini sulle assenze scolastiche, secondo alcuni sportivi, come Salvatore Sanzo, in molti dal prossimo anno saranno costretti a scegliere tra libri e sport.
La norma, collegata alla riforma del secondo ciclo, impone infatti agli studenti di frequentare almeno i tre quarti delle lezioni, pena la bocciatura. Diversi dirigenti delle scuole pisane, però, credono nella bontà del provvedimento e lo accolgono con favore.
«Le attività agonistiche non possono andare a scapito della scuola - spiega la dirigente del liceo Buonarroti, Nadia Lombardo -. Le società sportive dovrebbero porsi questo problema e magari contemplare un calendario di attività, gare o allenamenti che siano, rispettando gli impegni delle lezioni.
Succede invece che gli orari siano spesso incompatibili. Non è possibile pretendere che il sabato i ragazzi non frequentino la scuola. Ci deve essere il rispetto di un numero minino di presenze affinché l'anno scolastico abbia un senso».
«Il fenomeno riguarda soprattutto il calcio e il ciclismo, e dunque soprattutto i maschi - racconta Piero Ceraolo, dirigente scolastico dell'istituto commerciale Pacinotti e del liceo scientifico Dini -. All'inizio dell'anno le famiglie presentano alla scuola il calendario delle gare e una richiesta, sottoscritta dalle società sportive, per avere i permessi. In genere, però, non sono più di dieci giorni all'anno e dunque ben al di sotto della soglia delle assenze indicata dal ministro».
«I giorni di scuola sono circa 210 - continua Ceraolo - La soglia ministeriale corrisponde a 50 assenze e non è certo pensabile che un ragazzo salti tutti quei giorni per attività agonistica. Noi promuoviamo i giochi sportivi studenteschi, nessuno è contro lo sport. Ho avuto ragazzi determinati, disposti al sacrificio, che sono riusciti a conciliare bene l'attività agonistica e quella scolastica, ma non possiamo pensare che la scuola sia una bottega, dove si entra e si esce come si vuole».
Ed ecco che se negli Stati Uniti il sistema scolastico mette in palio persino borse di studio a chi eccelle nello sport, in Italia non si fanno sconti.
Nel coro di chi trova più che giusto il provvedimento ministeriale c'è anche il dirigente dell'istituto Santoni.
«Sono diversi i ragazzi, supportati dalle stesse famiglie, che chiedono di uscire prima anche per gli impegni sportivi - osserva il dirigente Pietro Stacchio - Così all'inizio di ottobre ho mandato una lettera ai genitori per ricordare che anche le riduzioni d'orario per impegni sportivi hanno delle conseguenze sulla preparazione degli alunni. In molti non hanno reagito bene, ma la scuola non si può prendere sottogamba».
Succede a molti ragazzi delle superiori che sono impegnati nelle attività sportive agonistiche.
Ma, col giro di vite imposto dal ministro Gelmini sulle assenze scolastiche, secondo alcuni sportivi, come Salvatore Sanzo, in molti dal prossimo anno saranno costretti a scegliere tra libri e sport.
La norma, collegata alla riforma del secondo ciclo, impone infatti agli studenti di frequentare almeno i tre quarti delle lezioni, pena la bocciatura. Diversi dirigenti delle scuole pisane, però, credono nella bontà del provvedimento e lo accolgono con favore.
«Le attività agonistiche non possono andare a scapito della scuola - spiega la dirigente del liceo Buonarroti, Nadia Lombardo -. Le società sportive dovrebbero porsi questo problema e magari contemplare un calendario di attività, gare o allenamenti che siano, rispettando gli impegni delle lezioni.
Succede invece che gli orari siano spesso incompatibili. Non è possibile pretendere che il sabato i ragazzi non frequentino la scuola. Ci deve essere il rispetto di un numero minino di presenze affinché l'anno scolastico abbia un senso».
«Il fenomeno riguarda soprattutto il calcio e il ciclismo, e dunque soprattutto i maschi - racconta Piero Ceraolo, dirigente scolastico dell'istituto commerciale Pacinotti e del liceo scientifico Dini -. All'inizio dell'anno le famiglie presentano alla scuola il calendario delle gare e una richiesta, sottoscritta dalle società sportive, per avere i permessi. In genere, però, non sono più di dieci giorni all'anno e dunque ben al di sotto della soglia delle assenze indicata dal ministro».
«I giorni di scuola sono circa 210 - continua Ceraolo - La soglia ministeriale corrisponde a 50 assenze e non è certo pensabile che un ragazzo salti tutti quei giorni per attività agonistica. Noi promuoviamo i giochi sportivi studenteschi, nessuno è contro lo sport. Ho avuto ragazzi determinati, disposti al sacrificio, che sono riusciti a conciliare bene l'attività agonistica e quella scolastica, ma non possiamo pensare che la scuola sia una bottega, dove si entra e si esce come si vuole».
Ed ecco che se negli Stati Uniti il sistema scolastico mette in palio persino borse di studio a chi eccelle nello sport, in Italia non si fanno sconti.
Nel coro di chi trova più che giusto il provvedimento ministeriale c'è anche il dirigente dell'istituto Santoni.
«Sono diversi i ragazzi, supportati dalle stesse famiglie, che chiedono di uscire prima anche per gli impegni sportivi - osserva il dirigente Pietro Stacchio - Così all'inizio di ottobre ho mandato una lettera ai genitori per ricordare che anche le riduzioni d'orario per impegni sportivi hanno delle conseguenze sulla preparazione degli alunni. In molti non hanno reagito bene, ma la scuola non si può prendere sottogamba».
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