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Targhe e ringhiere anticadutain arrivo sulle spallette

Candida Virgone
Targhe e ringhiere anticadutain arrivo sulle spallette

Multe salate per chi cammina, si sdraia o scavalca i parapetti dell'Arno: cartelli avviseranno del rischio. Sono le soluzioni preparate in questi mesi da Comune e Prefettura, il cui iter si era avviato già da mesi, dopo le morti assurde di due ragazzi di 27 anni precipitati dalle spallette sui cui si erano appisolati

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PISA. Il problema doveva esistere anche un secolo fa, se risale ai primi del Novecento un regolamento di polizia urbana con cui si vieta di camminare o sdraiarsi sulle spallette dell'Arno. E per evitare il ripetersi di nuove tragedie sembrano giunte in porto le soluzioni preparate in questi mesi da Comune e Prefettura, il cui iter si era avviato già da mesi, dopo le morti assurde di due ragazzi di 27 anni precipitati dalle spallette sui cui si erano appisolati.

È in arrivo infatti in tempi stretti un'ordinanza del sindaco che diventerà operativa all'indomani della posa in opera dei cartelli previsti per avvisare del pericolo di caduta chi imprudentemente si avventurasse sulle spallette.

L'ordinanza, inviata alla prefettura che ha già dato il suo ok, è rientrata a Palazzo Gambacorti ed è in fase di ultimazione presso il comando di polizia municipale: prevede multe salate (di centinaia di euro) sia per chi scavalca le spallette che per gli esercenti che non appongono i cartelli di pericolo.

Ecco cosa prevede. Conferma in primo luogo il divieto di camminare o sdraiarsi sulle spallette, già in vigore nel vecchio regolamento di polizia urbana, che ha più di un secolo, e consente la seduta solo nella parte più interna rispetto alla strada, quella in porfido, ma impedisce di sporgersi verso la parte esterna, quella in cemento, che costeggia il fiume.
Impedisce inoltre di scavalcare la spalletta e di camminare sugli stretti camminamenti interni superiori, che, nel punto incriminato (vicino a ponte di Mezzo) ed in altri punti specifici, corrono a ridosso dell'Arno.

Dispone quindi l'apposizione di cartelli e locandine. Targhette specifiche, in ottone, con raffigurazioni che indicano il pericolo, verranno apposte, come era già stato deciso in fase di comitato di sicurezza, sui lampioni prospicienti il tratto indicato, quello di ponte di Mezzo fra l'intersezione con via Curtatone e Montanara a quella con piazza della Berlina o Cairoli; cartelli segnaletici invece verranno apposti ai lati del Ponte di Mezzo.
I locali pubblici prospicienti quel tratto di lungarno o che si trovano in piazza Garibaldi saranno obbligati ad affiggere in maniera «permanente» locandine in cui vengono spiegati divieti e pericoli dell'avventurasi sulle spallette.

Questo per l'immediato: intanto allo studio dell'apposita commissione, che ha al vaglio la valutazione della fattibilità delle targhette in modo tale che abbiano il minore impatto ambientale possibile in una zona di pregio del centro storico, c'è anche, sempre in tempi stretti ma successivi, la costruzione e l'apposizione di una ringhiera, circoscritta al solito tratto di lungarno, fra via Curtatone e piazza Cairoli, alta 50 centimetri, in ferro, nella stessa colorazione dei lampioni, cui magari chi siede sulle spallette può anche appoggiarsi, ma che non può essere assolutamente scavalcata.

La soluzione della questione è stata fermamente voluta, prima di andarsene, dal prefetto uscente, Benedetto Basile, che lascerà la città appunto lunedì prossimo. E in Comune si lavora a ritmo serrato proprio intorno all'ordinanza e alla realizzazione della cartellonistica. È in arrivo il parere della soprintendenza sulla modalità di fattura di targhe e locandine; per la ringhiera potrebbero essere necessari tempi più lunghi.

«Mi hanno chiesto di presiedere l'apposita commissione - ha sostenuto il sovrintendente, l'architetto Guglielmo Maria Malchiodi - ma io ritengo che un tale compito, trattandosi di questioni di pubblica sicurezza, spetti alla prefettura o al Comune. Compito nostro è controllare che le opere che vengono eseguite siano adeguate: io ho anche suggerito di contattare direttamente il ministero per verificare con maggiore completezza eventuali fattibilità».

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