Sicurezza
IN GINOCCHIO PER L’ALLUVIONE
Argine ceduto, mistero irrisoltoBertolaso: "Il tratto è rettilineo"
Giovanni Parlato
È stato Guido Bertolaso, responsabile della protezione civile, appena sceso dall'elicottero dopo il giro di ricognizione, a sollevare il perché «la rottura del Serchio è avvenuta proprio in quel tratto, un tratto rettilineo: questo è un elemento che lascia perplessi. Il fiume ha ceduto in un luogo in cui non avrebbe dovuto rompere l'argine»
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PISA. È stato Guido Bertolaso, responsabile della protezione civile, appena sceso dall'elicottero dopo il giro di ricognizione, a sollevare il perché «la rottura del Serchio è avvenuta proprio in quel tratto, un tratto rettilineo: questo è un elemento che lascia perplessi. Il fiume ha ceduto in un luogo in cui non avrebbe dovuto rompere l'argine».
Il mistero del perché il Serchio abbia rotto proprio in quel punto è un giallo che, ora, non trova una risposta certa. Ci sono tante ipotesi. Qualche cittadino accusa che sarebbero stati eseguiti dei fori tra il fiume e l'argine per irrigare i terreni. C'è Virgilio Luvisotti, consigliere comunale, il quale afferma che sarebbero state le nutrie a scavare sotto l'argine indebolendo la tenuta col risultato disastroso del giorno di Natale. C'è chi afferma che, nel 1700, il corso del Serchio sarebbe stato deviato e che in quel tratto, una volta, non era così rettilineo.
Il sindaco di Vecchiano Rodolfo Pardini risponde che «Luvisotti è di San Giuliano e conosce il suo territorio, ma a Vecchiano, in quel tratto del Serchio, le nutrie non si sono mai viste». E la storia dei buchi fatti per irrigare i terreni? «Non corrisponde alla realtà», risponde Pardini che spiega: «Il punto in cui si è formato il fontanazzo (si dice così in termine tecnico la fontanella da cui aveva cominciato in un primo momento ad uscire l'acqua, ndr) non era alla base dell'argine, ma quasi in cima dove il fiume era già alto. E questo spiega che la teoria dei buchi per irrigare non è vera».
Al sindaco Pardini domandiamo se lui è riuscito a darsi una spiegazione al perché l'argine si sia rotto proprio in quel punto. «Non lo so. Io ho 44 anni e da quando sono nato c'è quell'argine che non ha mai creato problemi. È stata eseguita la manutenzione regolarmente. Al momento, la rottura in quel tratto resta inspiegabile. Ce lo diranno gli esperti, coloro che sono in grado di spiegarci il motivo. Sarà eseguita un'ulteriore verifica sull'argine».
Sul mistero del perché sia avvenuta la rottura dell'argine in quel punto, lo abbiamo chiesto anche a Andrea Pieroni, presidente della Provincia di Pisa: «È stato esaminato il materiale crollato dell'argine e non presenta alcuna criticità. Risulta un materiale compatto, esclusi buchi e tane di nutrie. La manutenzione era stata eseguita di recente e il terreno non presentava niente di particolare, nessun elemento di criticità».
Durante l'allarme, oltre al punto dove poi c'è stata la rottura, c'era un altro punto critico. «A Ripafratta vicino all'Enel c'era un altro fontanozzo - dice ancora il sindaco di Vecchiano -. Sono andato sul posto insieme al comandante dei vigili del fuoco. Ma questo punto non ci ha creato problemi. Poi siamo andati nel secondo punto critico dove poi si è rotto l'argine. L'acqua usciva da un'apertura di un metro. Poi, di botto, s'è sbranato di trenta metri. L'acqua del fiume - continua il sindaco - è cominciata ad uscire con violenza e rapidità. Erano le 9,15-9,25. L'acqua correva talmente forte che l'unica cosa da fare era quella di mettersi in salvo. Mi sono visto arrivare una montagna d'acqua addosso. La gente non poteva essere avvisata perché l'allagamento è avvenuto in poco tempo».
L'argine poteva contenere la piena, ma l'evento è stato definito anomalo. Infine, è stata chiusa la scuola di Pappiana che ospitava i 22 sfollati che sono state ospitate in strutture alberghiere a carico del comune di Vecchiano. In provincia di Pisa sono 150, solo nel vecchianese, le case danneggiate.
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