Gioco
MULTE E TRIBUTI
Un migliaio di nuove ganasce fiscalie sale la polemica
Antonio Scuglia
Settecento pisani hanno già ricevuto dalla Sepi la notifica del fermo amministrativo (le cosiddette ganasce fiscali), oltre un migliaio stanno ricevendo il preavviso. In base a questo atto, non possono usare la propria auto, moto o altro mezzo di locomozione, "ostaggi virtuali" del Comune perché non hanno pagato tributi locali o multe
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PISA. Settecento pisani hanno già ricevuto dalla Sepi la notifica del fermo amministrativo (le cosiddette ganasce fiscali), oltre un migliaio stanno ricevendo il preavviso. In base a questo atto, non possono usare la propria auto, moto o altro mezzo di locomozione, "ostaggi virtuali" del Comune perché non hanno pagato tributi locali o multe per violazioni al Codice della strada. Ma è giusto o no? Ed è legittimo o no? Nei casi controversi, anche nel recente passato, alcuni giudici di pace pisani hanno negato alla Sepi (la società delle entrate del Comune) la titolarità del diritto di comportarsi come un ente pubblico, altri invece gliel'hanno riconosciuta. E non pensate che queste diverse pronunce siano indice di una litigiosità locale: su questi argomenti persino la Cassazione smentisce se stessa. Addirittura, sull'impugnabilità del preavviso di fermo amministrativo le Sezioni Unite (sentenza 10672/09 dell'11 maggio) hanno capovolto l'interpretazione della Seconda Sezione Civile (sentenza 8890) che un mese prima dichiarava la non impugnabilità.
La sostanza attuale e pisana è che centinaia di cittadini sono arrabbiatissimi con palazzo Gambacorti e con la Sepi per questo modo cruento di recuperare i crediti. E l'amministrazione comunale risponde per le rime. Abbiamo chiesto un parere all'assessore alle finanze, Giovanni Viale. «Distinguiamo due aspetti - dice l'assessore. - Il primo è quello normativo. L'articolo 36 lettera A del decreto legge 48/2007 dice che i Comuni possono continuare a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione, compreso il fermo amministrativo, per riscuotere tutte le proprie entrate».
Depone a favore di questa interpretazione la circostanza che l'iscrizione della notifica al Pra è automatica: la Sepi vi ha accesso diretto.
E passiamo a quello sostanziale. «Cosa dovrebbe fare - chiede Viale - il Comune: rinunciare a riscuotere le multe non onorate e le tasse non pagate? Alla collettività è più utile che il Comune riscuota oppure no? E cosa dovremmo dire invece alla maggioranza dei cittadini che invece pagano regolarmente i tributi?».
C'è però un altro lato della vicenda che va esaminato. Molte delle famiglie che hanno ricevuto il preavviso di fermo amministrativo non sono obiettivamente in grado di pagare le cartelle che hanno ricevuto, ammontanti in alcuni casi a decine di migliaia di euro. «Nelle singole situazioni di difficoltà - dice l'assessore - cerchiamo di capire caso per caso». In sostanza viene accolta con benevolenza la richiesta, ove necessario, di pagare a rate il dovuto.
E conclude: «Il fermo amministrativo non è stata una scelta del Comune, ma è l'ultima conseguenza dopo una lunga serie di tentativi di riscossione ignorati dal destinatario». Ci sono infatti gli avvisi bonari, poi i solleciti, poi le ingiunzioni. E infine i preavvisi di fermo amministrativo. Con una postilla, però: ognuno di questi passaggi il Comune se li fa pagare bene, comprensivi di spese e interessi che quasi sempre il Giudice di pace considera esosi e illegittimi.
La sostanza attuale e pisana è che centinaia di cittadini sono arrabbiatissimi con palazzo Gambacorti e con la Sepi per questo modo cruento di recuperare i crediti. E l'amministrazione comunale risponde per le rime. Abbiamo chiesto un parere all'assessore alle finanze, Giovanni Viale. «Distinguiamo due aspetti - dice l'assessore. - Il primo è quello normativo. L'articolo 36 lettera A del decreto legge 48/2007 dice che i Comuni possono continuare a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione, compreso il fermo amministrativo, per riscuotere tutte le proprie entrate».
Depone a favore di questa interpretazione la circostanza che l'iscrizione della notifica al Pra è automatica: la Sepi vi ha accesso diretto.
E passiamo a quello sostanziale. «Cosa dovrebbe fare - chiede Viale - il Comune: rinunciare a riscuotere le multe non onorate e le tasse non pagate? Alla collettività è più utile che il Comune riscuota oppure no? E cosa dovremmo dire invece alla maggioranza dei cittadini che invece pagano regolarmente i tributi?».
C'è però un altro lato della vicenda che va esaminato. Molte delle famiglie che hanno ricevuto il preavviso di fermo amministrativo non sono obiettivamente in grado di pagare le cartelle che hanno ricevuto, ammontanti in alcuni casi a decine di migliaia di euro. «Nelle singole situazioni di difficoltà - dice l'assessore - cerchiamo di capire caso per caso». In sostanza viene accolta con benevolenza la richiesta, ove necessario, di pagare a rate il dovuto.
E conclude: «Il fermo amministrativo non è stata una scelta del Comune, ma è l'ultima conseguenza dopo una lunga serie di tentativi di riscossione ignorati dal destinatario». Ci sono infatti gli avvisi bonari, poi i solleciti, poi le ingiunzioni. E infine i preavvisi di fermo amministrativo. Con una postilla, però: ognuno di questi passaggi il Comune se li fa pagare bene, comprensivi di spese e interessi che quasi sempre il Giudice di pace considera esosi e illegittimi.
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