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Pisa

Pisa inaugurazione Anno Accademico

Brave scienziate, ma anche mamme

Angela Feo
I professori Carrozza e Varaldo, sopra il tavolo dei relatori
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I professori Carrozza e Varaldo, sopra il tavolo dei relatori

Nel giorno dell'inaugurazione dell'anno accademico alla Scuola Superiore Sant'Anna - la cerimonia ieri con i prof. Carrozza e Varaldo - c'è anche modo di scoprire le storie di docenti e ricercatori. Lavoratori alle prese con i problemi di tutti. Come quando nasce un figlio e si scopre un muro tra la sfera della famiglia e della professione

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PISA. Nel giorno dell'inaugurazione dell'anno accademico alla Scuola Superiore Sant'Anna - la cerimonia ieri con i prof. Carrozza e Varaldo - c'è anche modo di scoprire le storie di docenti e ricercatori. Lavoratori alle prese con i problemi di tutti. Come quando nasce un figlio e si scopre un muro tra la sfera della famiglia e della professione.

«Qui alla Scuola ci siamo passati in tanti - racconta Anna Loretoni, presidente del Comitato pari opportunità del Sant'Anna e docente di filosofia politica - Io stessa, il direttore, che ha due figli, tanti docenti e amministrativi. È difficile, si fanno le acrobazie per tenere tutto insieme. Lo stato sociale non sempre aiuta: gli orari di asili e scuole non coprono l'intera giornata lavorativa. È importante rompere il muro tra lavoro e casa».
E così qualcuno a rompere quel muro ci sta provando. Certo occorrono lungimiranza, fatica, e tanta flessibilità. A volte è necessario fermarsi, e poi ci vuole la forza di ripartire. Come ha fatto Elena Renda, 36 anni, mamma di due bimbe di 6 e 3 anni. È ricercatrice a tempo determinato al Cnr e al Sant'Anna ed è riuscita a portare a termine un dottorato in informatica (ieri mattina ha ritirato il diploma), cominciato proprio negli anni in cui è nata la prima figlia.
«Ho dovuto interrompere tutto per un bel pezzo - racconta - Ho potuto congelare il dottorato, ma ero senza stipendio e senza contributi. Se mio marito non avesse avuto la sicurezza di un posto fisso, non so come avremmo fatto. Anche la sua attività professionale per un po' è rallentata, niente più viaggi di lavoro, ed è stato lui a prendersi carico delle bimbe per farmi finire la tesi. Poi è cominciato l'asilo, e io sono riuscita a ripartire».

Anche sul lavoro possono bastare pochi accorgimenti per aiutare a tenere insieme i due mondi. Lo racconta Elena Vivaldi, 32 anni, un assegno di ricerca in diritto costituzionale, mamma della piccola Bianca, 6 mesi.
«Ho finito la maternità da due mesi - dice - e al momento ce la faccio grazie alla disponibilità del mio capo che evita di fissare le riunioni la mattina presto e la sera tardi. Lui ha tre figli e sa cosa vuole dire conciliare casa e lavoro. I colleghi, per la maggior parte uomini, quando la bimba si è ammalata mi hanno sostituita nelle lezioni. Un secondo figlio? È vero, mio marito ha un contratto a tempo indeterminato, ma prima vorrei avere più certezze sul mio lavoro».
Ieri, a prendere i diplomi di dottorato, le giovani coppie con figli non erano poche. Tra loro anche chi crede di dover rinunciare al lavoro di ricerca. Come Nina Stura, georgiana, di 32 anni. Ha vinto il dottorato al Sant'Anna quando ne aveva 28. Poi è rimasta incinta ed è nato Davide.
«Con tanto sforzo sono riuscita a finire il percorso di studi - racconta -. La Scuola mi ha aiutato, facevo degli esami ad hoc e non ho avuto bisogno neanche dell'anno di proroga. Ho persino potuto finire la mia tesi sul traffico dei minori in Georgia, il mio Paese d'origine, così mia madre mi poteva tenere il bambino. Ora però non so cosa farò. Ho necessità di un lavoro concreto. In questo Paese - conclude Nina - i fondi per la ricerca sono sempre meno, e io ho Davide da mantenere».

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