Il Tirreno

Pisa

Droga

In carcere 42 mercanti di droga

Francesco Nocentini
Un finanziere mostra la droga
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Un finanziere mostra la droga

Dal Sud America in Italia, passando per Olanda, Norvegia, Lituania e altri Paesi del Nord Europa. Trafficanti di droga in azione lungo le rotte della cocaina. Fiumi di polvere bianca purissima, e coi soldi delle dosi affari d'oro per l'intera banda

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PISA. Dal Sud America in Italia, passando per Olanda, Norvegia, Lituania e altri Paesi del Nord Europa. Trafficanti di droga in azione lungo le rotte della cocaina. Fiumi di polvere bianca purissima, e coi soldi delle dosi affari d'oro per l'intera banda.
Gli investigatori della guardia di Finanza di Pisa, diretta da col. Marcello Montella, guidati dal pm della direzione distrettuale antimafia Pietro Suchan, sono riusciti a smantellare quella che definiscono «una ramificata organizzazione criminale di tipo armato» capace di smerciare, alla settimana, un quintale di coca. Un'operazione, chiamata in codice 'Andromeda', condotta in collaborazione con le polizie di altri paesi che ha portato all'emissione di 42 ordinanze di custodia cautelare e al sequestro di quasi mezzo quintale di stupefacente. Il blitz ha interessato anche le province di Firenze, Prato, Livorno, Arezzo, Milano, Torino, Padova, Vicenza, Rimini, Reggio Emilia, Pavia, Lodi, Teramo, Bari, Lecce, nonché alcuni stati della Ue. Un'indagine lunga complessa, che, partendo dall'analisi dell'attività di spaccio a Pisa, ha consentito di delineare «uno scenario investigativo di grande rilevanza». Gli inquirenti sostengono di aver quasi completamente ricostruito l'organigramma del sodalizio criminale: si parla di una «vera e propria cupola», composta da albanesi, che potevano contare sulla compiacenza di connazionali che, a loro volta, si avvalevano per il trasporto della droga da importare in Italia di cittadini italiani. Questi ultimi si mettevano a disposizione anche come «corrieri addetti al trasporto del denaro, raccolto dai diversi affiliati all'organizzazione distribuiti sul territorio nazionale».
L'inchiesta ha inoltre messo in evidenza che «il fulcro italiano del sodalizio» era «localizzabile in Toscana», soprattutto nel Valdarno, dove molti degli indagati «avevano piazzato le proprie basi logistico/operative». Il presunto «promotore e vertice» della banda era un albanese residente nella città belga di Anversa. Da qui, sempre nella ricostruzione dell'accusa, coordinava settimanalmente l'immissione sul mercato della coca importata dalla Bolivia ed immessa in Europa tramite la rotta navale Perù/Olanda, dove la droga giungeva nella città di Rotterdam. 'Cabina di regia' ad Anversa, dunque, città intorno alla quale «gravitavano altri nuclei operativi in Olanda, Norvegia, Inghilterra, Francia, Germania e Lituania». I finanzieri hanno fatto tesoro delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, delle riprese video, di pedinamenti e appostamenti. L'esame delle molte telefonate intercettate, rese ancor più difficili dalla circostanza che gli interlocutori dialogavano tra loro nella lingua madre utilizzando terminologie criptiche, permetteva «di trovare puntuali riscontri a traffici illeciti, consistenti in svariati sequestri di droga, denaro provento dell'illecito traffico ed armi, operati in territorio nazionale ed in diversi paesi esteri».
Lo spessore criminale dei trafficanti è dimostrato, tra l'altro, dal fatto che l'organizzazione «era sempre pronta a rigenerarsi con nuove basi e altri collaboratori, nonostante i numerosi arresti di affiliati eseguiti nel corso delle indagini».

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