Sicurezza
Ultimatum di Arpat
«Meno voli sulla città e aerei più nuovi»
Candida Virgone
«L'aeroporto deve continuare a crescere, ci mancherebbe, è una realtà economica e sociale fondamentale. Ma deve crescere con attenzione, sapendo che c'è un vincolo, che bisogna limitare l'impatto acustico, altrimenti Arpat deve intervenire»
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PISA. Troppo rumore insomma, non a terra, dove le barriere acustiche realizzate da Sat, la società aeroporto toscano, avrebbero contenuto il fenomeno, ma in aria. Lo spiega Gaetano Licitra, dirigente della direzione tecnica di Arpat, l'Agenzia regionale ambiente, e docente di acustica alla facoltà di fisica del nostro ateneo. Le soluzioni oggettive sono due: limitare il numero dei voli (e chiaramente di atterraggi e decolli) verso l'abitato, e dunque verso nord, continuando assolutamente a sfruttare la direzione più battuta, la sud, e invitare le compagnie a servirsi di aerei nuovi e meno rumorosi.
Con cinque centraline, una a sud a bordo pista a Coltano e le altre 4 a nord lungo la proiezione al suolo delle rotte (di cui 3 sui tetti di scuole), Arpat controlla l'impatto acustico e ha reso noti redcentemente i dati degli ultimi 8 anni.
«Per contenere il rumore a terra - spiega Licitra sono state realizzate da Sat la barriera di via Cariola e, spostate le piazzole degli aerei verso via Asmara, anche quella su questa via. Resta il problema grosso dei rumori in aria».
Il Galilei ha due piste, la principale, di circa 3000 metri, su cui si svolge il maggior traffico, e l'ausiliaria, di circa 2500 metri. Entrambe possono essere usate nelle due direzioni, chiaramente non in contemporanea, sia in decollo che in atterraggio. Si privilegia la direzione da e verso sud, perché evita il sorvolo della città, ma se c'è vento bisogna usare quella a nord (per il decollo se c'è vento in coda maggiore di 10 nodi, per l'atterraggio se il vento viene dal mare).
«La crescita continua dello scalo - aggiunge Licitra - rende necessario il controllo dell'impatto acustico sulla parte abitata: siamo ai limiti. Prima si sfruttava più che altro la direzione sud, ora, con l'impennata dei voli, soprattutto d'estate, è aumentato molto l'uso della nord, con il sorvolo dell'abitato e della città. I maggiori rumori prima venivano dall'aeronautica militare, che non era tenuta ad osservare limiti, ma che oggi ha cambiato tutti gli aerei con apparecchi meno rumorosi. Ora l'inquinamento viene dallo scalo civile, soprattutto sui low cost, con compagnie - a parte Ryanair che ha una flotta nuova - che si servono di aerei più vecchi e rumorosi. I voli che sfruttano la direzione nord sono passati dal 15% al 25%, con un aumento quindi costante. È chiaro che non si può bloccare lo sviluppo di una realtà economica come l'aeroporto, ma il problema, oggi sotto controllo, deve esserlo anche per il futuro. Se il rumore supera il limite di 65 decibel l'Arpat dovrà intervenire».
Osservando la tabella in questa pagina vediamo che la zona più inquinata risulta Coltano: un dato positivo, perché vuol dire che il rumore si sposta nell'area meno abitata. I dati che destano preoccupazione sono semmai quelli di Sant'Ermete, dove oggi si sfiorano i 63 decibel: più contenuto, fortunatamente, il rumore sulle scuole, fra 47 e 60.
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