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Affitti a studenti, il 70% è in nero

Edoardo Prediletto
Affitti a studenti, il 70% è in nero

«È difficile da credere, ma, secondo i dati attuali, il 70 per cento degli affitti a studenti a Pisa è in nero».

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PISA. «È difficile da credere, ma, secondo i dati attuali, il 70 per cento degli affitti a studenti a Pisa è in nero».

Si torna a parlare della piaga dell'evasione fiscale nel mondo delle locazioni con Daniele Cosci, del Sindacato inquilini casa territorio (Sicet), una delle poche voci a dare l'allarme su un sistema oramai fuori controllo.
«Dati alla mano - spiega Cosci -, fare dei calcoli è semplice. Da una nostra indagine risulta che almeno 15mila giovani vivono in situazioni non regolarizzate».

Com'è possibile che queste situazioni non vengano messe in regola?
«L'argomento è complicato - continua il segretario del Sicet - ma possiamo cercare di spiegare il problema partendo dal tema dei contratti: l'ultima legge in materia, la 431, risale al dicembre 1998 e con essa si cercò di innovare il sistema delle locazioni abitative (compresi contratto a equo canone e patti in deroga). Per favorire la realizzazione degli accordi a studenti era previsto l'utilizzo del "contratto a canone concordato", che aveva come vantaggi per i proprietari una riduzione fiscale del 40,5% (rispetto a quella normale del 15%) oltre ad un ammortamento dell'Ici del 2 per mille (rispetto al normale 7).

Alcuni limiti del contratto risiedono nel fatto che i canoni concordati restano, per il momento, troppo più bassi e meno remunerativi per la proprietà rispetto ai canoni liberi normalmente utilizzati. Ma si tratta di costi di canoni concordati ormai vecchi di 5 anni; stiamo per aprire una nuova trattativa per aggiornare l'Accordo Territoriale. Questa differenza di canone, però, ha fatto sì che molti proprietari trovassero più conveniente la strada del contratto libero, senza contare i casi limiti di locatori che impongono la stipula di contratti concordati utilizzando poi il sistema di farsi dare una differenza in nero».
La complessità nell'attuazione di tali contratti avrebbe, quindi, favorito lo scoppio della speculazione selvaggia e spiegherebbe, senza giustificarla, la presenza del sommerso a Pisa.

E il governo?
«Da anni - prosegue Cosci - ci battiamo per introdurre modifiche alla legge (come la obbligatorietà dell'utilizzo del contratto di tipo concordato per gli studenti) cercando di assecondare le esigenze degli studenti. Recentemente una proposta di legge, la "cedolare secca", prevedeva la fiscalizzazione dei contratti concordati: con questo strumento si voleva fissare al 20% la tassazione sugli affitti (indifferentemente dal reddito) oltre a una restituzione agli inquilini del 19% degli affitti versati, di modo che lo Stato venisse incontro anche alle famiglie».

Mercoledì 25, però, durante il consiglio dei ministri, la proposta sulla cedolare secca non solo non è stata discussa, ma non è neanche stata presa in considerazione. Così, per ora, la situazione sembra rimanere invariata.
«Il fatto - aggiunge Cosci - è che gli studenti sono visti, sia dai proprietari sia dalle agenzie immobiliari, un po' come clienti di serie B: ci si approfitta del fatto che uno studente, a causa dei suoi impegni universitari, non sente la necessità di informarsi sulla tipologia e sulla correttezza del contratto abitativo sottoscritto e questo spesso porta molti ragazzi ad accontentarsi di vivere in condizioni abitative al limite dell'accettabile. Senza contare poi il ruolo di "affittacamere" che alcune agenzie hanno sul territorio: a Pisa sono quasi 180 e a dispetto delle molte che lavorano in modo professionale, abbiamo ricevuto segnalazione di uffici che non registravano neanche i contratti».
La situazione dipinta è ai limiti del tragico. Secondo Ylenia Zambito, assessore alle politiche abitative, «gli studenti dovrebbero conoscere più a fondo i loro diritti così da potersi difendere meglio».

Di ciò è convinto anche Virgilio Barachini, dell'Unione inquilini, che in un recente studio avrebbe calcolato all'incirca in 4500 il numero degli appartamenti non affittati in città.
«La domanda che vorrei fare a tutti - afferma Barachini - è la solita: perché tutti quegli appartamenti rimangono sfitti?».

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