Italia
LA TRAGEDIA DI PISA
Nemmeno il tempo di un Sos solo tre minuti e poi lo schianto
Il segreto dell'incidente affidato alle scatole nere. Per i piloti nemmeno il tempo di mandare un Sos.È certo che registrazioni di conversazioni fra gli aviatori della 46ª Brigata caduti in addestramento e la base a terra non ce ne sono. L’ipotesi principale è un guasto ai motori, una perdita di potenza.Ieri grande commozione nella base, forse sabato i funerali nel Duomo di Pisa
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PISA. Tre minuti appena, la virata e poi la caduta, lo schianto e, nel fragore del rogo, il buio della morte. Pochi attimi durante i quali non c’è stato neanche il tempo di parlare con la torre di controllo. È certo che registrazioni di conversazioni fra gli aviatori della 46ª Brigata caduti in addestramento sul cielo di Coltano e la base a terra non ce ne sono. Tutta la verità sulla tragedia è racchiusa nelle scatole nere e solo da lì potrà squarciarsi un velo su una sciagura per tanti versi inspiegabile.
Il giorno dopo la sciagura, Pisa è una città ferita che non abbassa la testa e va avanti per capire, nonostante il dolore, i motivi di questo fatale concatenarsi di coincidenze.
La commissione d’inchiesta dell’ispettorato sicurezza al volo delle Forze armate, sulla sciagura aerea che ha visto la morte di cinque aviatori, ha iniziato il suo lavoro nel primo pomeriggio di ieri, operando fianco a fianco con la magistratura ordinaria. È presieduta dal colonnello Giuseppe Gimondo, del comando logistico dell’aeronautica, e composta da altri tre membri, fra cui il test pilot capitano Ferreri, del reparto sperimentale di Pratica di Mare. Mentre il procuratore capo di Pisa, Ugo Adinolfi, coordina l’inchiesta della Procura, affidata ai pm Sisto Restuccia e Aldo Mantovani.
Per tutta la giornata di ieri gli inquirenti, carabinieri e polizia, hanno continuato l’ascolto delle testimonianze, iniziato già lunedì sera. I dati delle scatole nere, quella che segnala eventuali problemi tecnici del velivolo e quella che registra le voci in cabina e gli ultimi istanti prima dell’impatto, verranno incrociati con i racconti dei testimoni, mentre è certo, si diceva, che non c’è stato neanche il tempo di lanciare un sos alla torre di controllo. I dati saranno esaminati proprio a Pisa, che ha le attrezzature adatte a questo tipo di analisi, davanti alle due commissioni e ad un perito nominato dalla Procura.
«Ovviamente le scatole nere non sono state ancora aperte - ha assicurato ieri mattina il generale Stefano Fort, comandante della 46ª Brigata - e non sappiamo ancora quali risposte possano darci. L’apertura sarà compito degli esperti e non sarà possibile fornire dati ufficiali sull’esame di questi dati prima di una settimana. Non posso far altro che confermare come l’ipotesi più probabile, per noi, resti quella di un guasto tecnico. Cavezzana aveva più di settemila ore di volo sulle spalle, era stato su tutti gli scenari operativi, di guerra e non, in tutto il mondo, per cui resta difficile pensare ad un errore del pilota che lui non abbia potuto rimediare».
Le altre ipotesi restano quelle fatte a caldo: l’impatto con un gruppo di volatili, o un calo di potenza; meno probabile il vento, che spirava forte in quel momento, ma che è stato sempre escluso. Intanto, dovrebbe essere riattivato oggi il tratto di linea ferroviaria, lato monte, fra Pisa e Livorno, su cui è precipitato l’aereo, rimasto interrotto per il trancio dei cavi elettrici.
Ieri infatti i volontari al lavoro sullo scenario della tragedia hanno rimosso quasi tutti i resti del gigante dell’aria, che sono stati portati in un hangar della 46ª Brigata, all’aeroporto militare Dall’Oro, a disposizione delle due commissioni di inchiesta.
Brandelli dei corpi degli sventurati militari sono stati raccolti dalle rotaie fino a ieri pomeriggio e portati all’Istituto di medicina legale, dove già si trovano le salme, per l’autopsia, che dovrebbe iniziare oggi e che è affidata al dottor Marco Di Paolo e alla dottoressa Ghelardi.
I funerali saranno possibili non appena le salme verranno restituite alle famiglie e non appena verrà eseguito l’esame del Dna: si parla per il momento della giornata di sabato, in Duomo, quando l’amministrazione comunale ha annunciato la proclamazione del lutto cittadino, mentre la camera ardente dovrebbe essere allestita al sacrario di Kindu venerdì. Non è escluso, anche se non è stato ancora confermato, che verranno svolti funerali di Stato.
Intanto, il ritrovamento del relitto e dei corpi (alcuni sui binari e ancora legati ai loro seggiolini) ha permesso di ricostruire la posizione dell’equipaggio durante il volo. Accanto al comandante Bruno Cavezzana, alla guida del C-130 J, c’era l’allievo pilota Salvatore Bidello; al centro, come terzo pilota, l’altro allievo, Gianluca Minichino; dietro, nel compartimento di carico, i due assistenti al carico, i marescialli Maurizio Ton e Gianluca Larice.
Per supportare le famiglie delle vittime, sono già al lavoro quattro psicologi, mentre tutti gli uomini della base si sono messi a disposizione di mogli e figli dei colleghi caduti per ogni necessità di tipo pratico e amministrativo. I voli di addestramento, sospesi dopo l’incidente, riprenderanno da oggi, mentre l’attività internazionale della Brigata non è mai cessata: oggi gli uomini della 46ª saranno in Mali per accompagnare un gruppo di oculisti del Fatebenefratelli nell’ambito della missione umanitaria «Ridare la luce».
Il giorno dopo la sciagura, Pisa è una città ferita che non abbassa la testa e va avanti per capire, nonostante il dolore, i motivi di questo fatale concatenarsi di coincidenze.
La commissione d’inchiesta dell’ispettorato sicurezza al volo delle Forze armate, sulla sciagura aerea che ha visto la morte di cinque aviatori, ha iniziato il suo lavoro nel primo pomeriggio di ieri, operando fianco a fianco con la magistratura ordinaria. È presieduta dal colonnello Giuseppe Gimondo, del comando logistico dell’aeronautica, e composta da altri tre membri, fra cui il test pilot capitano Ferreri, del reparto sperimentale di Pratica di Mare. Mentre il procuratore capo di Pisa, Ugo Adinolfi, coordina l’inchiesta della Procura, affidata ai pm Sisto Restuccia e Aldo Mantovani.
Per tutta la giornata di ieri gli inquirenti, carabinieri e polizia, hanno continuato l’ascolto delle testimonianze, iniziato già lunedì sera. I dati delle scatole nere, quella che segnala eventuali problemi tecnici del velivolo e quella che registra le voci in cabina e gli ultimi istanti prima dell’impatto, verranno incrociati con i racconti dei testimoni, mentre è certo, si diceva, che non c’è stato neanche il tempo di lanciare un sos alla torre di controllo. I dati saranno esaminati proprio a Pisa, che ha le attrezzature adatte a questo tipo di analisi, davanti alle due commissioni e ad un perito nominato dalla Procura.
«Ovviamente le scatole nere non sono state ancora aperte - ha assicurato ieri mattina il generale Stefano Fort, comandante della 46ª Brigata - e non sappiamo ancora quali risposte possano darci. L’apertura sarà compito degli esperti e non sarà possibile fornire dati ufficiali sull’esame di questi dati prima di una settimana. Non posso far altro che confermare come l’ipotesi più probabile, per noi, resti quella di un guasto tecnico. Cavezzana aveva più di settemila ore di volo sulle spalle, era stato su tutti gli scenari operativi, di guerra e non, in tutto il mondo, per cui resta difficile pensare ad un errore del pilota che lui non abbia potuto rimediare».
Le altre ipotesi restano quelle fatte a caldo: l’impatto con un gruppo di volatili, o un calo di potenza; meno probabile il vento, che spirava forte in quel momento, ma che è stato sempre escluso. Intanto, dovrebbe essere riattivato oggi il tratto di linea ferroviaria, lato monte, fra Pisa e Livorno, su cui è precipitato l’aereo, rimasto interrotto per il trancio dei cavi elettrici.
Ieri infatti i volontari al lavoro sullo scenario della tragedia hanno rimosso quasi tutti i resti del gigante dell’aria, che sono stati portati in un hangar della 46ª Brigata, all’aeroporto militare Dall’Oro, a disposizione delle due commissioni di inchiesta.
Brandelli dei corpi degli sventurati militari sono stati raccolti dalle rotaie fino a ieri pomeriggio e portati all’Istituto di medicina legale, dove già si trovano le salme, per l’autopsia, che dovrebbe iniziare oggi e che è affidata al dottor Marco Di Paolo e alla dottoressa Ghelardi.
I funerali saranno possibili non appena le salme verranno restituite alle famiglie e non appena verrà eseguito l’esame del Dna: si parla per il momento della giornata di sabato, in Duomo, quando l’amministrazione comunale ha annunciato la proclamazione del lutto cittadino, mentre la camera ardente dovrebbe essere allestita al sacrario di Kindu venerdì. Non è escluso, anche se non è stato ancora confermato, che verranno svolti funerali di Stato.
Intanto, il ritrovamento del relitto e dei corpi (alcuni sui binari e ancora legati ai loro seggiolini) ha permesso di ricostruire la posizione dell’equipaggio durante il volo. Accanto al comandante Bruno Cavezzana, alla guida del C-130 J, c’era l’allievo pilota Salvatore Bidello; al centro, come terzo pilota, l’altro allievo, Gianluca Minichino; dietro, nel compartimento di carico, i due assistenti al carico, i marescialli Maurizio Ton e Gianluca Larice.
Per supportare le famiglie delle vittime, sono già al lavoro quattro psicologi, mentre tutti gli uomini della base si sono messi a disposizione di mogli e figli dei colleghi caduti per ogni necessità di tipo pratico e amministrativo. I voli di addestramento, sospesi dopo l’incidente, riprenderanno da oggi, mentre l’attività internazionale della Brigata non è mai cessata: oggi gli uomini della 46ª saranno in Mali per accompagnare un gruppo di oculisti del Fatebenefratelli nell’ambito della missione umanitaria «Ridare la luce».
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