LA SCIAGURA DI PISA
Fuoco, fumo e un boatoI testimoni: "Tremava tutto"
L'incidente aereo all'aeroporto di Pisa nei racconti degli abitanti della zona. Stava volando basso, ha strisciato sulla pista. Forse il vento lo ha schiacciato verso il terreno, poi dall’ala sono uscite le fiamme
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PISA. «Siamo abituati agli aerei che ci passano sopra la testa e non ci facciamo più caso. Ma oggi (ieri, ndr) il rumore che abbiamo udito verso le 14.10 era molto strano, sicuramente insolito. Un rumore sordo che si è trasformato in un forte boato. Subito dopo c'è stato lo schianto». Poi il fumo, le fiamme, la tragedia a meno di trecento metri da casa. Anna Maria Ton, Mariangela Lagardi e Sabrina Ferroni la raccontano davanti al cancello della colonica alle Rene dove vivono da sempre, una casa affacciata su una strada bianca e sui campi fra l'aeroporto militare di Pisa e la periferia industriale di Ospedaletto.
Un'ala in fiamme? «Sono caposquadra alla rampa da 40 anni e fra 45 giorni vado in pensione - ha raccontato Luciano Griselli (la testimonianza sul nostro sito web, ndr) - Non volevo mai più vedere una cosa del genere». Secondo Griselli l'aereo faceva una "riattaccata", il touch and go, un atterraggio con immediato nuovo decollo (manovra in serata smentita dal comando della 46ª Aerobrigata in quanto era, è stato riferito, un primo decollo): volava a bassa quota, doveva virare e forse il vento l'ha schiacciato sulla pista. «L'ha strisciata - ricorda - e l'ala si è incendiata». L'aereo ha divelto i cavi elettrici della linea ferroviaria e si è schiantato al suolo. Di fiamme parlano anche altri testimoni, fra cui un ristoratore di Pisa e un ragazzo che abita a San Giusto vicino all'aeroporto. «Quando si è staccato dalla pista - dice il giovane che non vuole rivelare il suo nome - il C-130 J aveva le fiamme sotto l'ala. Le ho viste in mezzo al fumo. Considerato che quando questi aerei decollano hanno i serbatoi pieni, c'era anche il rischio che esplodesse».
L'ultima manovra. La torre di controllo del «Dell'Oro», lo scalo militare che serve anche il Galilei, l'aeroporto civile con cui divide la pista, è lì davanti con le sue piattaforme bianche e rosse: «In linea d'aria dista un chilometro. Quella, invece, è la linea ferroviaria a collo d'oca che devia dalla Tirrenica e passa dietro Pisa. Laggiù in mezzo a quel campo - spiega Mariangela Lagardi puntando l'indice - c'è il treno che stava transitando mentre l'aereo precipitava. Forse è proprio grazie al pilota che ha perso la vita se la tragedia non ha assunto proporzioni maggiori».
I soccorritori. Il pomeriggio scorre lento. Un carabiniere è piantato in mezzo ad un ponticello sulla strada bianca delle Rene: «Non si può proseguire: possono transitare solo i mezzi di soccorso». Il numero dei curiosi aumenta con il passare delle ore: arrivano in auto e scooter. I vigili del fuoco si muovono fra i resti del C-130 J: il troncone di coda è ridossato alla massicciata della ferrovia. L'aria è umida e fa freddo. Un elicottero dei carabinieri descrive cerchi a bassa quota attorno all'area dove in un raggio di 150 metri sono sparsi i resti del velivolo.
Come il terremoto. Anna Maria Ton si stringe nel piumino: «Sono 38 anni che abito qui e non ricordo niente del genere. Quando c'è stato lo schianto ero dentro - ricorda - Ha tremato tutto: pareti, vetri, mobili». La figlia Mariangela era seduta sul divano sotto la finestra e stava guardando un film alla televisione: «Mi sono spaventata, ho girato gli occhi ed ho visto la fumata nera. Le fiamme correvano sul terreno per decine di metri. Ho chiamato il 112: ho detto ai carabinieri di venire subito perchè era accaduto un disastro. In quel momento dai cancelli dell'aeroporto militare che si vedono anche da qui, sono usciti i vigili del fuoco con le autobotti di schiumogeno e le ambulanze militari. I soccorsi sono stati veloci, ma si capiva che c'era poco da fare». Hanno avuto paura in tanti quando c'è stato lo schianto, udito anche a parecchia distanza dal luogo della tragedia. «Ero dentro un magazzino e stavo lavorando - racconta un operaio di Coltano, tre chilometri dalle Rene - Ho sentito una gran botta. Non capivo cosa fosse successo, ho pensato ad una bomba, a un attentato. Solo un'ora dopo ho saputo dell'aereo».
La disperazione. Fa quasi buio quando in via delle Rene arriva una ragazza in lacrime che conosce un militare della 46ª. «L'ha sentito al telefono una mia amica poco prima che andasse in volo - singhiozza - Quando ha saputo del disastro, ha provato a richiamarlo almeno 50 volte sul cellulare, ma nulla... Mi sento impotente». Prima di andarsene pronuncia un cognome: nel tardo pomeriggio comparirà nella lista delle vittime.

Un'ala in fiamme? «Sono caposquadra alla rampa da 40 anni e fra 45 giorni vado in pensione - ha raccontato Luciano Griselli (la testimonianza sul nostro sito web, ndr) - Non volevo mai più vedere una cosa del genere». Secondo Griselli l'aereo faceva una "riattaccata", il touch and go, un atterraggio con immediato nuovo decollo (manovra in serata smentita dal comando della 46ª Aerobrigata in quanto era, è stato riferito, un primo decollo): volava a bassa quota, doveva virare e forse il vento l'ha schiacciato sulla pista. «L'ha strisciata - ricorda - e l'ala si è incendiata». L'aereo ha divelto i cavi elettrici della linea ferroviaria e si è schiantato al suolo. Di fiamme parlano anche altri testimoni, fra cui un ristoratore di Pisa e un ragazzo che abita a San Giusto vicino all'aeroporto. «Quando si è staccato dalla pista - dice il giovane che non vuole rivelare il suo nome - il C-130 J aveva le fiamme sotto l'ala. Le ho viste in mezzo al fumo. Considerato che quando questi aerei decollano hanno i serbatoi pieni, c'era anche il rischio che esplodesse».
L'ultima manovra. La torre di controllo del «Dell'Oro», lo scalo militare che serve anche il Galilei, l'aeroporto civile con cui divide la pista, è lì davanti con le sue piattaforme bianche e rosse: «In linea d'aria dista un chilometro. Quella, invece, è la linea ferroviaria a collo d'oca che devia dalla Tirrenica e passa dietro Pisa. Laggiù in mezzo a quel campo - spiega Mariangela Lagardi puntando l'indice - c'è il treno che stava transitando mentre l'aereo precipitava. Forse è proprio grazie al pilota che ha perso la vita se la tragedia non ha assunto proporzioni maggiori».
I soccorritori. Il pomeriggio scorre lento. Un carabiniere è piantato in mezzo ad un ponticello sulla strada bianca delle Rene: «Non si può proseguire: possono transitare solo i mezzi di soccorso». Il numero dei curiosi aumenta con il passare delle ore: arrivano in auto e scooter. I vigili del fuoco si muovono fra i resti del C-130 J: il troncone di coda è ridossato alla massicciata della ferrovia. L'aria è umida e fa freddo. Un elicottero dei carabinieri descrive cerchi a bassa quota attorno all'area dove in un raggio di 150 metri sono sparsi i resti del velivolo.
Come il terremoto. Anna Maria Ton si stringe nel piumino: «Sono 38 anni che abito qui e non ricordo niente del genere. Quando c'è stato lo schianto ero dentro - ricorda - Ha tremato tutto: pareti, vetri, mobili». La figlia Mariangela era seduta sul divano sotto la finestra e stava guardando un film alla televisione: «Mi sono spaventata, ho girato gli occhi ed ho visto la fumata nera. Le fiamme correvano sul terreno per decine di metri. Ho chiamato il 112: ho detto ai carabinieri di venire subito perchè era accaduto un disastro. In quel momento dai cancelli dell'aeroporto militare che si vedono anche da qui, sono usciti i vigili del fuoco con le autobotti di schiumogeno e le ambulanze militari. I soccorsi sono stati veloci, ma si capiva che c'era poco da fare». Hanno avuto paura in tanti quando c'è stato lo schianto, udito anche a parecchia distanza dal luogo della tragedia. «Ero dentro un magazzino e stavo lavorando - racconta un operaio di Coltano, tre chilometri dalle Rene - Ho sentito una gran botta. Non capivo cosa fosse successo, ho pensato ad una bomba, a un attentato. Solo un'ora dopo ho saputo dell'aereo».
La disperazione. Fa quasi buio quando in via delle Rene arriva una ragazza in lacrime che conosce un militare della 46ª. «L'ha sentito al telefono una mia amica poco prima che andasse in volo - singhiozza - Quando ha saputo del disastro, ha provato a richiamarlo almeno 50 volte sul cellulare, ma nulla... Mi sento impotente». Prima di andarsene pronuncia un cognome: nel tardo pomeriggio comparirà nella lista delle vittime.
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