La manifestazione
PISA
«Zona industriale? No, un ghetto»
Carlo Venturini
Da polmone industriale a ghetto produttivo. Ieri mattina la cooperativa Ospedaletto servizi, che riunisce circa 40 aziende dell'area artigianale, ci ha accompagnato in auto in un tour nel degrado e nella mancanza di servizi per le oltre 300 aziende che lavorano ad Ospedaletto.
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PISA. Da polmone industriale a ghetto produttivo. Ieri mattina la cooperativa Ospedaletto servizi, che riunisce circa 40 aziende dell'area artigianale, ci ha accompagnato in auto in un tour nel degrado e nella mancanza di servizi per le oltre 300 aziende che lavorano ad Ospedaletto. Già la situazione economica nazionale è da depressione, immaginiamo quanto sia avvilente e demoralizzante andare a lavorare ogni mattina in quella zona.
«Il Comune - dice Maria Camilla Masini, presidente di Ospedaletto servizi - è sempre disponibile ad ascoltarci, ma ci deve venire incontro non solo a parole ma anche nei fatti con rimozione delle discariche, nuova segnaletica, nuova illuminazione e soprattutto con un trasporto pubblico degno di questo nome».
Discariche. C'è solo l'imbarazzo della scelta. Ogni angolo di Ospedaletto è buono per scaricarci di tutto. Lungo il canale che costeggia la zona industriale e che passa accanto al campo rom, sempre più grande, e da cui saliva una colonna di fumo nero anche ieri, c'è di tutto. Una macchina semibruciata, bombole del gas, materassi, scaldabagni, una Fiat seicento rossa incidentata, ferma da anni contro un palo, con gomme a terra. Lungo via Maggiore di Oratoio, si vede che qualcuno ha pulito il fosso, ma quello che è stato tolto dal canale è stato posato sui prati. La via sterrata che è perpendicolare al fosso (non ha un nome) è pienissima di ogni tipo di rifiuto. Lì, però, ieri c'era un camioncino con braccio meccanico che stava sgomberando i rifiuti. Segno che qualcosa si muove.
Mentre facciamo il giro in macchina, notiamo un'auto che si ferma vicino ad un cassonetto e vi riversa dentro decine di scatole. Facciamo il giro, apriamo il cassonetto e dentro ci troviamo centinaia di cialde da caffè scadute. Poteva andare peggio. «Vedete - dice Masini - la colpa è anche degli imprenditori che operano qua, ma è pur vero che, se trovassero una situazione decente, avrebbero più rispetto».
La segnaletica. È un altro tallone di Achille. Perdersi ad Ospedaletto è d'obbligo, anche perché sul navigatore delle auto molte strade dell'area industriale sono ectoplasmi che compaiono e scompaiono, ma da qualche parte ci dovrebbero essere. E, come da copione, un furgone ci affianca e ci chiede l'indicazione di una azienda. Facciamo spallucce, non sappiamo dove sia la ditta che magari sta aspettando un carico importante. «Qui è una giungla - spiega Masini - ognuno fa come gli pare. Non c'è uniformità di segnaletica per le aziende».
In effetti, più che in una zona industriale, pare di andare a Disneyland con cartelli aziendali di dimensioni e colori diversi, appiccicati alla belle e meglio sui pali della luce. La segnaletica stradale è insufficiente e vecchia: scolorita, arrugginita, illeggibile, caduta a terra assieme a cartelli di divieto di sosta.
Segnaletica orizzontale? Inesistente. Impossibile, poi, leggere i nomi delle strade. Via Righi, dove inizia e dove finisce? Arrivati alla rotatoria della Pace si può girare all'infinito perché non c'è un solo cartello. Stessa cosa per l'incrocio tra via Meucci e via Malpighi.
Trasporti e servizi ristoro. «Il livello di interesse della Compagnia pisana trasporti per questa zona è testimoniato dalle fermate degli autobus», dicono alla Ospedaletto servizi. Prima o poi ci scappa il morto, si potrebbe aggiungere. Le fermate sono sulla via Emilia e sono indicate da pali piantati sul ciglio della strada. Non c'è la tettoia, non c'è lo spazio per la fermata del bus. «Ci sono persone - spiegano alla cooperativa - che si portano le seggioline da pesca, quelle pieghevoli».
Quando mancano tutte queste cose, scrivere dell'assenza di bar e ristoranti è superfluo. Prima di lasciarci, la cooperativa Ospedaletto servizi ci fa vedere una pubblicazione del 2005. Ironico il titolo "Cartoline da Ospedaletto". Già allora la situazione era desolante.
«Il Comune - dice Maria Camilla Masini, presidente di Ospedaletto servizi - è sempre disponibile ad ascoltarci, ma ci deve venire incontro non solo a parole ma anche nei fatti con rimozione delle discariche, nuova segnaletica, nuova illuminazione e soprattutto con un trasporto pubblico degno di questo nome».
Discariche. C'è solo l'imbarazzo della scelta. Ogni angolo di Ospedaletto è buono per scaricarci di tutto. Lungo il canale che costeggia la zona industriale e che passa accanto al campo rom, sempre più grande, e da cui saliva una colonna di fumo nero anche ieri, c'è di tutto. Una macchina semibruciata, bombole del gas, materassi, scaldabagni, una Fiat seicento rossa incidentata, ferma da anni contro un palo, con gomme a terra. Lungo via Maggiore di Oratoio, si vede che qualcuno ha pulito il fosso, ma quello che è stato tolto dal canale è stato posato sui prati. La via sterrata che è perpendicolare al fosso (non ha un nome) è pienissima di ogni tipo di rifiuto. Lì, però, ieri c'era un camioncino con braccio meccanico che stava sgomberando i rifiuti. Segno che qualcosa si muove.
Mentre facciamo il giro in macchina, notiamo un'auto che si ferma vicino ad un cassonetto e vi riversa dentro decine di scatole. Facciamo il giro, apriamo il cassonetto e dentro ci troviamo centinaia di cialde da caffè scadute. Poteva andare peggio. «Vedete - dice Masini - la colpa è anche degli imprenditori che operano qua, ma è pur vero che, se trovassero una situazione decente, avrebbero più rispetto».
La segnaletica. È un altro tallone di Achille. Perdersi ad Ospedaletto è d'obbligo, anche perché sul navigatore delle auto molte strade dell'area industriale sono ectoplasmi che compaiono e scompaiono, ma da qualche parte ci dovrebbero essere. E, come da copione, un furgone ci affianca e ci chiede l'indicazione di una azienda. Facciamo spallucce, non sappiamo dove sia la ditta che magari sta aspettando un carico importante. «Qui è una giungla - spiega Masini - ognuno fa come gli pare. Non c'è uniformità di segnaletica per le aziende».
In effetti, più che in una zona industriale, pare di andare a Disneyland con cartelli aziendali di dimensioni e colori diversi, appiccicati alla belle e meglio sui pali della luce. La segnaletica stradale è insufficiente e vecchia: scolorita, arrugginita, illeggibile, caduta a terra assieme a cartelli di divieto di sosta.
Segnaletica orizzontale? Inesistente. Impossibile, poi, leggere i nomi delle strade. Via Righi, dove inizia e dove finisce? Arrivati alla rotatoria della Pace si può girare all'infinito perché non c'è un solo cartello. Stessa cosa per l'incrocio tra via Meucci e via Malpighi.
Trasporti e servizi ristoro. «Il livello di interesse della Compagnia pisana trasporti per questa zona è testimoniato dalle fermate degli autobus», dicono alla Ospedaletto servizi. Prima o poi ci scappa il morto, si potrebbe aggiungere. Le fermate sono sulla via Emilia e sono indicate da pali piantati sul ciglio della strada. Non c'è la tettoia, non c'è lo spazio per la fermata del bus. «Ci sono persone - spiegano alla cooperativa - che si portano le seggioline da pesca, quelle pieghevoli».
Quando mancano tutte queste cose, scrivere dell'assenza di bar e ristoranti è superfluo. Prima di lasciarci, la cooperativa Ospedaletto servizi ci fa vedere una pubblicazione del 2005. Ironico il titolo "Cartoline da Ospedaletto". Già allora la situazione era desolante.
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