Il lutto
LA DENUNCIA DEI MEDICI
Niente visite fiscali contro i fannullonil'Asl non ha i soldi
Candida Virgone
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Il dottor Francesco Martire che ha sollevato il caso e una visita a una pazienteMentre Brunetta dichiara guerra ai presunti fannulloni e ai malati immaginari e mentre aumenta il numero delle ore in cui scovare a casa chi potrebbe barare, l'Asl di Pisa riduce drasticamente quello delle visite fiscali per mancanza di budget. I controlli sarebbero pochissimi e random e, se davvero ci fosse assenteismo, avrebbe tutte le carte in regola per prosperare
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PISA. A denunciare la cosa sono alcuni medici, professionisti convenzionati che, puntando sul gran numero di visite programmate prima ogni mese dall'Asl e contando su questa entrata mensile, avevano accantonato altre ipotesi di lavoro consacrandosi ad una sola e arrivando adesso a percepire mensilità che, a dire loro, sfiorano anche 40 euro lordi al mese, 20 netti. Un medico pisano, il dottor Francesco Martire, ha preso carta e penna e ha scritto non solo all'ordine dei medici e all'Asl, ma anche al ministro Brunetta.
«Brunetta ha cambiato dapprima gli orari delle visite fiscali - spiega il medico - per stanare i presunti assenteisti. Così i medici non dovevano andare a domicilio dalle 10 alle 12 o dalle 17 alle 19, ma dalle 8 alle 20; poi si è fatto marcia indietro, era troppo, e si è tornati all'orario solito, che cambierà però dal 15 prossimo, perchè il ministro ha chiesto un controllo di 7 ore, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Le ore sono aumentate, ma il numero di visite è crollato a picco, passando da circa un migliaio di richieste al mese ai primi di gennaio scorso, alla copertura prevista, per il periodo luglio-dicembre, dunque per gli ultimi sei mesi, di non più di cento visite in tutto. Siamo una ventina di medici, ce ne tocca quindi una al mese».
Ma come funziona il servizio? A richiedere le visite fiscali, cioè i controlli a casa dei lavoratori assenti per malattia, sono datori di lavoro ed enti previdenziali. Tenendo presente che l'Inps copre le sue necessità con proprio personale, il resto viene affidato alle Asl, che entrano in gioco ad esempio per l'Inpdap, cioè per i dipendenti pubblici.
«Nel 2002 - spiega il medico - scatta una convenzione regionale che utilizza per questo servizio dei liberi professionisti: facciamo questa scelta in 8, molti noi lasciando altri impegni per riuscire a soddisfare la domanda. Le richieste, fino a gennaio scorso, sfiorano il migliaio al mese, riusciamo a coprirne poco meno, circa 700, che dividiamo fra noi, remunerati a visita, senza 13ª e ferie pagate, con una disponibilità continua, a Natale, Pasqua, sempre. A gennaio dall'Asl confermano noi, titolari e supplenti, mentre a maggio aprono le liste anche a loro dipendenti che vengono così dirottati pure questi sul servizio. A luglio, visto che l'Asl non riceve i compensi dovuti dagli enti per il servizio, l'impegno viene ridotto e si fanno solo un settimo delle visite che si facevano prima. Ho scritto anche all'ordine, chiedendo un confronto, ma a nessuno interessa la fine che abbiamo fatto».
La direzione dell'Asl ammette: si chiedono più controlli ma si riducono i budget e gli enti pubblici non hanno fondi con cui pagare l'azienda. Non resta dunque che servirsi dei propri dipendenti, a costo zero. Il numero delle visite dunque è stato ridimensionato, insieme al ricorso ai convenzionati.
Chi ne beneficierà insomma sono i veri fannulloni: dormite sonni tranquilli, i soldi mancano e i controlli latitano...
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