Il dolore
LA POLEMICA
Complesso Marchesi, è arte? Sì ma da demolire - SONDAGGIO
Marco Barabotti
Per alcuni è un’opera d’arte da salvare, il massimo esempio italiano di architettura sociale degli anni ’70. Per altri è una scuola superata che presenta problemi insormontabili, dai costi enormi, che va abbattuta per ricostruirne una nuova. Intorno al complesso Marchesi a Pisanova si è aperto un vero e proprio caso, di dimensioni nazionali
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PISA. Per una parte è un'opera d'arte da salvare, per un'altra è una scuola superata che presenta problemi insormontabili e dai costi enormi, e che va abbattuta per ricostruirne una nuova. Stiamo parlando del complesso Marchesi a Pisanova, dove è in corso la nascita del secondo centro urbano di Pisa trascinato dallo spostamento dell'ospedale a Cisanello. Il complesso ospita due scuole: il liceo scientifico Buonarroti e l'istituto per geometri Santoni, oltre a campi sportivi, tra cui una piscina aperta a tutti, e la biblioteca della Provincia. La volumetria è fortemente articolata e si sviluppa su due, tre e quattro piani e composta da quattro diversi corpi (il nucleo dei geometri, il complesso delle attrezzature, i laboratori e il nucleo dello scientifico).
Si è così aperto un vero e proprio caso, di dimensioni nazionali, tra chi vuole conservare il complesso - vi sono associazioni, l'Ordine degli architetti di Roma e di Pisa, la Fondazione Bruno Zevi e l'adesione di molti cittadini, tra cui l'ex direttore dell'Unità Furio Colombo - e chi invece lo ritiene una palla al piede di cui disfarsi il prima possibile (in primis l'amministrazione provinciale, che ne è la proprietaria). L'area, una volta liberata, vedrebbe la nascita di una sorta di centro commerciale. Per Furio Colombo non ci sono alibi: «Il complesso Marchesi è considerato come il massimo esempio italiano di architettura sociale, cioè pensata per coniugare il rapporto comunicativo tra professori e studenti con la funzionalità stessa».
L'anno dell'inaugurazione del "Marchesi" è il 1974, ma la sua storia comincia a fine anni Sessanta, quando la Provincia decise di indire un concorso nazionale per la realizzazione di un grande complesso scolastico dotato di attrezzature sportive e capace di soddisfare i bisogni della popolazione giovanile. A presiedere la commissione venne chiamato Bruno Zevi, che scelse di premiare, non senza forti polemiche da parte di alcuni membri, il progetto di Luigi Pellegrin: non solo e non tanto per le soluzioni architettoniche, quanto per l'idea fortemente innovativa di scuola, e conseguentemente di società proposta. Il progetto si pose sin dall'inizio come fonte di un animato dibattito sia con l'amministrazione sia con il personale docente che mal tollerava l'idea di scuola completamente aperta sostenuta dal progettista.
All'avvio dei lavori - eseguiti dall'impresa Benini di Ferrara, specialista in strutture prefabbricate - si rese necessaria una variante in corso d'opera per l'ala nord occidentale, destinata ad ospitare gli uffici, in origine prevista allineata con il resto dell'edificio. Conclusi i lavori, all'atto del collaudo la commissione ritenne che la struttura avesse degli aspetti labili e richiedesse un progetto di irrigidimento dell'attacco dei pilastri con il solaio, progetto che venne redatto dal dipartimento di Scienza delle costruzioni di Roma. Dopo l'inaugurazione del 1974, i rapporti tra l'amministrazione ed il progettista si interruppero completamente: tutti i lavori eseguiti dopo il 1974 vennero realizzati senza il suo consenso e come tali disconosciuti da Pellegrin. Già poco dopo l'edificazione si rese necessario procedere ad una nuova impermeabilizzazione del manto di copertura a seguito dell'assestamento della struttura.
Agli inizi degli anni Ottanta vennero realizzati anche il nucleo contenente la saletta e la biblioteca (progetto del geometra Bandinelli) e a partire dal 1987 (progetto dell'ufficio tecnico della Provincia) il nucleo dei laboratori, situato a fianco della piscina. Oggi il complesso accusa l'usura del tempo e la didattica - secondo la Provincia - ha esigenze non più in linea con quell'edificio. Il fronte del no insinua supposti interessi speculativi alla base dell'abbattimento della scuola, come la creazione di un centro commerciale, tanto che il 19 novembre il consiglio comunale è chiamato ad approvare una variante per tale destinazione. L'amministrazione provinciale replica seccamente, attaverso l'assessore provinciale all'edilizia scolastica, Miriam Celoni. «Tutti i proventi dell'operazione Marchesi - dice - sarebbero destinati alla costruzione di un nuovo complesso scolastico, non distante dall'attuale, accanto alla nuova sede della Provincia. È vero, il complesso ha una sua storia, in termini di gestione e manutenzione, che deve essere conosciuta e valutata come merita. Non ci sono altre valutazioni, se non quella dell'efficienza in proporzione ai costi, dietro alle nostre considerazioni. Invitiamo molto volentieri Furio Colombo e una rappresentanza degli architetti a visitare insieme a noi ed ai nostri tecnici il "Marchesi" per un confronto "sul campo" che possa chiarire molti aspetti».
E gli studenti cosa ne pensano? A una buona parte la scuola così com'è piace, ma c'è anche chi è decisamente contrario. La notizia è di ieri sera e viene dal responsabile dell'organizzazione dei Giovani Democratici, Valerio Capuzzi: «Chiediamo di non spendere ulteriori risorse in manutenzioni inutili e appoggiamo l'idea della Provincia di Pisa di costruire un nuovo complesso scolastico a Pisanova».
Si è così aperto un vero e proprio caso, di dimensioni nazionali, tra chi vuole conservare il complesso - vi sono associazioni, l'Ordine degli architetti di Roma e di Pisa, la Fondazione Bruno Zevi e l'adesione di molti cittadini, tra cui l'ex direttore dell'Unità Furio Colombo - e chi invece lo ritiene una palla al piede di cui disfarsi il prima possibile (in primis l'amministrazione provinciale, che ne è la proprietaria). L'area, una volta liberata, vedrebbe la nascita di una sorta di centro commerciale. Per Furio Colombo non ci sono alibi: «Il complesso Marchesi è considerato come il massimo esempio italiano di architettura sociale, cioè pensata per coniugare il rapporto comunicativo tra professori e studenti con la funzionalità stessa».
L'anno dell'inaugurazione del "Marchesi" è il 1974, ma la sua storia comincia a fine anni Sessanta, quando la Provincia decise di indire un concorso nazionale per la realizzazione di un grande complesso scolastico dotato di attrezzature sportive e capace di soddisfare i bisogni della popolazione giovanile. A presiedere la commissione venne chiamato Bruno Zevi, che scelse di premiare, non senza forti polemiche da parte di alcuni membri, il progetto di Luigi Pellegrin: non solo e non tanto per le soluzioni architettoniche, quanto per l'idea fortemente innovativa di scuola, e conseguentemente di società proposta. Il progetto si pose sin dall'inizio come fonte di un animato dibattito sia con l'amministrazione sia con il personale docente che mal tollerava l'idea di scuola completamente aperta sostenuta dal progettista.
All'avvio dei lavori - eseguiti dall'impresa Benini di Ferrara, specialista in strutture prefabbricate - si rese necessaria una variante in corso d'opera per l'ala nord occidentale, destinata ad ospitare gli uffici, in origine prevista allineata con il resto dell'edificio. Conclusi i lavori, all'atto del collaudo la commissione ritenne che la struttura avesse degli aspetti labili e richiedesse un progetto di irrigidimento dell'attacco dei pilastri con il solaio, progetto che venne redatto dal dipartimento di Scienza delle costruzioni di Roma. Dopo l'inaugurazione del 1974, i rapporti tra l'amministrazione ed il progettista si interruppero completamente: tutti i lavori eseguiti dopo il 1974 vennero realizzati senza il suo consenso e come tali disconosciuti da Pellegrin. Già poco dopo l'edificazione si rese necessario procedere ad una nuova impermeabilizzazione del manto di copertura a seguito dell'assestamento della struttura.
Agli inizi degli anni Ottanta vennero realizzati anche il nucleo contenente la saletta e la biblioteca (progetto del geometra Bandinelli) e a partire dal 1987 (progetto dell'ufficio tecnico della Provincia) il nucleo dei laboratori, situato a fianco della piscina. Oggi il complesso accusa l'usura del tempo e la didattica - secondo la Provincia - ha esigenze non più in linea con quell'edificio. Il fronte del no insinua supposti interessi speculativi alla base dell'abbattimento della scuola, come la creazione di un centro commerciale, tanto che il 19 novembre il consiglio comunale è chiamato ad approvare una variante per tale destinazione. L'amministrazione provinciale replica seccamente, attaverso l'assessore provinciale all'edilizia scolastica, Miriam Celoni. «Tutti i proventi dell'operazione Marchesi - dice - sarebbero destinati alla costruzione di un nuovo complesso scolastico, non distante dall'attuale, accanto alla nuova sede della Provincia. È vero, il complesso ha una sua storia, in termini di gestione e manutenzione, che deve essere conosciuta e valutata come merita. Non ci sono altre valutazioni, se non quella dell'efficienza in proporzione ai costi, dietro alle nostre considerazioni. Invitiamo molto volentieri Furio Colombo e una rappresentanza degli architetti a visitare insieme a noi ed ai nostri tecnici il "Marchesi" per un confronto "sul campo" che possa chiarire molti aspetti».
E gli studenti cosa ne pensano? A una buona parte la scuola così com'è piace, ma c'è anche chi è decisamente contrario. La notizia è di ieri sera e viene dal responsabile dell'organizzazione dei Giovani Democratici, Valerio Capuzzi: «Chiediamo di non spendere ulteriori risorse in manutenzioni inutili e appoggiamo l'idea della Provincia di Pisa di costruire un nuovo complesso scolastico a Pisanova».
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