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Pisa

Università in fribillazione

Terrorizzati dalla riformai ricercatori avvertono:ci sarà la fuga dei talenti

Terrorizzati dalla riformai ricercatori avvertono:ci sarà la fuga dei talenti

«Rischiamo di arrivare a 36 anni senza alcuna garanzia sul futuro», e a Pisa i precari sono circa 3000

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PISA. «Le nostre prospettive col disegno di legge Gelmini, sono una tragedia». Il mondo dei ricercatori pisani, quelli precari anzitutto, è in subbuglio. Con la riforma dell'università si elimina la figura del ricercatore a tempo indeterminato. E solo a Pisa i precari sono circa 3.000.
Il 3+3 all'americana previsto dal disegno di legge spaventa. Come funziona? Il percorso per il laureato diventerà quello del dottorato, dell'assegno di ricerca e poi del contratto a tempo determinato di tre anni, rinnovabile di altri tre. Il modello statunitense è quello della "tenure track". Oltreoceano funziona, ne, qui lascia tanti punti interrogativi.
«Anche i più bravi rischieranno di arrivare a 36 anni senza alcuna garanzia», è il grido d'allarme. La nuova strada, per il ricercatore a tempo determinato, dovrà essere quella dell'abilitazione nazionale; e poi dovrà trovare un'università con i soldi necessari per diventare professore associato. «Il tutto dopo aver fatto ricerca e anche didattica, sempre da precario. Anzi, il disegno di legge Gelmini legittima l'affidamento della didattica ai ricercatori, o meglio ai ricercatori precari», dice Carmine Zappacosta, responsabile del settore università e ricerca del Pd pisano.
Per molti questa sorta di abolizione del ruolo dei ricercatori è da leggere come un vero e proprio colpo di mano nei confronti dei giovani di talento, alimentando il fenomeno della fuga dei cervelli. Ci si chiede quindi chi potrà realmente optare per questa soluzione. «I mantenuti, che non di rado sono figli di docenti, o chi all'estero non trova niente di meglio. Con il risultato di abbassare il livello complessivo della ricerca», è la critica che si sente più spesso. E c'è anche un altro lato della medaglia, come già ha rilevato il presidente della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali Umberto Mura: «Se si può accedere in gioventù ha senso, ma se si deve prendere una persona a 40 anni e dopo sei confermarlo come assistente mi sembra un po' tardi».
E qual è invece il destino dei ricercatori attuali? Forse "ad esaurimento", proprio come accadde per gli assistenti. «Ma il problema è che sui precari di oggi non si dice niente: che fine faranno tutti quelli che hanno tra i 30 ed i 40 anni? L'università funziona grazie a loro, indispensabili per dare qualità alla ricerca e portare avanti la didattica - incalza Alessandro Breccia, ricercatore di Scienze politiche - si abolisce la figura del ricercatore a tempo indeterminato e non si aumenta il numero dei docenti assistenti».
Lo scenario che si prospetta è di enorme pressione su questa figura, conclude Breccia. «Qui si rischia il blocco di tutto, a fronte di un personale docente dall'età media avanzata», riprende Zappacosta. Che s'interroga: che fine hanno fatto gli impegni della finanziaria Prodi, che per il 2009 prevedevano finanziamenti straordinari per i nuovi ricercatori, tra l'altro in quantità doppia rispetto alle due precedenti annualità? La cosiddetta terza tranche Mussi dei concorsi avrebbe portato a Pisa tra 50 e 70 nuovi ricercatori. Al momento questi fondi (e i concorsi di conseguenza) risultano congelati, in attesa di un decreto ministeriale che deve definire la spartizione delle risorse economiche tra gli atenei. «O si vuole arrivare a cancellare questa voce di spesa oppure se ne vuol fare un elemento di trattativa rispetto ad alcune parti della proposta di riforma». Più in generale, per Zappacosta, questa riforma, che pure contiene alcuni aspetti validi, «non può rispondere solo a una logica economica per imporre dei tagli. E sul diritto allo studio si vuole andare all'azzeramento dell'autonomia universitaria, accentrando tutto sotto il ministero dell'istruzione, di concerto con quello del tesoro».
«Si cancella il sistema di democrazia interna. In tutti gli organismi previsti dalla riforma - conclude - spariscono i rappresentanti del personale tecnico-amministrativo: è come dividere qualcosa che è sempre stato insieme per l'obiettivo comune».

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di Redazione web