Attenzione
Sanità
Pagare il ticket? È come un'odissea
Angela Feo
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Da sinistra: Paola Lucarelli Franco Chiocca, Luciano Nania e Franco ConfortiLunghe file, cartelli poco visibili, macchinette automatiche con istruzioni sballate. Il pagamento del ticket all'ospedale può diventare un'odissea, soprattutto il giovedì e il venerdì quando, dopo le 12.45, l'ufficio di riscossione chiude
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PISA. Lunghe file, cartelli poco visibili, macchinette automatiche con istruzioni sballate. Il pagamento del ticket all'ospedale può diventare un'odissea, soprattutto il giovedì e il venerdì quando, dopo le 12.45, l'ufficio di riscossione chiude. Ne sanno qualcosa le migliaia di persone che ogni giorno vanno al Santa Chiara.
Il pomeriggio. Dalle 14 in poi solo le visite private (intramoenia) possono essere pagate allo sportello dell'accettazione amministrativa di fronte al Pronto Soccorso. A tutti gli altri invece, come informa un cartello, non resta che usufruire della "riscossione automatizzata": due macchinette in un piccolo corridoio dello stesso edificio, dove si materializzano in pochi minuti code interminabili che tracimano in strada. Se poi, come è successo la settimana scorsa, una delle due si guasta, per non rischiare di arrivare troppo tardi alla visita, puoi solo sperare nella gentilezza di chi ti concede di passare avanti.
La mattina. Di fronte all'ufficio ticket, dalle 8 in poi, nonostante i cinque sportelli aperti, davanti hai almeno 50 numeri. Nessun cartello avverte che, oltre alle macchinette dove si può pagare il ticket al centro prelievi, esistono gli altri due "sportelli automatizzati" all'accettazione amministrativa, che sono in funzione sempre e non solo il pomeriggio.
Sportelli automatici. In pochi, quelli che magari sono stati informati da un'infermiera, si presentano alle macchinette. «Ho fatto un'ora di fila alle urgenze del centro prelievi e poi sono venuto qui perché l'ufficio ticket sembra sotto assedio - spiega Franco Conforti, 54 anni - ma seguendo le indicazioni non riesco a pagare». In effetti, le istruzioni invitano a inserire il codice di prenotazione «rivolto verso l'alto» e la stessa scritta compare anche sul monitor. Più in basso invece c'è scritto di non inserire il codice o il foglio di prenotazione. Ed è il caos. «Neanche con una laurea in ingegneria riuscirei a capire come fare», dice Luciano Nania, 60 anni. Arrivano altre persone. Qualcuno si mette a cercare l'impegnativa, e quando l'ha trovata scopre che non gli serve proprio a nulla. Altri se ne vanno sconfortati. Dopo un quarto d'ora, la situazione si sblocca grazie all'apparizione di un'operatrice che («anche se non è compito mio») spiega ai pazienti qual è l'iter da seguire: prima si inserisce l'importo (in tanti non lo sanno) o il tipo di prestazione, poi si paga. Chi è da solo deve tornare al reparto per avere l'informazione. Chi invece sta pagando per un familiare se la sbriga con una chiamata sul cellulare. «Mancano 10 minuti alla visita della mia compagna e sono venuto io a pagare il ticket - racconta Franco Chiocca, 53 anni, di Lucca - Se non fossimo in due sarebbe stato un calvario. Ma un anziano da solo come fa? Non si potrebbe mettere una macchinetta all'interno dei reparti dove ci sono gli ambulatori, così come si fa con la macchina del caffè?».
Anche i più giovani, come Paola Lucarelli, 38 anni, di Livorno, pressati dalla fretta della visita imminente, sono in difficoltà. «Le informazioni sono contrastanti, non ci si capisce nulla. Ma non sarebbe più semplice attivare un servizio di pagamento on-line?».
Il pomeriggio. Dalle 14 in poi solo le visite private (intramoenia) possono essere pagate allo sportello dell'accettazione amministrativa di fronte al Pronto Soccorso. A tutti gli altri invece, come informa un cartello, non resta che usufruire della "riscossione automatizzata": due macchinette in un piccolo corridoio dello stesso edificio, dove si materializzano in pochi minuti code interminabili che tracimano in strada. Se poi, come è successo la settimana scorsa, una delle due si guasta, per non rischiare di arrivare troppo tardi alla visita, puoi solo sperare nella gentilezza di chi ti concede di passare avanti.
La mattina. Di fronte all'ufficio ticket, dalle 8 in poi, nonostante i cinque sportelli aperti, davanti hai almeno 50 numeri. Nessun cartello avverte che, oltre alle macchinette dove si può pagare il ticket al centro prelievi, esistono gli altri due "sportelli automatizzati" all'accettazione amministrativa, che sono in funzione sempre e non solo il pomeriggio.
Sportelli automatici. In pochi, quelli che magari sono stati informati da un'infermiera, si presentano alle macchinette. «Ho fatto un'ora di fila alle urgenze del centro prelievi e poi sono venuto qui perché l'ufficio ticket sembra sotto assedio - spiega Franco Conforti, 54 anni - ma seguendo le indicazioni non riesco a pagare». In effetti, le istruzioni invitano a inserire il codice di prenotazione «rivolto verso l'alto» e la stessa scritta compare anche sul monitor. Più in basso invece c'è scritto di non inserire il codice o il foglio di prenotazione. Ed è il caos. «Neanche con una laurea in ingegneria riuscirei a capire come fare», dice Luciano Nania, 60 anni. Arrivano altre persone. Qualcuno si mette a cercare l'impegnativa, e quando l'ha trovata scopre che non gli serve proprio a nulla. Altri se ne vanno sconfortati. Dopo un quarto d'ora, la situazione si sblocca grazie all'apparizione di un'operatrice che («anche se non è compito mio») spiega ai pazienti qual è l'iter da seguire: prima si inserisce l'importo (in tanti non lo sanno) o il tipo di prestazione, poi si paga. Chi è da solo deve tornare al reparto per avere l'informazione. Chi invece sta pagando per un familiare se la sbriga con una chiamata sul cellulare. «Mancano 10 minuti alla visita della mia compagna e sono venuto io a pagare il ticket - racconta Franco Chiocca, 53 anni, di Lucca - Se non fossimo in due sarebbe stato un calvario. Ma un anziano da solo come fa? Non si potrebbe mettere una macchinetta all'interno dei reparti dove ci sono gli ambulatori, così come si fa con la macchina del caffè?».
Anche i più giovani, come Paola Lucarelli, 38 anni, di Livorno, pressati dalla fretta della visita imminente, sono in difficoltà. «Le informazioni sono contrastanti, non ci si capisce nulla. Ma non sarebbe più semplice attivare un servizio di pagamento on-line?».
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