Lutto
PISA
Galileo testimonial degli atei ma i manifesti restano nascosti
La campagna di sensibilizzazione e proselitismo dell'unione atei - la Uarr - prosegue e ora sbarca anche a Pisa: da metà mese, quattro cartelloni 6 metri per 3 con il faccione di Galileo e lo slogan "Preferisco ragionare anziché credere" sono stati posizionati in altrettanti punti “strategici”. «Peccato che - sostiene Mainetto - per tre dei quattro manifesti sono state adoperate collocazioni diverse da quelle che avevamo chiesto. Uno è stato nascosto dietro un albero e gli automobilisti non lo vedono»
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Bus di Londra, Washington e Barcellona: «Probabilmente Dio non c’è. Adesso smettila di preoccuparti e goditi la vita». Bus di Genova, nel progetto originario: «La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno». Muri di Pisa, nella realizzazione finale: «Preferisco ragionare anziché credere: ecco perché sono ateo!».
Non è la dimostrazione del proverbio “paese che vai, usanze che trovi”. Ma, secondo Giovanni Mainetto, coordinatore del circolo UAAR di Pisa, è la prova che «siamo pur sempre il Bel Paese che ospita il Pontefice! Il quale ha molti attenti seguaci anche nella laica Toscana».
All’inizio dell’anno, i cosiddetti “ateobus” incontrarono forti pressioni contrarie nel capoluogo ligure. L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti italiana rinunciò all’affissione sui mezzi di trasporto, ma chiese ai colleghi inglesi se la traduzione scelta per Genova da loro sarebbe stata accettata. Ricevuta una risposta affermativa, sugli spazi pubblicitari fissi (più economici) di Pescara usò lo slogan previsto.
La campagna di sensibilizzazione e proselitismo prosegue e ora sbarca anche in città: da metà mese, quattro cartelloni 6 metri per 3 sono stati posizionati in altrettanti punti “strategici”. «Peccato che - sostiene Mainetto - per tre dei quattro manifesti sono state adoperate collocazioni diverse da quelle che avevamo chiesto e per le quali avevamo pagato una cifra maggiore. Per esempio in via De Ruggiero, l’hanno nascosto dietro un albero e gli automobilisti non lo vedono».
Sfondo nero: faccione di Galileo, testimonial si presume inconsapevole; un filo spinato in basso e la frase “Preferisco ragionare anziché credere: ecco perché sono ateo!”. Questa è stata scelta attraverso un sondaggio svolto tra i soci e i simpatizzanti; il resto è l’interpretazione artistica di Marco Volpi, che a qualcuno non è piaciuta. Sul sito dell’Uaar, aperto a tutti, è stato postato un commento che parla di «uso spregiudicato» dello scienziato pisano. Mainetto ricorda le difficoltà che lo studio dei pianeti portò a Galilei, «ma la Chiesa lo sta rivalutando perché era credente: forse per questo la sua immagine nei nostri poster dà fastidio. Purtroppo, allora come oggi, il recinto (spinato) in cui ci costringe il dogmatismo, limita la nostra possibilità di libertà».
Mainetto non si scoraggia e annuncia le prossime iniziative, tra cui la cena per lo “sbattezzo”, «occasione per chi si sente già ateo e in noi trova il conforto del dialogo». Infatti l’attività della sezione locale ha due obiettivi. Ovviamente recuperare fondi, dal momento che tutte le spese di pubblicazione sono state raccolte in proprio. Ma soprattutto «offrire un nuovo punto di vista a chi vuole ragionare in modo autonomo».
Mainetto non si aspetta grandi reazioni dai prelati. La sfida più “divertente” sarà rispondere a chi gli riproporrà eventualmente la prova logica dell'esistenza di Dio: “se Dio è possibile, necessariamente esiste”. Il primo che l’ha scritta nel 1701, si chiamava Leibniz.
Non è la dimostrazione del proverbio “paese che vai, usanze che trovi”. Ma, secondo Giovanni Mainetto, coordinatore del circolo UAAR di Pisa, è la prova che «siamo pur sempre il Bel Paese che ospita il Pontefice! Il quale ha molti attenti seguaci anche nella laica Toscana».
All’inizio dell’anno, i cosiddetti “ateobus” incontrarono forti pressioni contrarie nel capoluogo ligure. L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti italiana rinunciò all’affissione sui mezzi di trasporto, ma chiese ai colleghi inglesi se la traduzione scelta per Genova da loro sarebbe stata accettata. Ricevuta una risposta affermativa, sugli spazi pubblicitari fissi (più economici) di Pescara usò lo slogan previsto.
La campagna di sensibilizzazione e proselitismo prosegue e ora sbarca anche in città: da metà mese, quattro cartelloni 6 metri per 3 sono stati posizionati in altrettanti punti “strategici”. «Peccato che - sostiene Mainetto - per tre dei quattro manifesti sono state adoperate collocazioni diverse da quelle che avevamo chiesto e per le quali avevamo pagato una cifra maggiore. Per esempio in via De Ruggiero, l’hanno nascosto dietro un albero e gli automobilisti non lo vedono».
Sfondo nero: faccione di Galileo, testimonial si presume inconsapevole; un filo spinato in basso e la frase “Preferisco ragionare anziché credere: ecco perché sono ateo!”. Questa è stata scelta attraverso un sondaggio svolto tra i soci e i simpatizzanti; il resto è l’interpretazione artistica di Marco Volpi, che a qualcuno non è piaciuta. Sul sito dell’Uaar, aperto a tutti, è stato postato un commento che parla di «uso spregiudicato» dello scienziato pisano. Mainetto ricorda le difficoltà che lo studio dei pianeti portò a Galilei, «ma la Chiesa lo sta rivalutando perché era credente: forse per questo la sua immagine nei nostri poster dà fastidio. Purtroppo, allora come oggi, il recinto (spinato) in cui ci costringe il dogmatismo, limita la nostra possibilità di libertà».
Mainetto non si scoraggia e annuncia le prossime iniziative, tra cui la cena per lo “sbattezzo”, «occasione per chi si sente già ateo e in noi trova il conforto del dialogo». Infatti l’attività della sezione locale ha due obiettivi. Ovviamente recuperare fondi, dal momento che tutte le spese di pubblicazione sono state raccolte in proprio. Ma soprattutto «offrire un nuovo punto di vista a chi vuole ragionare in modo autonomo».
Mainetto non si aspetta grandi reazioni dai prelati. La sfida più “divertente” sarà rispondere a chi gli riproporrà eventualmente la prova logica dell'esistenza di Dio: “se Dio è possibile, necessariamente esiste”. Il primo che l’ha scritta nel 1701, si chiamava Leibniz.
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