Il Tirreno

Pisa

PIAZZA DELLE VETTOVAGLIE

"Non condannate il popolo della notte"

Cittadini contro il popolo della notte per la questione di piazza delle Vettovaglie. Ma gli studenti sono un patrimonio della città e quind  diventa un errore - magari suggerito dalla ricerca di consenso - compiacere le richieste di chi vorrebbe Pisa sonnacchiosa e vuota. Ci riflettano comitati, singoli cittadini, autorità e personalità che parlano della necessità di mettere fine alla movida di Gianfranco Borrelli

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Non dovrebbe essere più necessario citare Pasolini per spiegare quanto sia sbagliato vedere nelle forze dell’ordine un avversario o un simbolo del potere e dei provvedimenti contro cui ci si batte. Soprattutto non dovrebbe esserlo proprio per coloro - studenti e precari dell’università e quindi colti e di sicuro a conoscenza dei suoi scritti - che sabato notte hanno manifestato per una presunta libertà da conquistare in piazza delle Vettovaglie. Come se libertà fosse lasciar commettere reati (spaccio di droga, coltellate, violenze e violazione delle regole).

Assistere a sfottò, provocazioni, gesti sprezzanti, ripetuti e assillanti, come il circondare con il nastro di plastica l’area in cui c’era il presidio mobile dei militari, è stato alla fine triste.
E per fortuna, grazie al controllo dei nervi degli stessi carabinieri, non si è trasformato da scenario triste a scenario di violenza e scontro fisico.

Ma certo indicare nella presenza del presidio dei carabinieri uno degli aspetti del conflitto in città tra i residenti e la folla dei giovani che popola piazze e borghi di notte, è fuorviante. Inoltre, come davanti a uno specchio, giustifica la posizione altrettanto integralista di chi dice andatevene a casa.

Il punto, infatti, è la mancata comprensione che esigenze contrapposte non possono essere affrontate con la sicumera che la propria è un valore, quella contrapposta una prevaricazione da cancellare. Se residenti, comitati, a volte l’amministrazione, pensano che la soluzione sia mandare tutti a casa, negano che la socializzazione è anch’essa un valore, la testimonianza di una ricchezza delle relazioni umane che è bene che ci siano. Anche di notte. Fanno quasi sperare che queste generazioni non si instupidiscano come altre davanti a uno schermo televisivo.

Non solo, a volte bisogna ricordare che Pisa è una città universitaria. Per sua fortuna è una città in cui la presenza giovanile è una risorsa di intelligenza, scienza e innovazione (gli esempi sono tanti). E sono tanti gli studenti, così come tanti sono i giovani che arrivano dalla provincia e anche da Livorno per viverla nello scenario suggestivo dei lungarni e delle piazzette medievali. Se si caccia la gente della notte, cantata da Jovanotti in una sua canzone, si caccia anche questa ricchezza. E allora il sonno sarà sicuramente tranquillo, ma sarà anche simile a un letargo deleterio (e non parlo del parassitismo degli affitti a nero...).

Allo stesso tempo, se quella folla di giovani, uno per uno e tutti insieme - assumendosi la responsabilità anche dei comportamenti dell’amico e di chi gli sta vicino - non si rende conto che quello del riposo è un diritto anche superiore a quello del loro divertimento, allora non comprende che una società in cui valgono le regole è una società più libera e giusta. E che, se si ha voglia di costruirla questa società, visto il disastro a cui siamo arrivati in questi ultimi anni nel nostro Paese, allora è bene associare comportamenti a contenuti.

Insomma, Pisa è di chi ci abita, ma anche di chi la frequenta e la vive. Ed è anche di chi ci lavora. Gestori e personale dei locali, dei pub, dei bar, sono spesso destinatari di restrizioni, regole nuove, indicati come responsabili del caos. Ma temo che sia così solo perché è più semplice individuare qualcuno con cui prendersela quando le soluzioni sono difficili. E così diventa un errore - magari suggerito dalla ricerca di consenso - compiacere le richieste di chi vorrebbe Pisa sonnacchiosa e vuota. Ci riflettano comitati, singoli cittadini, autorità e personalità che parlano della necessità di mettere fine alla movida.

Lo sforzo a cui si è chiamati è quello di impostare diversamente il problema. Non dando per scontato che si tratta di esigenze inconciliabili, ma appunto cercando una compatibilità possibile. Bisogna dare diritto di cittadinanza alla gente della notte, che significa anche sicurezza (nelle strade deserte aumentano i reati), ma concordando regole da far rispettare.
Un laboratorio, proprio qui, per diffondere e sviluppare un nuovo significato del senso civico, è ancora possibile.

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