Il Tirreno

Pisa

SICUREZZA

Divisi su Piazza delle Vettovaglie«Ora un corteo anti spacciatori»

Gianluca Campanella
Divisi su Piazza delle Vettovaglie«Ora un corteo anti spacciatori»

Studenti, commercianti e residenti insieme contro gli spacciatori. Dopo la manifestazione degli incappucciati di sabato scorso, gli studenti prendono la parola per ribadire il loro no alla militarizzazione della piazza. E alla fine salta fuori la proposta di un corteo contro il nemico comune. Ma le posizioni restano distanti

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PISA. Alla fine c'è una timida apertura: «Se necessario gli studenti faranno una manifestazione con i residenti, contro gli spacciatori; ma lo dobbiamo decidere insieme in un'assemblea pubblica da tenere fra due/tre settimane». Dopo la manifestazione di sabato contro il presidio dei carabinieri, gli universitari hanno detto la loro in Piazza delle Vettovaglie. "Riteniamo che la scelta di mettere un presidio fisso di carabinieri in piazza delle Vettovaglie sia solo una scelta demagogica, che non dà alcuna risposta alle questioni della sicurezza, ma anzi ha provocato un disastro economico agli esercenti della piazza". Lo ha detto Andrea Vescio, uno degli studenti aderenti al comitato 'Piazza delle Vettovaglie liberata', in pieno centro storico a Pisa, che la sera di sabato scorso ha messo in atto un'iniziativa contro i carabinieri che rischia di avere conseguenze giudiziarie (leggi - guarda il video - foto). "Non servono le forze dell'ordine - ha aggiunto Vescio - ma il recupero di uno spazio sociale. L'iniziativa di sabato non si ripeterà, ma chiediamo a residenti e commercianti di sedersi con noi attorno a un tavolo per discutere di come riappropriarci della piazza e chiudere definitivamente questa militarizzazione".

Dall'incontro però non sembra uscire una posizione comune. Una giovane studentessa dice: «Mi inquieto quando prendo l'aperitivo davanti agli sbirri». L'ambulante: «Invece io li voglio». Lo studente pisano: «Hanno speso 500mila euro per 15 telecamere; ma non era meglio mettere bagni pubblici e cestini?». Una cittadina di 20 anni: «Se torno di sera ho paura». Gli studente fuori sede: «Con momenti di socialità diffusa la gente non si buca più per strada». Un cittadino: «Ma si buca da un'altra parte; tu non lo vedi qui, ma il problema lo hai solo spostato». Una donna quarantenne: «Loro devono capire che questa piazza è anche nostra. Paghiamo le tasse, perché non se ne vanno a Rebeldìa?». La studentessa fuori corso: «Grazie a noi questo non è più il ghetto dell'eroina». E il vecchietto in lontananza: «Andate a studiare a casa vostra».

Prese singolarmente, le istanze di ogni categoria sono comprensibili: i commercianti vogliono guadagnare di giorno, gli abitanti dormire di notte, gli studenti divertirsi e l'amministrazione non vuole attriti. Ma quando ognuno presenta la propria soluzione, allora le posizioni appaiono inconciliabili: i commercianti chiedono più polizia, gli abitanti che la musica finisca all'ora giusta, gli studenti contestano la "militarizzazione" e il Sindaco invoca più regole e meno bar. Addirittura si erigono muri quando ciascuno percepisce nell'altro la causa di un fastidio: i commercianti non vogliono spazzare escrementi "umani" e vomiti alcolici prima di aprire bottega; gli abitanti s'infuriano per la mancanza di rispetto nei loro confronti; gli studenti si sentono umiliati quando sono trattati da ospiti.

Si individua un nemico comune: gli spacciatori. E gli universitari lanciano la loro proposta: un'assemblea pubblica, un'autogestione culturale delle Vettovaglie, da tenere a metà novembre e alla quale è invitato chiunque abbia a cuore la vivibilità della città e voglia discutere sul modo per realizzarla. E poi l'idea: «Se serve sfiliamo per il centro, tutti insieme contro gli spacciatori».

Dite la vostra e lasciate le vostre proposte per la piazza
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