Il Tirreno

Pisa

IN CORTE D’ASSISE

Il killer poteva essere fermato

Candida Virgone
Il killer poteva essere fermato

Poteva essere fermato quello che è accusato di essere il serial killer delle prostitute? È un vecchio interrogativo, emerso anche ieri dal processo in corte d'assise contro Pino Cobianchi, in carcere per l'uccisione di una giovane pisana, Veruska Vason, e chiamato a rispondere della morte di altre tre ragazze di vita, tutte uccise fra il giugno e l'agosto del 2003

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PISA. Poteva essere fermato quello che è accusato di essere il serial killer delle prostitute? È un vecchio interrogativo, emerso anche ieri dal processo in corte d'assise contro Pino Cobianchi, in carcere per l'uccisione di una giovane pisana, Veruska Vason, e chiamato a rispondere della morte di altre tre ragazze di vita, tutte uccise fra il giugno e l'agosto del 2003, la nigeriana Evelyn Ogunbor, la ceka Petra Vendikova, e la napoletana Ernestina Ingenito, le prime due di 26 anni, la terza di 23.

Ieri, davanti alla Corte d'assise, presidente Angelo Perrone, a latere Giulio Cesare Cipolletta più la giuria popolare, è proseguita la deposizione dei testi del pm Giovanni Maddaleni.

Le testimonianze più interessanti sono state quelle della donna che ha convissuto con Cobianchi dal 2002 al suo ultimo arresto, Luisa Borriello, 48 anni, napoletana, e dei titolari dell'impresa che rottamò nel luglio del 2004 una Mercedes appartenuta a Cobianchi e da cui sarebbero potuti scaturire eventualmente interessanti indizi.

«Furono i vigili urbani - ha detto la donna - a chiedermi la demolizione della Mercedes e di una Panda parcheggiata in via Taddei perché davano noia ai condomini.

Pino si era autoaccusato del delitto Ogunbor con il Tirreno nel febbraio 2004 e di altri tre (ndr: quelli di Petra ed Ernestina, più l'altro caso irrisolto del viado Wagner Pereira Da Silva) scrivendo a due magistrati, ma era stato denunciato di autocalunnia. Se il controllo della macchina poteva servire agli inquirenti, perché non lo hanno fatto fra il marzo e il luglio, prima che fosse rottamata»?

Sulla rottamazione hanno deposto anche i due titolari dell'impresa livornese incaricata della rottamazione, Alessandra Vagelli e Fausto Pozzi.

«È vero - hanno detto - furono i vigili urbani a chiedere la rottamazione delle due auto, che erano ferme da mesi, vecchie e inservibili, mentre la signora Borriello fece presente di non avere neanche i soldi necessari per farlo».

La macchina era cointestata a lei e Cobianchi e per la distruzione ci volle la compilazione di un modulo che fu portato in carcere a Cobianchi, allora detenuto da dicembre 2003 per un furto d'arma. «Ricordo - ha detto Pozzi - che la signora volle assistere personalmente alla distruzione dell'auto, per problemi affettivi disse».

Il pm ha chiesto il perché di questo gesto, rivolto solo alla Mercedes e non alla Panda, e perché, se la teste riteneva che l'auto valesse ancora qualcosa, non avesse cercato di venderla. «La macchina valeva, ma forse meno di passaggio di proprietà»: ha risposto la donna. Che poi ha apostrofato il pm dicendo: «Lei vuole avere sempre ragione, per lei è colpevole, ma a me non ha mai mentito e mi avrebbe parlato degli altri delitti come mi parlò del delitto Vason o del primo compiuto a Milano».

Un Cobianchi stanco e provato, in total black, capelli lunghi e mezzi guanti di pelle nera, ha provato con il solito show lanciando accuse vaghe ai carabinieri. Prossima tappa: il 14 dicembre.

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