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LITORALE
Spiagge all'asta?I balneari sono sul piede di guerra
Daniele Benvenuti
«Gli operatori del litorale sono con il fiato sospeso. Una nuova mannaia rischia di abbattersi sugli stabilimenti balneari e il governo tace». A lanciare il grido di allarme è il presidente della Confesercenti del litorale Alessandro Cordoni. Alla vicenda già nota dei rincari dei canoni, si è aggiunta quella ancora più delicata dei rinnovi delle concessioni demaniali
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PISA. «Gli operatori del litorale sono con il fiato sospeso. Una nuova mannaia rischia di abbattersi sugli stabilimenti balneari e il governo tace». A lanciare il grido di allarme è il presidente della Confesercenti del litorale Alessandro Cordoni. Alla vicenda già nota dei rincari dei canoni, che affrontiamo nell'articolo qui sotto, si è aggiunta quella ancora più delicata dei rinnovi delle concessioni demaniali. La Commissione europea lo scorso febbraio ha avviato una procedura d'infrazione nei confronti dello Stato italiano mettendo in discussione la legittimità del rinnovo delle concessioni demaniali (tra le quali appunto anche quelle degli stabilimenti balneari) appellandosi alla libera concorrenza. Il governo italiano, in aprile, ha confermato alla Commissione che sarebbe stata modificata tale norma eliminando così la possibilità del rinnovo automatico ogni sei anni, con la prospettiva, richiesta dall'Europa, che le concessioni demaniali, anche in fase di rinnovo, debbano essere assegnate con gara ad evidenza pubblica. Attualmente, infatti, i gestori degli stabilimenti hanno in concessione l'area per sei anni, con proroga automatica per altri sei e così via. Ad esempio le attività del litorale pisano stanno finendo di firmare il rinnovo di quella scaduta al 31 dicembre 2008 e che quindi resterà in vigore fino al 2014. In Versilia, però, la scadenza è fissata alla fine di quest'anno e quindi in caso di modifica della normativa l'intero settore sarebbe in piena crisi.
«Ci troviamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione del sistema legislativo italiano che mette in serio e reale pericolo le nostre imprese e, con esse, il nostro lavoro e quello delle nostre famiglie - spiega Gianluca Tiozzo, vicepresidente del sindacato dei balneari Fiba -. Chi ha fatto investimenti importanti sulle proprie attività adesso rischia di vederli vanificati dal mancato rinnovo della concessione. Dal governo il silenzio è assordante ed un intero settore sta vivendo nell'incertezza più totale».
Oltre il 40% degli stabilimenti balneari pisani in questi anni ha provveduto ad un piano di riqualificazione delle proprie attività con investimenti importanti. Investimenti che anche le banche hanno sostenuto proprio con la certezza che comunque le concessioni non venivano messe in discussione. «Immaginate adesso con quale coraggio dobbiamo investire - aggiunge Cordoni -. Poi, magari, alla scadenza la nostra concessione viene acquistata da un altro. Ed i lavori che abbiamo fatto? Siamo davvero stupiti dalla risposta del governo. In Italia non ci sono certo problemi di poca concorrenza nelle concessioni considerando che il 50% del litorale nazionale è ancora libero. Attendiamo una risposta concreta per un settore che dà lavoro a oltre centomila persone nel nostro paese. L'Emilia Romagna - conclude Cordoni - ha modificato la norma proponendo una concessione ventennale, decisione però impugnata dal governo. Se altre quattro Regioni la proponessero potrebbe passare come prevede la Costituzione».
«Ci troviamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione del sistema legislativo italiano che mette in serio e reale pericolo le nostre imprese e, con esse, il nostro lavoro e quello delle nostre famiglie - spiega Gianluca Tiozzo, vicepresidente del sindacato dei balneari Fiba -. Chi ha fatto investimenti importanti sulle proprie attività adesso rischia di vederli vanificati dal mancato rinnovo della concessione. Dal governo il silenzio è assordante ed un intero settore sta vivendo nell'incertezza più totale».
Oltre il 40% degli stabilimenti balneari pisani in questi anni ha provveduto ad un piano di riqualificazione delle proprie attività con investimenti importanti. Investimenti che anche le banche hanno sostenuto proprio con la certezza che comunque le concessioni non venivano messe in discussione. «Immaginate adesso con quale coraggio dobbiamo investire - aggiunge Cordoni -. Poi, magari, alla scadenza la nostra concessione viene acquistata da un altro. Ed i lavori che abbiamo fatto? Siamo davvero stupiti dalla risposta del governo. In Italia non ci sono certo problemi di poca concorrenza nelle concessioni considerando che il 50% del litorale nazionale è ancora libero. Attendiamo una risposta concreta per un settore che dà lavoro a oltre centomila persone nel nostro paese. L'Emilia Romagna - conclude Cordoni - ha modificato la norma proponendo una concessione ventennale, decisione però impugnata dal governo. Se altre quattro Regioni la proponessero potrebbe passare come prevede la Costituzione».
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