Sicurezza
Pisa
Fini boicottato? Il caso non esiste
Gianluca Campanella
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L’intervento di Gianfranco Fini venerdì all’universitàNessuna voleva boicottare il Presidente della Camera Gianfranco Fini, anzi rispetto e stima. Ridimensionare, sostenere che il caso non esiste. Così il giorno dopo il Pdl cerca di tenere sotto controllo la polemica nata dopo la totale assenza
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PISA. Nessuna voleva boicottare il Presidente della Camera Gianfranco Fini, anzi rispetto e stima. Ridimensionare, sostenere che il caso non esiste. Così il giorno dopo il Pdl cerca di tenere sotto controllo la polemica nata dopo la totale assenza - a parte un senatore e un consigliere comunale - di esponenti del centrodestra all'intervento di Fini all'università.
E se a caldo il consigliere comunale Massimo Balzi - appunto l'unico pisano presente - aveva parlato di "figuraccia", anche le precisazioni e i commenti, a parte qualche caso, non lasciano trasparire un grande attaccamento a Fini. Insomma, se non è stato boicottaggio, c'è stato disinteresse.
Venerdì all'Italian American Conference ad ascoltare la terza carica dello Stato c'era il mondo accademico, le istituzioni e i rappresentanti di alcuni partiti. Non il Pdl, con l'eccezione del senatore grossetano Franco Mugnai e appunto Balzi. Secondo il coordinatore locale del Pdl, Piero Pizzi, e il suo vice Marco Meucci, quella di Fini è stata «una presenza di carattere istituzionale, nel contesto universitario, ed è per questo che il Pdl di Pisa ha ritenuto di non partecipare come partito all'iniziativa, per non marcare politicamente un evento a-politico». Quindi per loro caso chiuso e polemiche fuori luogo.
Altri esponenti del partito aggiungono dettagli alla posizione ufficiale. La capogruppo in Consiglio comunale, Patrizia Paoletti, era «personalmente impegnata a Roma; ma né l'organizzazione del congresso, né la segreteria di Fini ci hanno invitato o avvertito». Se potesse tornare indietro, avrebbe approfondito meglio il carattere della conferenza, dal momento che qualcuno pensava fosse a porte chiuse. E avrebbe suggerito il comportamento «che dà meno adito a polemiche; ma tra di noi non ne abbiamo parlato prima». Diego Petrucci conferma la mancanza di inviti: «È stato un gesto di scarsa attenzione, di maleducazione; se fossi stato libero ci sarei andato, perché nel merito ci sono cose che mi piacciono di Fini, ma forse altri miei colleghi diranno cose diverse». Infatti, Petrucci, che è partito dal Msi, ha seguito tutte le svolte, da An al Pdl, e non è un pentito. A differenza di Francesco Capecchi che «non è più interessato a cosa dice quell'uomo». Altri, Filippo Bedini e Silvia Silvestri, non sapevano dell'evento; ad ogni modo quest'ultima rimarca il carattere super partes di una figura come il presidente della Camera, quindi «il problema della presenza non si poneva per me, ma solo per il presidente del partito, Pizzi». Fini l'altro giorno aveva ricordato che «il mondo ha voltato pagina, ora dobbiamo farlo anche noi: basta con gli automatismi delle appartenenze; se prima c'erano nemici, oggi in modo post ideologico parliamo di avversari». Riccardo Buscemi, dalla Cina dov'è in missione con la delegazione del Comune, fa sapere che ci sarebbe stato, «apprezzo molto quello che Fini sta facendo per il partito e per il Paese».
E se a caldo il consigliere comunale Massimo Balzi - appunto l'unico pisano presente - aveva parlato di "figuraccia", anche le precisazioni e i commenti, a parte qualche caso, non lasciano trasparire un grande attaccamento a Fini. Insomma, se non è stato boicottaggio, c'è stato disinteresse.
Venerdì all'Italian American Conference ad ascoltare la terza carica dello Stato c'era il mondo accademico, le istituzioni e i rappresentanti di alcuni partiti. Non il Pdl, con l'eccezione del senatore grossetano Franco Mugnai e appunto Balzi. Secondo il coordinatore locale del Pdl, Piero Pizzi, e il suo vice Marco Meucci, quella di Fini è stata «una presenza di carattere istituzionale, nel contesto universitario, ed è per questo che il Pdl di Pisa ha ritenuto di non partecipare come partito all'iniziativa, per non marcare politicamente un evento a-politico». Quindi per loro caso chiuso e polemiche fuori luogo.
Altri esponenti del partito aggiungono dettagli alla posizione ufficiale. La capogruppo in Consiglio comunale, Patrizia Paoletti, era «personalmente impegnata a Roma; ma né l'organizzazione del congresso, né la segreteria di Fini ci hanno invitato o avvertito». Se potesse tornare indietro, avrebbe approfondito meglio il carattere della conferenza, dal momento che qualcuno pensava fosse a porte chiuse. E avrebbe suggerito il comportamento «che dà meno adito a polemiche; ma tra di noi non ne abbiamo parlato prima». Diego Petrucci conferma la mancanza di inviti: «È stato un gesto di scarsa attenzione, di maleducazione; se fossi stato libero ci sarei andato, perché nel merito ci sono cose che mi piacciono di Fini, ma forse altri miei colleghi diranno cose diverse». Infatti, Petrucci, che è partito dal Msi, ha seguito tutte le svolte, da An al Pdl, e non è un pentito. A differenza di Francesco Capecchi che «non è più interessato a cosa dice quell'uomo». Altri, Filippo Bedini e Silvia Silvestri, non sapevano dell'evento; ad ogni modo quest'ultima rimarca il carattere super partes di una figura come il presidente della Camera, quindi «il problema della presenza non si poneva per me, ma solo per il presidente del partito, Pizzi». Fini l'altro giorno aveva ricordato che «il mondo ha voltato pagina, ora dobbiamo farlo anche noi: basta con gli automatismi delle appartenenze; se prima c'erano nemici, oggi in modo post ideologico parliamo di avversari». Riccardo Buscemi, dalla Cina dov'è in missione con la delegazione del Comune, fa sapere che ci sarebbe stato, «apprezzo molto quello che Fini sta facendo per il partito e per il Paese».
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