Il Tirreno

Pisa

INCHIESTA DELLA PROCURA

Insulti e minacce su Facebook

Candida Virgone
Piazza delle Vettivaglie, teatro del presunto episodio di razzismo
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Piazza delle Vettivaglie, teatro del presunto episodio di razzismo

Inchiesta della procura sul popolo di Facebook. Una decina di giovani è già sfilata davanti agli agenti della polizia postale per rispondere a proposito di una serie di insulti e minacce apparsi sul social network che unisce tutto il mondo

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PISA. Inchiesta della procura sul popolo di Facebook. Una decina di giovani è già sfilata davanti agli agenti della polizia postale per rispondere a proposito di una serie di insulti e minacce apparsi sul social network che unisce tutto il mondo. L'episodio alla base dell'inchiesta riguarda l'area di discussione a margine del gruppo "Boicottiamo la pizzeria di piazza delle Vettovaglie", sorto spontaneamente dopo il racconto di un presunto episodio di razzismo.

Un episodio collocato temporalmente a fine luglio. L'area di discussione si intitola «Che pezzi di m...».

Contro gli interventi sorti su Facebook sono scesi i proprietari della pizzeria messa all'indice, che hanno presentato alla polizia giudiziaria ben sei querele in successione a carico di una cinquantina di ospiti dell'area di discussione, riservandosi di inoltrare nuove denunce via via che gli insulti continuano a fioccare in rete e addirittura alle loro mail personali.

L'inchiesta condotta dalla polposta su offese e minacce è coordinata dal pm Giovanni Maddaleni. Ilaria Cardini e Michele Piccione, titolari del locale "La bottega della pizza", sono assistiti dall'avvocato Tommaso Azzaro.

Il gruppo di discussione è sorto intorno ad un racconto datato 26 luglio su un episodio di presunto razzismo apparso in rete in prima persona, anche se l'identità del protagonista non appare mai e non è stata ancora accertata. I commenti sono di vario genere: c'è chi si stupisce, chi si interroga, chi condanna comunque civilmente e con toni pacati i fatti raccontati, chi biasima l'intolleranza, l'inciviltà, il razzismo. Ma c'è anche chi insulta, offende, minaccia e esorta addirittura a rappresaglie: «Vendichiamoli, diamo fuoco al locale».

«Come si fa - si chiede il legale dei commercianti, l'avvocato Azzaro - a non sapere che scrivendo insulti e minacce via internet si incorre come minimo nel reato di diffamazione? Che internet è qualcosa di pubblico come un giornale? Con le minacce poi si possono configurare anche altri reati, ipotesi che sarà certamente valutata anche dalla procura. Tutto per una storia apparsa in rete, il cui protagonista, oltre a raccontare i fatti ad amici, avrebbe dovuto presentare una denuncia nelle sedi opportune contro chi l'aveva offeso. E poi, secondo i miei assistiti, i fatti si sono svolti diversamente. A scacciare l'ubriaco e a rivolgersi malamente ai presenti sarebbe stata una avventrice e il resto della discussione sarebbe proseguito con i titolari di locali vicini. Perché dunque - aggiunge l'avvocato Azzaro - prendersela con i proprietari della pizzeria, uno dei quali, Michele Piccione, essendo trapanese, non può aver chiamato nessuno terrone? Chi scrive su questa area di dibattito, poi, non capisce che oggetto della querela non è la veridicità o meno del racconto, quanto le offese e le minacce gratuite. Perfino due siti informativi, che dovrebbero conoscere le leggi in materia, si sono sbilanciati in commenti e insulti senza prendere in considerazione il punto di vista dei due ristoratori e le offese di cui sono oggetto, senza ascoltare la loro voce».

I responsabili del gruppo di discussione sorto su Facebook non hanno raccolto l'invito della redazione a commentare quanto sta accadendo.

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