Sicurezza
LA CRISI E LE ISTITUZIONI CULTURALI
Teatri, l'ora della fondazione unica
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A sinistra il porticato dell’ingresso del Teatro Verdi di Pisa, qui sopra il Teatro Era a Pontedera e a destra il Politeama di CascinaDa tre, una. Pisa più Cascina più Pontedera. Anche se quest'ultima, per ora, resiste. Torna ad affacciarsi l'ipotesi di unire le tre grandi fondazioni teatrali presenti sul territorio in una unica
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PISA. Da tre, una. Pisa più Cascina più Pontedera. Anche se quest'ultima, per ora, resiste. Torna ad affacciarsi l'ipotesi di unire le tre grandi fondazioni teatrali presenti sul territorio in una unica.
Una necessità prima che una scelta, dicono i sostenitori. Per riuscire ad andare avanti, coniugando la cultura dello spettacolo con le strette esigenze dei bilanci. Altro che gli sprechi di un tempo. Alla Fondazione Teatro Verdi di Pisa, Sergio Cortopassi (presidente del cda) ha dovuto subito usare le forbici. Il 2007, per il Verdi, è stato l'anno peggiore: deficit di 714mila euro al lordo dei contributi straordinari degli enti. L'apice di gestioni che non stavano più in piedi.
Il bilancio 2008 è stato migliore di poco (-427mila euro), ma con la necessità di chiedere un contributo di 600mila euro al Comune per non interrompere l'attività. Da allora è stata tirata una riga: taglio delle spese di gestione del 7-8%, abolite le concessioni gratuite del teatro e altro. Il consuntivo 2009, secondo le previsioni, sarà il primo vicino al pareggio o addirittura con un piccolo segno positivo.
La rotta in ogni caso è tracciata. Le fondazioni dei teatri si reggono sui contributi pubblici: Regione, Provincia, Comuni. Il tutto mentre dal governo i tagli allo spettacolo avanzano imperterriti. Gli enti locali non potranno più spingersi oltre, anzi cercheranno di regredire. Se Pontedera Teatro ha chiuso il 2008 con un avanzo di 5mila euro al netto delle imposte (e sta provando a ripetersi nel bilancio attuale), per la Fondazione Sipario Toscana i conti non tornavano lo scorso anno e non torneranno in questo. Anche perchè il Comune di Cascina ha tolto dal bilancio di previsione 2009, pur se con l'impegno di reintegrarli successivamente, i 258mila euro solitamente concessi.
La Provincia, tra i principali soci delle tre realtà teatrali, sta tessendo la sua tela sperando di approdare alla fondazione unica. A Pisa il Verdi è pronto a muoversi nella direzione indicata. Anche da Cascina stanno arrivando messaggi di apertura. Esplorazioni in corso a Pontedera, dove da poco è cambiato il sindaco, con il passaggio da Marconcini al giovane Millozzi, mentre alla fondazione ribadiscono di non essere granchè d'accordo.
I sostenitori della tesi unitaria portano varie argomentazioni. Una fondazione unica, dicono, avrebbe un peso davvero rilevante nei confronti della Regione per attrarre contributi. Tra l'altro, a Firenze vedono di buon occhio queste soluzioni. «Tutto ciò che ha funzione di mettere in rete diverse realtà, ridurre i costi di gestione, senza perdere qualità nell'offerta artistica, per noi è positivo. Non è obbligatorio unificare, è opportuno ragionare in termini di sinergie», dice Fabiana Angiolini, consigliera regionale e componente della commissione cultura. «Parlerei almeno - aggiunge - di strada da approfondire attraverso un apposito studio di fattibilità, coinvolgendo sia le fondazioni che gli enti locali». Inoltre, insistono i sostenitori, nessuno dei tre poli perderebbe le rispettive specificità. Anzi si potrebbe andare verso una specializzazione delle eccellenze, tipo la lirica per Pisa, la prosa e il centro studi per Cascina, l'innovazione per Pontedera.
Una necessità prima che una scelta, dicono i sostenitori. Per riuscire ad andare avanti, coniugando la cultura dello spettacolo con le strette esigenze dei bilanci. Altro che gli sprechi di un tempo. Alla Fondazione Teatro Verdi di Pisa, Sergio Cortopassi (presidente del cda) ha dovuto subito usare le forbici. Il 2007, per il Verdi, è stato l'anno peggiore: deficit di 714mila euro al lordo dei contributi straordinari degli enti. L'apice di gestioni che non stavano più in piedi.
Il bilancio 2008 è stato migliore di poco (-427mila euro), ma con la necessità di chiedere un contributo di 600mila euro al Comune per non interrompere l'attività. Da allora è stata tirata una riga: taglio delle spese di gestione del 7-8%, abolite le concessioni gratuite del teatro e altro. Il consuntivo 2009, secondo le previsioni, sarà il primo vicino al pareggio o addirittura con un piccolo segno positivo.
La rotta in ogni caso è tracciata. Le fondazioni dei teatri si reggono sui contributi pubblici: Regione, Provincia, Comuni. Il tutto mentre dal governo i tagli allo spettacolo avanzano imperterriti. Gli enti locali non potranno più spingersi oltre, anzi cercheranno di regredire. Se Pontedera Teatro ha chiuso il 2008 con un avanzo di 5mila euro al netto delle imposte (e sta provando a ripetersi nel bilancio attuale), per la Fondazione Sipario Toscana i conti non tornavano lo scorso anno e non torneranno in questo. Anche perchè il Comune di Cascina ha tolto dal bilancio di previsione 2009, pur se con l'impegno di reintegrarli successivamente, i 258mila euro solitamente concessi.
La Provincia, tra i principali soci delle tre realtà teatrali, sta tessendo la sua tela sperando di approdare alla fondazione unica. A Pisa il Verdi è pronto a muoversi nella direzione indicata. Anche da Cascina stanno arrivando messaggi di apertura. Esplorazioni in corso a Pontedera, dove da poco è cambiato il sindaco, con il passaggio da Marconcini al giovane Millozzi, mentre alla fondazione ribadiscono di non essere granchè d'accordo.
I sostenitori della tesi unitaria portano varie argomentazioni. Una fondazione unica, dicono, avrebbe un peso davvero rilevante nei confronti della Regione per attrarre contributi. Tra l'altro, a Firenze vedono di buon occhio queste soluzioni. «Tutto ciò che ha funzione di mettere in rete diverse realtà, ridurre i costi di gestione, senza perdere qualità nell'offerta artistica, per noi è positivo. Non è obbligatorio unificare, è opportuno ragionare in termini di sinergie», dice Fabiana Angiolini, consigliera regionale e componente della commissione cultura. «Parlerei almeno - aggiunge - di strada da approfondire attraverso un apposito studio di fattibilità, coinvolgendo sia le fondazioni che gli enti locali». Inoltre, insistono i sostenitori, nessuno dei tre poli perderebbe le rispettive specificità. Anzi si potrebbe andare verso una specializzazione delle eccellenze, tipo la lirica per Pisa, la prosa e il centro studi per Cascina, l'innovazione per Pontedera.
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