Il Tirreno

Pisa

Un ingegnere porta Pisa in Qatar

Gianni Parrini
L’ingegnere Francesco Boldrini A fianco: ecco come sarà l’hangar in costruzione
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L’ingegnere Francesco Boldrini A fianco: ecco come sarà l’hangar in costruzione

Mi piacerebbe tornare all'università per raccontare la mia esperienza agli studenti

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PISA. C'è una mano italiana nel più grande hangar del mondo, attualmente in costruzione in Qatar. È quella di Francesco Boldrini, 33 anni, originario di San Miniato, laureato a Pisa nel 2003.
Il giovane ingegnere fa parte del team che sta lavorando alla realizzazione dell'edificio principale del nuovo aeroporto internazionale della città di Doha, che sarà pronto nel 2015 ed è destinato a diventare il principale scalo del Medio Oriente, con una capacità di oltre 25 milioni di passeggeri l'anno.
L'hangar in questione è una costruzione totalmente innovativa, pronta a entrare nel guinness dei primati non appena sarà realizzata: «Il punto forte sono le dimensioni - spiega Boldrini - La struttura principale dell'hangar è costituita da una campata unica (priva di punti di appoggio ndr) lunga 220 metri. La trave principale di questa gigantesca struttura è alta 16 metri, equivalenti ad un palazzo di 5 piani. Lo scheletro metallico dell'intero edificio pesa 21.000 tonnellate, pari a circa tre volte il peso della Torre Eiffel». Numeri da paura per un complesso che accoglierà al suo interno un ambiente unico di 21.000 metri quadrati, equivalenti a tre campi da calcio.
Come ha fatto Boldrini ad arrivare a questi livelli? Dopo la tesi in ingegneria, il giovane samminiatese ha lavorato per qualche tempo nella zona del cuoio. Poi la svolta, con la chiamata della Incide Engineering, una società di Padova che si occupa di progettazione a 360 gradi, molto attiva nei paesi del Medio Oriente. «Negli ultimi tre o quattro anni abbiamo partecipato alla realizzazione di diverse infrastrutture nello stato del Qatar e in particolare nella città di Doha - racconta Boldrini - Offriamo supporto ad aziende italiane operanti nei Paesi del Golfo, in particolare l'impresa Cimolai, leader nel settore delle costruzioni metalliche».
Visti i tempi di crisi, la realizzazione di grandi infrastrutture è quasi ferma nel mondo occidentale. Di conseguenza molti ingegneri trovano in queste aree maggiori possibilità di cimentarsi con avveniristici progetti. «Il Qatar, così come altre nazioni del Medio Oriente, è al centro di una forte espansione edificatoria e ha investito oltre 10 miliardi di dollari nel potenziamento del proprio traffico aereo», dice Boldrini. Nel "progetto maxi-hangar", l'ex studente pisano riveste il ruolo di responsabile di commessa, ma non si tratta del primo incarico importante: «Già nel 2006, con lo stesso gruppo avevo progettato la Sport City Tower, una torre di 320 metri che è fra i 25 edifici più alti al mondo. In quel caso ci siamo occupati solo della parte metallica, perché la struttura esterna in calcestruzzo, è stata elaborata da uno studio di Londra».
Da San Miniato a Doha, passando per Pisa: per seguire il suo lavoro Boldrini gira il mondo come una trottola impazzita. «Finito l'hangar seguiremo altri progetti a Dubai», racconta l'ingegnere, che però non dimentica la città in cui si è laureato e i professori che più l'hanno seguito nel suo percorso di studi: «Mi piacerebbe tornare all'Università per raccontare la mia esperienza agli studenti». E l'occasione non mancherà, visto che il professor Massimo Dringoli, direttore del dipartimento di Ingegneria civile, si è già detto ben felice di accontentare Boldrini, la cui storia dimostra la capacità dei giovani di progettare il futuro.

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