Il Tirreno

Pisa

I NOSTRI SOLDI

Equitalia finisce sott'accusa

Antonio Scuglia
A sinistra Luisa Azzena e, sotto, l’ingresso del Consorzio dal Lungarno; qui accanto cittadini in in fila per pagare le tasse
◗
A sinistra Luisa Azzena e, sotto, l’ingresso del Consorzio dal Lungarno; qui accanto cittadini in in fila per pagare le tasse

Il Consorzio di bonifica, ovvero l'Ufficio fiumi e fossi, dice addio ad Equitalia. Anche per fare diventare realtà la speranza che le cartelle pazze («di cui siamo vittime e non colpevoli», spiega la presidente Azzena), diventino presto solo un ricordo del passato

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. Il Consorzio di bonifica, ovvero l'Ufficio fiumi e fossi, dice addio ad Equitalia. Anche per fare diventare realtà la speranza che le cartelle pazze («di cui siamo vittime e non colpevoli», spiega la presidente Azzena), diventino presto solo un ricordo del passato.

Insieme a Luisa Azzena, il direttore Sandro Borsacchi e la dirigente Irene Veroni ci aiutano a capire la situazione attuale dell'Ufficio e... delle cartelle che in questi anni hanno fatto disperare tantissimi pisani. E non solo pisani, visto che fra i 17 Comuni che fanno parte del Consorzio c'è anche una porzione della provincia di Livorno, ovvero il comune di Collesalvetti.

Ma perché vittime e non colpevoli? «Siamo un ente - dice la presidente - che ogni anno emette dei ruoli per il tributo, storicamente affidati a un concessionario che si occupa della riscossione. Negli ultimi anni lo ha fatto Equitalia, che ha un aggio di due euro a bolletta».

Il Consorzio dunque avrebbe interesse ad incassare ogni anno il tributo "fresco": i bollettini sono circa 105mila, per un gettito intorno ai 6 milioni di euro, che servono a coprire gli interventi di manutenzione su tutta la rete idrica, un gigante da 700 km quadrati e 1000 km di corsi d'acqua e canali, con 266 km di argini e 136 ponti. Ma nei fatti non funziona così: «Il vero problema è che non siamo mai riusciti a sapere con precisione chi paga e chi no, nonostante le numerose richieste fatte.

E quindi abbiamo peso, come Ufficio, ogni potere sui crediti degli anni precedenti, ceduti appunto a Equitalia. E per noi ovviamente è un danno riscuotere dopo anni anziché puntualmente».

Ma ora cosa succede? «Dal 2009, i nuovi bollettini di pagamento non sono più emessi tramite Equitalia ma li gestiamo direttamente con le Poste, con la gestione completa del catasto. Così sappiamo anche chi paga e chi no. E la gestione diretta facilita i rapporti con i clienti. Questo avviene già nella fase della riscossione bonaria: per quella coattiva riguardante il passato, che ora resta ad Equitalia, stiamo studiando la situazione».

L'esempio pisano fra l'altro sta facendo scuola: dopo Pisa, primo Consorzio in Toscana, numerosi altri in Italia si stanno attivando per gestire in proprio la riscossione.

Ma nel frattempo succederà per un po' che i proprietari di immobili si vedano recapitare a casa sia i nuovi bollettini "targati" Fiumi e Fossi, sia quelli vecchi per il recupero dei crediti degli anni passati, da Equitalia tramite i messi. E attenzione, avverte la dottoressa Azzena, a non generalizzare il concetto di cartelle pazze e non affidarsi ai consigli "fai da te": «Va intanto sottolineato che richiedere il pagamento di un tributo eventualmente prescritto non è affatto illegittimo. Chi riceve la cartella può impugnarla, eccependo la prescrizione, ma non può semplicemente ignorarla perché così facendo andrebbe incontro a conseguenze immediate. Aggiungo che non è nemmeno ingiusto richiedere il pagamento: il cittadino da tutelare maggiormente è quello che non ha lasciato trascorrere il tempo ma ha semplicemente pagato alla prima richiesta».

Oggi il Consorzio, che ha 35 dipendenti (a parte i consiglieri, che non vengono più pagati ma ricevono solo un rimborso spese), sta potenziando la gestione diretta sia della riscossione sia dei lavori. E i lavori sono tanti, ricorda il direttore Borsacchi: «Un'attività di manutenzione quotidiana e continua in un territorio idrografico molto complesso. Tuttora continuiamo ad allontanare le acque reflue dai centri abitati. E tuttora sono molte le zone urbane a rischio».

Ma tornando alle cartelle di pagamento, cosa deve fare un cittadino che sia convinto di aver già pagato il tributo? «Può recarsi ai nostri sportelli - spiega Irene Veroni - e chiedere la sospensione fino a 60 giorni dell'efficacia della cartella per avere il tempo di chiarirsi con Equitalia».

Le origini dell´Ufficio dei Fiumi e Fossi sono molto antiche: risalgono infatti al 1475 per decisione di Lorenzo il Magnifico. Con l´Unità d´Italia l´Ufficio dei Fiumi e Fossi, dopo aver subito ulteriori evoluzioni, diventa un vero e proprio consorzio idraulico, ossia un ente che doveva gestire l´acqua e incanalarla in fossi e fossetti per condurla al mare, con l´aggiunta, nel periodo fascista, del compito di bonifica integrale delle terre, per permettere ai contadini di coltivarle.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa