Il Tirreno

Pisa

SVANITI QUASI DUE MILIONI DI EURO

«Processate gli amanti in fuga»

Candida Virgone
«Processate gli amanti in fuga»

C'è chi giura di averli vista in zona in più occasioni e perfino in Svizzera ed in altri paesi europei. All'inizio sembrava una leggenda metropolitana, ora pare che si tratti di una notizia più che fondata e che sulle tracce della coppia accusata di un ammanco milionario dalle casse di Acque Spa, avvenuto due estati fa, gli inquirenti ci siano davvero

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PISA. C'è chi giura di averli vista in zona in più occasioni e perfino in Svizzera ed in altri paesi europei. All'inizio sembrava una leggenda metropolitana, ora pare che si tratti di una notizia più che fondata e che sulle tracce della coppia accusata di un ammanco milionario dalle casse di Acque Spa, avvenuto due estati fa, gli inquirenti ci siano davvero.

Parliamo di Laura De Liso, 42 anni, di Capannori, e di Emanuele Enrico Busetta, 46 anni, siciliano, sedicente ingegnere, che viveva a Monsummano, sospettati di esser spariti all'inizio con 1 milione e 840mila euro della società pisana per cui lei lavorava, anche se una buona fetta della grossa somma - 440mila euro - fu rintracciata e bloccata in banca dalla polizia giudiziaria di Pisa prima che prendesse il volo verso altri lidi.

Qualcosa di più su questo mistero pisano si saprà di certo a metà ottobre, il 14, data in cui è stata fissata l'udienza preliminare davanti al gup, in cui i due, presenti o contumaci, dovranno rispondere della grave accusa di peculato con cui il pm che ha seguito l'inchiesta, Raffaello Boninsegna, prima di lasciare Pisa, il 21 luglio scorso, ha chiesto per loro il rinvio a giudizio. La certezza che, nonostante siano risultati finora irreperibili, ai due venga notificata la data del procedimento viene dal fatto che gli accusati, secondo indiscrezioni, avrebbero nominato un difensore di fiducia, il legale di un grosso studio partenopeo. In caso contrario verrà comunque nominato un legale d'ufficio. E, ancora secondo indiscrezioni, sarebbe stata perfino «contestata» l'accusa: non di peculato si tratterebbe, ma di appropriazione indebita.

Tutto inizia a fine agosto 2007, quando l'impiegata modello Laura De Liso parte per le ferie e si dimette. Le dimissioni della donna, minuta ma piacente, conosciuta per un certo rigore che l'aveva fatta apprezzare sul lavoro, avevano lasciato tutti di stucco nella sede di via Bellatalla. Con una lettera rinunciava a 13ª e 14ª e salutava i colleghi. Che l'avevano cercata, senza successo.

Se lei pensava con questa mossa di tacitare gli animi si sbagliava: era stata proprio quella lettera a mettere tutti in sospetto. Indagando sugli ultimi bonifici che l'impiegata aveva detto di aver eseguito, guarda caso diretti a quelle ditte avvezze a riscuotere in tempi lunghi, si scopre così che un fiume di soldi era andato in via telematica da Acque Spa a Busetta, in parte passando per due banche toscane, la filiale di Montecatini di Banca Intesa e quella di Larciano della Cassa di Lucca. Per volare poi su conti esteri, forse uno in Svizzera, l'altro a Santo Domingo, dove i due (che prima di lasciare l'Italia avevano venduto casa) sono stati cercati ufficialmente e ufficiosamente e dove sarebbero stati visti da testimoni. Proprio da Santo Domingo fu intercettata una telefonata della donna in Italia a chi aveva comprato casa sua per dare spiegazioni sugli impianti. Era scomparso diversi mesi prima di lei il sedicente ingegnere che viveva a Monsummano, dopo aver girato fra Prato, Lamporecchio e Pieve a Nievole. Da vent'anni circa non vedeva la famiglia, che vive a Cortona.

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