Il Tirreno

Pisa

PRIMARIO DAVANTI AI GIUDICI

«Ho atteso 22 oreper fare operare mio figlio ferito»

Candida Virgone
L’interno di un’aula di giustizia
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L’interno di un’aula di giustizia

È entrato in una fase importante, ieri mattina in tribunale, il processo a carico del direttore del reparto universitario della clinica neurochirurgica dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana. Sotto accusa per omissione di atti d'ufficio il professor Giuliano Parenti, 68 anni, per un episodio avvenuto due anni fa,

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PISA. È entrato in una fase importante, ieri mattina in tribunale, il processo a carico del direttore del reparto universitario della clinica neurochirurgica dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana. Sotto accusa per omissione di atti d'ufficio il professor Giuliano Parenti, 68 anni, per un episodio avvenuto due anni fa, quando un chirurgo del Santa Maria Nuova di Firenze, Massimo Minerva, denunciò inspiegabili ritardi il rifiuto di operare il figlio diciassettenne.

Parenti, difeso dal professor Tullio Padovani, è comparso ieri mattina davanti al primo collegio (presieduto da Angelo Perrone, con a latere Giulio Cesare Cipolletta e Marco Dell'Omo) e al pm Aldo Mantovani. La famiglia Minerva (il padre Massimo, la madre Giuliana Dini e il ragazzo, Andrea), che vive a Viareggio, si è costituita parte civile assistita dagli avvocati fiorentini Patrizia Polcri e Renzo Ventura.

Ieri hanno deposto il padre del ragazzo, il fratello maggiore, Dario, e i medici che hanno seguito la vicenda, il rianimatore Giuseppe De Iaco, e i neurochirurghi che poi hanno operato il ragazzo, dopo 22 ore di attesa, il direttore dell'unità operativa ospedaliera, Riccardo Vannozzi, e il neurochirurgo Paolo Lepori.

Drammatico il racconto del padre. «La sera dell'11 giugno del 2007 - ha detto - Andrea, studente dell'istituto nautico di Viareggio, ad un incrocio viene travolto in moto da un'auto e a mezzanotte dall'ospedale della Versilia lo trasferiscono a Pisa: ha ferite aperte e fratture e gravissime lesioni alle vertebre cervicali e al midollo. Viene ricoverato in terapia intensiva e sottoposto ad accertamenti: il mattino dopo dovevano visitarlo i neurochirurghi del reparto universitario, che era di turno, e gli ortopedici che dovevano operarlo, ma nel primo pomeriggio i rianimatori attendevano ancora che qualcuno si facesse vivo. Il primario, sollecitato dai rianimatori, suggerì a quel punto il trasferimento a Firenze "perché non c'erano i ferri necessari". Chiesi di essere ricevuto - ha aggiunto Minerva - ma il collega si rifiutò. Allertai Firenze, chiesi un consulto, si predispose l'eventuale trasferimento nel capoluogo di Regione in elicottero, ma i rianimatori e gli anestesisti, viste le condizioni di mio figlio, sconsigliarono di muoverlo. Esasperato, chiamai un legale che si rivolse alla direzione generale e a quella sanitaria dell'azienda. Solo dopo la querela, scoprimmo che esisteva anche una neurochirurgia ospedaliera disponibilissima ad operarlo. Andrea entrò in sala operatoria la sera successiva il ricovero, alle 21.30, 22 ore dopo il suo arrivo al S. Chiara, quando l'azienda ospedaliera autorizzò all'intervento il primario del reparto ospedaliero, il dottor Riccardo Vannozzi, per quanto non fosse di turno».
Vannozzi ha confermato che fu allertato dall'azienda ospedaliera e che quell'intervento e i necessari seguenti, sia anteriore che posteriore, erano possibili, bastava ordinare i ferri che nel primo caso arrivarono in poche ore. De Iaco ha deposto sulla eventuale trasportabilità del ferito, a cui la sua équipe dette parere sfavorevole. Il dibattimento è stato aggiornato a gennaio.

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