Italia
PROTESTA ALL’ATENEO
Appello studentesco:salviamo il corso in scienze per la pace
Giovanni Parlato
◗
Due momenti dell’assemblea che si è scolta ieri pomeriggio a Ingegneria Sopra in primo piano a sinistra il presidente Giorgio GalloUn appello su internet degli studenti del corso di laurea in "Scienze per la pace" per salvare il loro itinerario di studi. Spiegano le loro ragioni e chiedono una firma di solidarietà. Un tam-tam telematico cui hanno già aderito 345 persone e destinato, di ora in ora, ad aumentare
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PISA. Un appello su internet degli studenti del corso di laurea in "Scienze per la pace" per salvare il loro itinerario di studi. Spiegano le loro ragioni e chiedono una firma di solidarietà. Un tam-tam telematico cui hanno già aderito 345 persone e destinato, di ora in ora, ad aumentare.
Il corso di laurea è finito nel tritacarne del decreto ministeriale 270 elaborato nel 2004 dall'allora ministro Letizia Moratti. Nel tempo sono arrivati i decreti attuativi e, di fatto, la resa dei conti per quei corsi di laurea che non rientrano entro determinati requisiti. Per l'anno accademico appena cominciato non c'è alcun pericolo di ridimensionamento, mentre potrebbe realizzarsi dal prossimo anno. Per prevenire una simile eventualità (molto realistica) gli studenti si sono mobilitati e lanciato l'appello che è il risultato di un'assemblea che si è svolta venerdì scorso.
«I nostri studi - si legge nel documento - offrono l'opportunità, sempre più necessaria, di trovare una soluzione alternativa e nonviolenta alla risoluzione dei conflitti. La pace non è assenza di conflitto, ma costruzione propositiva di una realtà migliore. La ricerca della pace è, quindi, studio scientifico e strategico di proposte e metodi concreti. L'Ateneo di Pisa, così come il Comune di Pisa proclamatosi "Comune per la Pace" - si legge ancora -, si sono vantati in passato della presenza di questo fiore all'occhiello e del prestigio che Scienze per la pace ne dava. Ora, noi studenti siamo i promotori di una difesa di questo patrimonio culturale che rischia di estinguersi».
Ieri pomeriggio, come scriviamo in questa stessa pagina, si è svolta una seconda assemblea cui ha partecipato il professore Giorgio Gallo, presidente del corso di laurea.
«Siamo in una fase molto critica per tutta l'università italiana a causa del passaggio al decreto ministeriale 270 che prevede una serie di vincoli spiega il professore -. Da una parte alcuni di questi vincoli potrebbero essere utili per la riorganizzazione della didattica, ma in realtà nascondono anche un progetto, un obbiettivo finale che è il depotenziamento dell'università pubblica. Infatti, se si riducono i finanziamenti, i numeri dei corsi di laurea e il numero dei docenti, è evidente che l'università pubblica sarà più povera rispetto a quella precedente».
Giorgio Gallo, inoltre, fa cenno ad una nota del ministro - che attualmente è solo un avviso, ma potrebbe diventare un decreto valido soltanto per le università pubbliche - in cui si prevede che gli atenei non potranno offrire un numero di ore di lezione superiore a 120 per il numero dei docenti. Per esempio, un solo docente non potrà insegnare più di 120 ore che equivalgono a tre corsi da 6 crediti. «In questo contesto - spiega Gallo - è chiaro che si riducono i corsi di laurea e noi che siamo un corso interfacoltà risentiamo di una debolezza strutturale poiché non siamo baricentrici per nessuna facoltà. Per quest'anno, il corso di laurea in "Scienze per la pace" conserverà sia la laurea triennale che quella specialistica, ma i problemi potrebbero sorgere per il prossimo anno accademico 2010/2011».
Si sta pensando, ma al momento è soltanto un'ipotesi, di affrontare il problema a livello regionale.
«L'università di Firenze - conclude il docente - ha una laurea triennale e non quella specialistica, mentre Pisa ha ambedue. Potremmo arrivare ad un accordo tra le due università in cui Firenze conserva la triennale e Pisa la specialistica in modo da garantire a livello regionale una completezza degli studi».
Il corso di laurea è finito nel tritacarne del decreto ministeriale 270 elaborato nel 2004 dall'allora ministro Letizia Moratti. Nel tempo sono arrivati i decreti attuativi e, di fatto, la resa dei conti per quei corsi di laurea che non rientrano entro determinati requisiti. Per l'anno accademico appena cominciato non c'è alcun pericolo di ridimensionamento, mentre potrebbe realizzarsi dal prossimo anno. Per prevenire una simile eventualità (molto realistica) gli studenti si sono mobilitati e lanciato l'appello che è il risultato di un'assemblea che si è svolta venerdì scorso.
«I nostri studi - si legge nel documento - offrono l'opportunità, sempre più necessaria, di trovare una soluzione alternativa e nonviolenta alla risoluzione dei conflitti. La pace non è assenza di conflitto, ma costruzione propositiva di una realtà migliore. La ricerca della pace è, quindi, studio scientifico e strategico di proposte e metodi concreti. L'Ateneo di Pisa, così come il Comune di Pisa proclamatosi "Comune per la Pace" - si legge ancora -, si sono vantati in passato della presenza di questo fiore all'occhiello e del prestigio che Scienze per la pace ne dava. Ora, noi studenti siamo i promotori di una difesa di questo patrimonio culturale che rischia di estinguersi».
Ieri pomeriggio, come scriviamo in questa stessa pagina, si è svolta una seconda assemblea cui ha partecipato il professore Giorgio Gallo, presidente del corso di laurea.
«Siamo in una fase molto critica per tutta l'università italiana a causa del passaggio al decreto ministeriale 270 che prevede una serie di vincoli spiega il professore -. Da una parte alcuni di questi vincoli potrebbero essere utili per la riorganizzazione della didattica, ma in realtà nascondono anche un progetto, un obbiettivo finale che è il depotenziamento dell'università pubblica. Infatti, se si riducono i finanziamenti, i numeri dei corsi di laurea e il numero dei docenti, è evidente che l'università pubblica sarà più povera rispetto a quella precedente».
Giorgio Gallo, inoltre, fa cenno ad una nota del ministro - che attualmente è solo un avviso, ma potrebbe diventare un decreto valido soltanto per le università pubbliche - in cui si prevede che gli atenei non potranno offrire un numero di ore di lezione superiore a 120 per il numero dei docenti. Per esempio, un solo docente non potrà insegnare più di 120 ore che equivalgono a tre corsi da 6 crediti. «In questo contesto - spiega Gallo - è chiaro che si riducono i corsi di laurea e noi che siamo un corso interfacoltà risentiamo di una debolezza strutturale poiché non siamo baricentrici per nessuna facoltà. Per quest'anno, il corso di laurea in "Scienze per la pace" conserverà sia la laurea triennale che quella specialistica, ma i problemi potrebbero sorgere per il prossimo anno accademico 2010/2011».
Si sta pensando, ma al momento è soltanto un'ipotesi, di affrontare il problema a livello regionale.
«L'università di Firenze - conclude il docente - ha una laurea triennale e non quella specialistica, mentre Pisa ha ambedue. Potremmo arrivare ad un accordo tra le due università in cui Firenze conserva la triennale e Pisa la specialistica in modo da garantire a livello regionale una completezza degli studi».
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