Il Tirreno

Pisa

IL CASO

Sembra straniera, cacciata dal negozio

Candida Virgone
La vetrina e l’ingresso del negozio Le Griffe dove è avvenuto lo spiacevole episodio
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La vetrina e l’ingresso del negozio Le Griffe dove è avvenuto lo spiacevole episodio

Razzismo e pregiudizio o esasperazione? L'uno e l'altra per una vicenda accaduta martedì sera in centro, quando una signora pisana in abito etnico è stata letteralmente buttata fuori a spintoni da un negozio, presumibilmente perché scambiata per una extracomunitaria

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PISA. Razzismo e pregiudizio o esasperazione? L'uno e l'altra per una vicenda accaduta martedì sera in centro, quando una signora pisana in abito etnico è stata letteralmente buttata fuori a spintoni da un negozio, presumibilmente perché scambiata per una extracomunitaria.

Tutto questo anche se si esprime in italiano perfetto ed in italiano perfetto aveva chiesto al negoziante: ma lei sta scherzando? Conclusione: la signora è sdegnata, non tanto per il fatto in sé, quanto al pensiero che una persona possa esser trattata male solo in base alla sua nazionalità, anche perché - aggiunge - potrebbe essere una persona ricca; la titolare del negozio (l'attività Le Griffe, in via dei Rigattieri), sostituita in quel momento dal marito, si scusa costernata e spiega che ha subito negli ultimi mesi cinque furti per un totale di quattromila euro di danno, per cui vaglia la clientela con attenzione.

La protagonista di questa storia è una pisana doc: Laura Oliva, 52 anni, da poco residente a Cascina, impiegata in una nota azienda pontederese, ex sindacalista della Cgil. Una bella signora che ama gli abiti etnici, che non è più neanche abbronzata e che, a dispetto del cognome (Oliva), non è neanche olivastra ma bella chiara. Ma tant'è: accade anche questo nel 2009.

«Amo gli abiti etnici - racconta indignata - e mio figlio, che lavora come desk manager nei progetti umanitari della Comunità europea, a volte mi regala capi originali acquistati all'estero, come quello che indossavo l'altro pomeriggio, quando mia madre, una bella signora ottantenne ed elegante, aveva deciso di uscire con me e mia sorella per farci un bel regalo. Abbiamo visto tanti negozi e siamo state accolte ovunque benissimo, perché Pisa è una città accogliente, voglio sottolinearlo. Poi abbiamo deciso di entrare in questo negozio perché avevo visto qualcosa di piacevole. Io indossavo il mio vistoso abito arancione. Appena messo piede dentro, il proprietario mi ha detto con enfasi: no, fuori, fuori. No cosa?: ho chiesto, pensavo che scherzasse. A quel punto lui si è alzato, mi ha messo le mani sulle spalle e mi ha letteralmente buttato fuori a spintoni. Gli ho detto che avrei chiamato i vigili urbani e che l'avrei denunciato perché non poteva toccarmi: lui a quel punto, mentre in strada si formava il classico capannello di gente, si è scusato e mi ha detto: prego, si accomodi. Si accomodi?

In quel negozio non metterò più piede e gliel'ho detto. Al di là della considerazione che ha del prossimo, come commerciante ha sbagliato: potevo anche essere una persona straniera, ma magari ricca. Come dimenticare pretty woman»?

La proprietaria - non vuole rilevare il suo nome, né quello del marito - è dispiaciuta. «Abbiamo subito cinque furti in poche settimane - spiega -, a volte sono persone benvestite, che, con la scusa di tenere aperto il camerino perché fa caldo, hanno infilato in apposite borse decine di capi costosi, qualcun altro è entrato per chiedere l'elemosina col cartello e mi ha portato via dal banco cellulare e portafogli, qualcun altro ha vuotato gli scaffali mentre prendevo una giacca di vetrina. A volte mi chiudo dentro e apro su richiesta, ma non si può andare avanti così. Mio marito era scottato, ha temuto di esser nuovamente derubato da stranieri. Quando mandiamo via ambulanti e mendicanti ci sentiamo dire che loro hanno il diritto di entrare. Siamo esasperati e abbiamo paura: vorrei che si capisse. Io mi scuso e chiedo alla signora di tornare, per favore: sarò felice di accoglierla». Insomma: sembra proprio che a volte l'abito faccia il monaco...

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