PISA
Cento paperoni pisani preparano il rientro dai paradisi fiscali
Antonio Scuglia
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Turisti in una spiaggia tropicaleRisultano residenti in Paesi esotici per non pagare le tasse
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PISA. Il Fisco cerca di stanarli, loro cercano di fregarlo sul tempo. Al lavoro i cento paperoni pisani (cifra non ufficiale) fittiziamente residenti all'estero.
E al lavoro soprattutto commercialisti e consulenti finanziari. La storia è ormai nota: solo in Toscana, la Finanza sta indagando su circa 1300 persone che, secondo gli inquirenti, abitano nel Granducato ma hanno preso una residenza fittizia nei paradisi fiscali dove hanno depositato i loro soldini (da Montecarlo all'Isola Dominicana, dalle Bermuda alle Cayman, ma anche a San Marino). Fonti attendibili rivelano che, di questi, circa un centinaio sono di Pisa o della provincia. Grazie allo scudo fiscale deciso dall'attuale governo, hanno tempo fino all'aprile 2010 per regolarizzare i loro patrimoni illeciti, ma devono anche farlo prima che le Fiamme Gialle li identifichino.
Il pisano Pino Staffa, consulente finanziario di Banca Generali e presidente nazionale di Baby Consumers, sta seguendo alcune di queste pratiche e conferma quanto rivelato giorni fa dal Sole-24 Ore: «La regolarizzazione e il "rimpatrio" sono previsti dall'articolo 13 bis del decreto legge 78 del 2009», spiega.
E come funzionano? Ovvero, quali strade stanno seguendo i pisani che... decidono di tornare pisani? «A partire dal 15 settembre scorso e fino al prossimo 15 aprile si possono fare emergere le attività all'estero - dice Staffa. - Lo scudo fiscale serve a mettere in regola attività finanziarie e patrimoni irregolarmente detenuti all'estero».
Che differenza c'è fra le due opzioni? «La regolarizzazione consente di mantenere all'estero le attività e il denaro: al momento è possibile solo per le attività presenti nei paesi dell'Unione europea e in Norvegia. Con il rimpatrio, invece, i beni interessati dall'emersione rientrano in Italia. Il rimpatrio giuridico consente... un trasferimento virtuale, a patto che i beni siano intestati a un intermediario residente in Italia».
E al lavoro soprattutto commercialisti e consulenti finanziari. La storia è ormai nota: solo in Toscana, la Finanza sta indagando su circa 1300 persone che, secondo gli inquirenti, abitano nel Granducato ma hanno preso una residenza fittizia nei paradisi fiscali dove hanno depositato i loro soldini (da Montecarlo all'Isola Dominicana, dalle Bermuda alle Cayman, ma anche a San Marino). Fonti attendibili rivelano che, di questi, circa un centinaio sono di Pisa o della provincia. Grazie allo scudo fiscale deciso dall'attuale governo, hanno tempo fino all'aprile 2010 per regolarizzare i loro patrimoni illeciti, ma devono anche farlo prima che le Fiamme Gialle li identifichino.
Il pisano Pino Staffa, consulente finanziario di Banca Generali e presidente nazionale di Baby Consumers, sta seguendo alcune di queste pratiche e conferma quanto rivelato giorni fa dal Sole-24 Ore: «La regolarizzazione e il "rimpatrio" sono previsti dall'articolo 13 bis del decreto legge 78 del 2009», spiega.
E come funzionano? Ovvero, quali strade stanno seguendo i pisani che... decidono di tornare pisani? «A partire dal 15 settembre scorso e fino al prossimo 15 aprile si possono fare emergere le attività all'estero - dice Staffa. - Lo scudo fiscale serve a mettere in regola attività finanziarie e patrimoni irregolarmente detenuti all'estero».
Che differenza c'è fra le due opzioni? «La regolarizzazione consente di mantenere all'estero le attività e il denaro: al momento è possibile solo per le attività presenti nei paesi dell'Unione europea e in Norvegia. Con il rimpatrio, invece, i beni interessati dall'emersione rientrano in Italia. Il rimpatrio giuridico consente... un trasferimento virtuale, a patto che i beni siano intestati a un intermediario residente in Italia».
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