Il dolore
PISA
Nomadi sgomberati da via Viaccia
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I nomadi sulla strada dopo lo sgomberoSgomberati oltre 30 nomadi che avevano occupato abusivamente le abitazioni in disuso e pericolanti in via Viaccia a Porta a Mare. L'operazione è stata coordinata dalla polizia municipale col supporto di una pattuglia dei carabinieri della stazione di Porta a Mare
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PISA. Sgomberati oltre 30 nomadi che avevano occupato abusivamente le abitazioni in disuso e pericolanti in via Viaccia a Porta a Mare. L'operazione è stata coordinata dalla polizia municipale col supporto di una pattuglia dei carabinieri della stazione di Porta a Mare. I nomadi, di origine romena, si sono opposti a lasciare le stanze. Una volta in strada, i locali pericolanti sono stati abbattuti.
L'operazione è stata eseguita ieri mattina. La polizia municipale aveva allertato anche i mezzi della ditta Luigi Toni per fare capire ai nomadi che lo sgombero sarebbe stato ultimativo. Infatti, già una quindicina di giorni fa, i nomadi erano stati allontanati da questi locali. Ma sono tornati. Per fare in modo che una simile situazione non si ripetesse, sono arrivate anche le ruspe.
Dapprima, i nomadi si sono opposti sia ai vigili urbani che ai carabinieri. Non volevano lasciare l'interno dei locali occupati abusivamente. Ma alla fine hanno dovuto desistere. Hanno preso quel poco che avevano e lo hanno portato sulla strada. E, una volta sgomberato l'interno dell'edificio, sono passate all'azione le ruspe demolendo quelle parti che erano fatiscenti.
Alcune di queste persone erano già state sgomberate in primavera scorsa da un accampamento lungo l'Aurelia. La maggior parte di quei nomadi aveva accettato di essere rimpatriata grazie ad un accordo secondo cui accettavano un incentivo economico. Una parte di questi rom aveva scelto di restare. Da quel giorno sono passati da un accampamento all'altro (anche fuori dal territorio comunale) fino a quando alcuni di essi ha occupato gli edifici fatiscenti di via Viaccia. Gli altri nomadi, invece, sono nuovi arrivi. In tutto, c'erano una decina di bambini.
Durante quell'operazione di rimpatrio, il sindaco Marco Filippeschi firmava anche un'ordinanza di divieto di accampamento. Proprio in base a quest'ordinanza, la polizia municipale ha eseguito diversi sgomberi accompagnati dalla demolizione delle baracche costruite. Una decina di giorni fa, lungo l'argine dell'Arno, nella zona del Cep, erano state allontanate una quindicina di persone che, nell'arco di una notte, avevano costruito tre baracche.
Un altro sgombero per un altro accampamento che stava per formarsi sull'Aurelia, è stato eseguito qualche giorno fa sempre dalla polizia municipale.
Il braccio di ferro dell'amministrazione comunale con i nuovi arrivi dei nomadi richiede notevole impegno. Sia per quanto riguarda il monitoraggio del territorio sia per quanto riguarda lo sgombero.
La vera difficoltà è sapere dove i nomadi costruiscono le loro baracche che riescono sempre a mimetizzare fra la vegetazione.
L'operazione è stata eseguita ieri mattina. La polizia municipale aveva allertato anche i mezzi della ditta Luigi Toni per fare capire ai nomadi che lo sgombero sarebbe stato ultimativo. Infatti, già una quindicina di giorni fa, i nomadi erano stati allontanati da questi locali. Ma sono tornati. Per fare in modo che una simile situazione non si ripetesse, sono arrivate anche le ruspe.
Dapprima, i nomadi si sono opposti sia ai vigili urbani che ai carabinieri. Non volevano lasciare l'interno dei locali occupati abusivamente. Ma alla fine hanno dovuto desistere. Hanno preso quel poco che avevano e lo hanno portato sulla strada. E, una volta sgomberato l'interno dell'edificio, sono passate all'azione le ruspe demolendo quelle parti che erano fatiscenti.
Alcune di queste persone erano già state sgomberate in primavera scorsa da un accampamento lungo l'Aurelia. La maggior parte di quei nomadi aveva accettato di essere rimpatriata grazie ad un accordo secondo cui accettavano un incentivo economico. Una parte di questi rom aveva scelto di restare. Da quel giorno sono passati da un accampamento all'altro (anche fuori dal territorio comunale) fino a quando alcuni di essi ha occupato gli edifici fatiscenti di via Viaccia. Gli altri nomadi, invece, sono nuovi arrivi. In tutto, c'erano una decina di bambini.
Durante quell'operazione di rimpatrio, il sindaco Marco Filippeschi firmava anche un'ordinanza di divieto di accampamento. Proprio in base a quest'ordinanza, la polizia municipale ha eseguito diversi sgomberi accompagnati dalla demolizione delle baracche costruite. Una decina di giorni fa, lungo l'argine dell'Arno, nella zona del Cep, erano state allontanate una quindicina di persone che, nell'arco di una notte, avevano costruito tre baracche.
Un altro sgombero per un altro accampamento che stava per formarsi sull'Aurelia, è stato eseguito qualche giorno fa sempre dalla polizia municipale.
Il braccio di ferro dell'amministrazione comunale con i nuovi arrivi dei nomadi richiede notevole impegno. Sia per quanto riguarda il monitoraggio del territorio sia per quanto riguarda lo sgombero.
La vera difficoltà è sapere dove i nomadi costruiscono le loro baracche che riescono sempre a mimetizzare fra la vegetazione.
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