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CULTURA ED EVENTI
Nel Palazzo Blui colori mediterranei del visionario Chagall
Daniela Giammusso
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Sopra: particolare del dipinto “Sulla città”Fu nella prima metà degli anni Venti e poi di nuovo al termine della seconda guerra mondiale che Marc Chagall (Vitebsk 1887 - Saint-Paul de Vence 1985) scoprì la Luce. Metaforicamente, perché dopo la fuga dalla Bielorussia, le persecuzioni naziste in Europa, l'esilio in America e la morte dell'amatissima moglie Bella, ritrovava finalmente la pace in Europa
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PISA. Fu nella prima metà degli anni Venti e poi di nuovo al termine della seconda guerra mondiale che Marc Chagall (Vitebsk 1887 - Saint-Paul de Vence 1985) scoprì la Luce. Metaforicamente, perché dopo la fuga dalla Bielorussia, le persecuzioni naziste in Europa, l'esilio in America e la morte dell'amatissima moglie Bella, ritrovava finalmente la pace in Europa, con una nuova spinta professionale e sentimentale. Ma soprattutto artisticamente, perché è affacciandosi sul Mediterraneo che il visionario autore di capolavori come «Parigi dalla finestra», «Il compleanno» o «Il re David in blu» scoprì l'esplosione dei colori caldi che caratterizzano le sue opere più mature.
È proprio a questo Chagall che Pisa dedica il suo autunno, con la grande esposizione «Chagall e il Mediterraneo» ospitata a Palazzo Blu, dal 9 ottobre al 17 gennaio. La mostra, curata dalla nipote dell'artista Meret Meyer e da Claudia Beltramo Ceppi, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa in collaborazione con il Comune, riunisce per la prima volta 150 opere tra dipinti, sculture, ceramiche e litografie che l'artista creò quando dal 1926 in poi iniziò a viaggiare tra la Provenza, la Grecia e la terra Santa.
È il primo appuntamento di un ciclo triennale dedicato ai grandi artisti del Novecento e al loro rapporto con il Mediterraneo (nell'autunno 2010 sarà a Pisa Jean Mirò) per il quale la Giunti Arte mostre e musei, organizzatrice dell'esposizione, è riuscita a riunire opere dai tre principali musei che ospitano Chagall, ovvero il Musée Chagall di Nizza, il Centre Pompidou di Parigi e il Musée Matisse di Le Cateau Cambrésis, ma anche dalle collezioni finora privatissime degli eredi del pittore. «È uno Chagall molto diverso da quello che abbiamo visto negli ultimi vent'anni, quando hanno iniziato a circolare le opere dei musei russi», racconta Filippo Zevi, amministratore delegato della Giunti.
La mostra di Palazzo Blu racconta come l'incontro col Mediterraneo rese la sua pittura e il suo universo, già popolato di gatti, voli, spose, lune e innamorati, ancora più arioso e sensuale attraverso cinque sezioni pittorico/biografiche. La prima, «La costa azzurra», racconta l'innamoramento per la terra dove scelse di passare i suoi ultimi anni traducendo l'esuberanza della luce in venti celeberrimi dipinti come «La musica», «Il circo rosso», «Gli amanti a St Paul», «I grandi mazzi di fiori». La seconda sezione, «La Bibbia», segue Chagall in Palestina nel '31 alla ricerca delle sue origini di ebreo russo, con i dipinti della Crocifissione e le incisioni per «La Bible».
«La Grecia» è la storia di un felice fallimento, quando, dopo una bozza non soddisfacente, nel '54 l'editore Tériade lo «spedì» nell'isola di Mitilene per capire cosa fosse davvero la Grecia. Il risultato sono le splendide 42 tavole (più alcune gouache) ispirate al contrastato amore tra i pastorelli Dafni e Cloe. Infine, la parte forse meno nota della sua opera, quando, incuriosito dai lavori di Picasso, Chagall iniziò a dedicarsi alla «Scultura e ceramiche» e ai «Collages».
È proprio a questo Chagall che Pisa dedica il suo autunno, con la grande esposizione «Chagall e il Mediterraneo» ospitata a Palazzo Blu, dal 9 ottobre al 17 gennaio. La mostra, curata dalla nipote dell'artista Meret Meyer e da Claudia Beltramo Ceppi, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa in collaborazione con il Comune, riunisce per la prima volta 150 opere tra dipinti, sculture, ceramiche e litografie che l'artista creò quando dal 1926 in poi iniziò a viaggiare tra la Provenza, la Grecia e la terra Santa.
È il primo appuntamento di un ciclo triennale dedicato ai grandi artisti del Novecento e al loro rapporto con il Mediterraneo (nell'autunno 2010 sarà a Pisa Jean Mirò) per il quale la Giunti Arte mostre e musei, organizzatrice dell'esposizione, è riuscita a riunire opere dai tre principali musei che ospitano Chagall, ovvero il Musée Chagall di Nizza, il Centre Pompidou di Parigi e il Musée Matisse di Le Cateau Cambrésis, ma anche dalle collezioni finora privatissime degli eredi del pittore. «È uno Chagall molto diverso da quello che abbiamo visto negli ultimi vent'anni, quando hanno iniziato a circolare le opere dei musei russi», racconta Filippo Zevi, amministratore delegato della Giunti.
La mostra di Palazzo Blu racconta come l'incontro col Mediterraneo rese la sua pittura e il suo universo, già popolato di gatti, voli, spose, lune e innamorati, ancora più arioso e sensuale attraverso cinque sezioni pittorico/biografiche. La prima, «La costa azzurra», racconta l'innamoramento per la terra dove scelse di passare i suoi ultimi anni traducendo l'esuberanza della luce in venti celeberrimi dipinti come «La musica», «Il circo rosso», «Gli amanti a St Paul», «I grandi mazzi di fiori». La seconda sezione, «La Bibbia», segue Chagall in Palestina nel '31 alla ricerca delle sue origini di ebreo russo, con i dipinti della Crocifissione e le incisioni per «La Bible».
«La Grecia» è la storia di un felice fallimento, quando, dopo una bozza non soddisfacente, nel '54 l'editore Tériade lo «spedì» nell'isola di Mitilene per capire cosa fosse davvero la Grecia. Il risultato sono le splendide 42 tavole (più alcune gouache) ispirate al contrastato amore tra i pastorelli Dafni e Cloe. Infine, la parte forse meno nota della sua opera, quando, incuriosito dai lavori di Picasso, Chagall iniziò a dedicarsi alla «Scultura e ceramiche» e ai «Collages».
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