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Detenuti al lavoro alla fattoria Don Bosco

L’ingresso del carcere “Don Bosco”
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L’ingresso del carcere “Don Bosco”

Una parte della fattoria "Don Bosco" si trasformerà in comunità penitenziaria di reinserimento, grazie anche al contributo dell'amministrazione comunale che mette a disposizione gli immobili. I detenuti lavoreranno nella lavanderia della struttura

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PISA. Una parte della fattoria "Don Bosco" si trasformerà in comunità penitenziaria di reinserimento, grazie anche al contributo dell'amministrazione comunale che mette a disposizione gli immobili. I detenuti lavoreranno nella lavanderia della struttura.

È emerso dal vertice istituzionale sui problemi del carcere convocato dal sindaco a palazzo Gambacorti per rispondere all'appello degli assessori regionali Salvadori e Rossi. Un vertice fra Regione, Società della salute, ministero di grazia e giustizia e direzione del "don Bosco". C'erano il direttore del "Don Bosco", Vittorio Cerri, l'assessora comunale al sociale, Maria Paola Ciccone, la consigliera regionale Fabiana Angiolini, e la dottoressa Rossella Giazzi, del provveditorato regionale per l'amministrazione penitenziaria, oltre, ovviamente, a Filippeschi e a Salvadori. Sono state delineate strategie condivise per sostenere i progetti di sostegno e reinserimento sociale dei detenuti in regime di esecuzione finale esterna. La riflessione si è incentrata sul miglioramento del progetto di trasformazione, attualmente in corso, di una parte della fattoria "Don Bosco" in comunità penitenziaria di reinserimento. La cooperativa "Don Bosco", creata nel 1997, è una onlus che si occupa di reinserire una parte dei detenuti, i quali, in regime di esecuzione penale esterna, lavorano ai progetti di manutenzione del verde dei giardini della Provincia e dell'ospedale e dispone di alcuni immobili concessi in affitto simbolico dal Comune. Sono state esaminate le risorse per potenziare la ricettività e la funzionalità di queste strutture, incrementare il fine pena esterno, snellire le presenze in carcere, per invogliare i reclusi a partecipare all'opera rieducativa e accedere ai benefici del fin pena fuori. Su questo si è impegnato Salvatori.

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