Sicurezza
IL RICORDO
L'astronomo che conquistò Mike
Giuliano Fontani
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Paolo Paolicchi con Mike nel 1978 e, a sinistra, il professore oggiCorreva l'anno 1978 e "Scommettiamo?" teneva banco tutti i giovedì sera. Un pisano, Paolo Paolicchi, 29 anni, per cinque puntate divenne il protagonista del telequiz di Mike Bongiorno
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PISA. Correva l'anno 1978 e "Scommettiamo?" teneva banco tutti i giovedì sera. Un pisano, Paolo Paolicchi, 29 anni, per cinque puntate divenne il protagonista del telequiz di Mike Bongiorno. Vinse complessivamente 18 milioni (15 netti) e divenne uno dei dieci campioni che andarono di diritto alla finale, con concorrenti tra i quali c'era la signora Capicchioni.
Paolo Paolicchi adesso ha 60 anni, vive e insegna a Pisa. Ma non fu la laurea, conseguita alla Scuola Normale, a portarlo negli studi televisivi di "Scommettiamo?".
«A quel tempo - ricorda Paolicchi - c'era un'etica anche nei quiz televisivi. Non ti potevi presentare sulle materie per le quali ti eri specializzato e sulle quali lavoravi tutti i giorni».
Tant'è che il giovane astronomo pisano (si era da poco laureato e aveva trovato lavoro all'Osservatorio di Brera) stupì tutti, da Mike Bongiorno alla commissione che esaminava i candidati. La sua materia era l'opera di un grande letterato, Kafka, di cui sapeva tutto.
«Fu uno dei motivi prevalenti del mio dialogo televisivo con Mike - dice Paolicchi - perché spesso il presentatore sottolineava questa curiosità, un giovane laureato in materie scientifiche che aveva passione per la letteratura... Forse gli sarà apparso perfino strano. Tant'è che quando poteva, direi per curiosità intellettuale, nel corso delle brevi interviste che precedevano il concorso, mi rivolgeva domande sugli astri, sul cosmo, sulle imprese spaziali. Era un modo tutto suo di costruire il personaggio di cui aveva bisogno la trasmissione per tirare su gli ascolti. Spesso mi domandava se avevo una fidanzata. E siccome non ce l'avevo, mi rimproverava pure, perché il suo campione doveva essere totale, compresa una vita privata da esibire davanti agli schermi».
Paolicchi è rimasto molto sorpreso e addolorato della morte di Mike Bongiorno: «Stamani (ieri, ndr) alcuni colleghi mi hanno fermato in facoltà e mi hanno chiesto se dovevano farmi le condoglianze... In realtà non devo portare il lutto, ma riconosco che quell'esperienza di oltre 30 anni fa fu importante, mi fece conoscere, tanto che ancora adesso molti la ricordano. Il ricordo che ho di Mike? Un uomo di spettacolo molto preparato, un personaggio per bene che faceva le cose bene. Forse è anche di questo che gli italiani hanno rimpianto, in un'epoca di cialtroni e di cialtronerie. Molti hanno riso delle sue gaffe, ma sono sicuro che lui ne era contento, facevano parte del personaggio. Avesse voluto le avrebbe cancellate, perché la trasmissione andava in onda il giovedì, ma era registrata il giorno prima e Mike avrebbe avuto tutto il tempo e la facoltà di oscurare quegli svarioni».
Paolo Paolicchi adesso ha 60 anni, vive e insegna a Pisa. Ma non fu la laurea, conseguita alla Scuola Normale, a portarlo negli studi televisivi di "Scommettiamo?".
«A quel tempo - ricorda Paolicchi - c'era un'etica anche nei quiz televisivi. Non ti potevi presentare sulle materie per le quali ti eri specializzato e sulle quali lavoravi tutti i giorni».
Tant'è che il giovane astronomo pisano (si era da poco laureato e aveva trovato lavoro all'Osservatorio di Brera) stupì tutti, da Mike Bongiorno alla commissione che esaminava i candidati. La sua materia era l'opera di un grande letterato, Kafka, di cui sapeva tutto.
«Fu uno dei motivi prevalenti del mio dialogo televisivo con Mike - dice Paolicchi - perché spesso il presentatore sottolineava questa curiosità, un giovane laureato in materie scientifiche che aveva passione per la letteratura... Forse gli sarà apparso perfino strano. Tant'è che quando poteva, direi per curiosità intellettuale, nel corso delle brevi interviste che precedevano il concorso, mi rivolgeva domande sugli astri, sul cosmo, sulle imprese spaziali. Era un modo tutto suo di costruire il personaggio di cui aveva bisogno la trasmissione per tirare su gli ascolti. Spesso mi domandava se avevo una fidanzata. E siccome non ce l'avevo, mi rimproverava pure, perché il suo campione doveva essere totale, compresa una vita privata da esibire davanti agli schermi».
Paolicchi è rimasto molto sorpreso e addolorato della morte di Mike Bongiorno: «Stamani (ieri, ndr) alcuni colleghi mi hanno fermato in facoltà e mi hanno chiesto se dovevano farmi le condoglianze... In realtà non devo portare il lutto, ma riconosco che quell'esperienza di oltre 30 anni fa fu importante, mi fece conoscere, tanto che ancora adesso molti la ricordano. Il ricordo che ho di Mike? Un uomo di spettacolo molto preparato, un personaggio per bene che faceva le cose bene. Forse è anche di questo che gli italiani hanno rimpianto, in un'epoca di cialtroni e di cialtronerie. Molti hanno riso delle sue gaffe, ma sono sicuro che lui ne era contento, facevano parte del personaggio. Avesse voluto le avrebbe cancellate, perché la trasmissione andava in onda il giovedì, ma era registrata il giorno prima e Mike avrebbe avuto tutto il tempo e la facoltà di oscurare quegli svarioni».
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