Sicurezza
Caos scuola, occupato il ProvveditoratoProtesta pacifica ma ferma dei precari
Cinzia Colosimo
Incontro con la dirigente Gloria Bracci Marinai. I precari espongono striscioni contro il ministro Gelmini e stilano un documento
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Per un giorno l’ufficio scolastico provinciale (Usp, ex provveditorato) è diventato aula di confronto: pacifico nel metodo ma agguerrito nel merito. Verso le 10 un centinaio di precari della scuola ha occupato l’Usp di via Pascoli, restandoci fino alle 18.
I precari hanno incontrato la dirigente Gloria Bracci Marinai, che si è detta «disponibile a presentare al ministero le istanze degli insegnanti», ma nello stesso tempo ha ribadito il suo ruolo istituzionale: «applicare le normative per la formazione delle classi riducendo al minimo i danni».
Alle finestre dell’ufficio scolastico sono stati esposti due striscioni che recitavano “Meno Gelmini più giraffe” e “Scuola tagliata - Ignoranza assicurata”. I gruppi di lavoro nel pomeriggio hanno redatto un documento in cui sono stati affrontati i problemi principali: precariato, affollamento nelle aule, poca trasparenza nelle operazioni di nomina. È stata inoltre chiesta ufficialmente l’apertura di un tavolo tra il provveditorato, i dirigenti scolastici, i sindacati e i precari per fare il punto della situazione e colmare le lacune di comunicazione tra i protagonisti della scuola pubblica.
«Gli studenti saranno i primi a fare le spese dei tagli», è il ritornello che si sente tra gli insegnanti, molti dei quali sono anche genitori, quindi doppiamente preoccupati per l’educazione delle nuove generazioni. Tasto dolente anche quello del sovraffollamento delle aule; secondo una docente di lettere, Lisa Meneghelli, a Pisa una quarta ginnasio quest’anno sarà composta da 31 alunni: «Dispersione, poca igiene, conflittualità, superficialità nei rapporti. Ecco come si smantellano anni di impegno con i ragazzi e le loro famiglie».
Il sostegno dei sindacati è giunto in maniera ufficiale dai Cobas scuola, che in una nota hanno dichiarato: «Appoggiamo l’occupazione dell’ufficio scolastico da parte dei precari e invitiamo tutti i docenti, Ata, genitori e studenti a partecipare alle mobilitazioni, per impedire la distruzione totale della scuola pubblica». Una battaglia difficile, proseguono, «da estendere in vista dello sciopero generale del 23 ottobre, per contrastare la manovra finanziaria di fine anno e impedire l’approvazione della legge che trasforma le scuole in fondazioni, gerarchizza il personale, elimina gli organi collegiali rendendoli organi di ratifica».
Tra i provvedimenti immediati, i precari chiedono forme di solidarietà anche da parte del personale di ruolo e dei presidi. «Ai dirigenti scolastici - spiega Daniele Ippolito - chiediamo di assegnare gli “spezzoni” pari o inferiori a 6 ore ai precari, piuttosto che ai docenti di ruolo, che spesso dalle 18 ore di lavoro settimanali arrivano a farne 22 se non 24. Domani (oggi, ndr) presidieremo gli istituti affinché i docenti facciano appello alla propria coscienza e permettano ai precari, che magari sono stati esclusi dalle nomine, di usufruire almeno di quelle ore lavorative». Infine, lunedì volantinaggio sul problema della sicurezza nelle aule.

I precari hanno incontrato la dirigente Gloria Bracci Marinai, che si è detta «disponibile a presentare al ministero le istanze degli insegnanti», ma nello stesso tempo ha ribadito il suo ruolo istituzionale: «applicare le normative per la formazione delle classi riducendo al minimo i danni».
Alle finestre dell’ufficio scolastico sono stati esposti due striscioni che recitavano “Meno Gelmini più giraffe” e “Scuola tagliata - Ignoranza assicurata”. I gruppi di lavoro nel pomeriggio hanno redatto un documento in cui sono stati affrontati i problemi principali: precariato, affollamento nelle aule, poca trasparenza nelle operazioni di nomina. È stata inoltre chiesta ufficialmente l’apertura di un tavolo tra il provveditorato, i dirigenti scolastici, i sindacati e i precari per fare il punto della situazione e colmare le lacune di comunicazione tra i protagonisti della scuola pubblica.
«Gli studenti saranno i primi a fare le spese dei tagli», è il ritornello che si sente tra gli insegnanti, molti dei quali sono anche genitori, quindi doppiamente preoccupati per l’educazione delle nuove generazioni. Tasto dolente anche quello del sovraffollamento delle aule; secondo una docente di lettere, Lisa Meneghelli, a Pisa una quarta ginnasio quest’anno sarà composta da 31 alunni: «Dispersione, poca igiene, conflittualità, superficialità nei rapporti. Ecco come si smantellano anni di impegno con i ragazzi e le loro famiglie».
Il sostegno dei sindacati è giunto in maniera ufficiale dai Cobas scuola, che in una nota hanno dichiarato: «Appoggiamo l’occupazione dell’ufficio scolastico da parte dei precari e invitiamo tutti i docenti, Ata, genitori e studenti a partecipare alle mobilitazioni, per impedire la distruzione totale della scuola pubblica». Una battaglia difficile, proseguono, «da estendere in vista dello sciopero generale del 23 ottobre, per contrastare la manovra finanziaria di fine anno e impedire l’approvazione della legge che trasforma le scuole in fondazioni, gerarchizza il personale, elimina gli organi collegiali rendendoli organi di ratifica».
Tra i provvedimenti immediati, i precari chiedono forme di solidarietà anche da parte del personale di ruolo e dei presidi. «Ai dirigenti scolastici - spiega Daniele Ippolito - chiediamo di assegnare gli “spezzoni” pari o inferiori a 6 ore ai precari, piuttosto che ai docenti di ruolo, che spesso dalle 18 ore di lavoro settimanali arrivano a farne 22 se non 24. Domani (oggi, ndr) presidieremo gli istituti affinché i docenti facciano appello alla propria coscienza e permettano ai precari, che magari sono stati esclusi dalle nomine, di usufruire almeno di quelle ore lavorative». Infine, lunedì volantinaggio sul problema della sicurezza nelle aule.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
