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«Tarsu, lo Stato deve restituire l'Iva»I pisani potrebbero riavere 8 milioni

Antonio Scuglia
Cittadini in coda per pagare le tasse e un camion per la raccolta dei rifiuti
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Cittadini in coda per pagare le tasse e un camion per la raccolta dei rifiuti

I pisani potrebbero riavere indietro dallo Stato 7-8 milioni di euro, come rimborso sull'Iva pagata per la Tarsu negli ultimi 5 anni. Lo sostiene Gianfranco Mannini, delegato provinciale dell'Aduc (Associazione diritti utenti e consumatori)

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PISA. I pisani potrebbero riavere indietro dallo Stato 7-8 milioni di euro, come rimborso sull'Iva pagata per la Tarsu negli ultimi 5 anni. Lo sostiene Gianfranco Mannini, delegato provinciale dell'Aduc (Associazione diritti utenti e consumatori). «A me dovranno restituire 300 euro, interessi compresi», ha detto. Il calcolo è presto fatto: una stima prudente parlerebbe di circa 200 euro moltiplicato per 35-40mila famiglie.
Tarsu è l'abbreviazione di «Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani». La tassa esiste da sedici anni, ovvero dall'emanazione del Decreto Legislativo nunero 507 del 1993. I Comuni applicano questa tassa sulla base del costo totale del servizio di raccolta, e del successivo smaltimento dei rifiuti. Per calcolarla si usa come parametro la superficie dei locali di abitazione e di attività dove possono avere origine rifiuti di varia natura.
Ebbene, «L'Iva sulla bolletta della raccolta rifiuti (Tia o Tarsu) è illegittima e va restituita agli utenti», spiega Mannini.

Con la sentenza nunero 238 dello scorso 24 luglio, riferisce l'Aduc, la Corte Costituzionale ha chiarito definitivamente che sia la Tarsu che la Tia non devono essere soggette ad Iva, perché non rappresentano un servizio dovuto a contratto ma una tassa che, di per sé, non si qualifica mai come corrispettivo di un servizio.
«La sentenza - dice Mannini - mette dei punti fermi sulla dicotomia tra Tarsu (tassa) e Tia (tariffa). Dopo che, con la legge 22/97, alcuni Comuni erano passati alla Tia, la situazione è stata congelata e solo a partire dal 31 dicembre 2009 le amministrazioni comunali che lo vogliono possono passare dal sistema a tassa a quello a tariffa. La Corte Costituzionale ha però fatto piazza pulita della anomala similitudine tra tassa e tariffa che aveva una unica sostanza: l'aggravio fiscale per il contribuente».

L'Aduc canta vittoria anche perché è stata questa associazione a portare avanti la lunga battaglia giudiziaria: «Questa sentenza - prosegue Mannini - mette tutte le amministrazioni comunali e l'Erario con le spalle al muro: a ritroso di cinque anni, oltre i quali scatta la prescrizione, il contribuente può chiedere il rimborso di quanto pagato illecitamente».
Cosa fare per chiedere il rimborso? «E' fondamentale dare valore legale da subito alla propria richiesta, mettendo in mora l'amministrazione comunale tramite una raccomandata con avviso di ricevimento in cui citando la sentenza, si intima il rimborso del dovuto (anche in modo generico viste le difficolta' per i singoli a fare calcoli precisi), spese, interessi ed eventuali danni».
Per ulteriori informazioni gli interessati possono rivolgervsi al delegato provinciale Aduc Gianfranco Mannini, cell. 3273245692

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