La manifestazione
PISA
«Non è un trapianto impossibile»
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Il professor Ugo BoggiDal trapianto ad ora Tommaso ha guadagnato due centimetri e mezzo in altezza. È cresciuto a ritmo vertiginoso. «Perché purtroppo l'insufficienza renale - spiega il chirurgo che ha operato questo miracolo, Ugo Boggi - fra le altre problematiche blocca la crescita»
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PISA. Dal trapianto ad ora Tommaso ha guadagnato due centimetri e mezzo in altezza. È cresciuto a ritmo vertiginoso. «Perché purtroppo l'insufficienza renale - spiega il chirurgo che ha operato questo miracolo, Ugo Boggi - fra le altre problematiche blocca la crescita».
Un bambino vivace e simpatico Tommaso, abituato purtroppo a convivere con la sofferenza.
Per lui da ora inizia una esistenza normale, senza più dialisi e tubicini da cui dipendere, senza fili a cui restare appeso, finalmente libero di volare verso un'infanzia serena, come gli altri bambini.
Ieri pomeriggio a Cisanello il professor Boggi ha spiegato come è avvenuto il trapianto di rene fra il padre e il bambino, un adulto vivente e un paziente pediatrico.
«I genitori di Tommaso - aggiunge il primario - hanno raccontato che altrove questo intervento, da loro proposto, era stato definito impossibile, ma pensare ad un trapianto pediatrico da cadavere oggi è arduo, stando alle stime statistiche, perché fortunatamente e ovviamente i possibili donatori, dunque bambini che muoiono, sono pochi. La cosa più importante in ogni caso è che i pazienti ricevano le informazioni corrette e che tutti sappiano che questo tipo di trapianto, già eseguito con successo negli Stati Uniti, è possibile nel nostro paese. Il bambino oggi sta bene e siamo molto soddisfatti».
«Si tratta per noi - aggiunge il direttore di chirurgia generale e trapianti nell'uremico e nel diabetico dell'Aoup - di un successo di sistema, non solo dell'Ott, Organizzazione Toscana Trapianti, ma di sistena sanitario in generale. È il risultato di un lavoro che ha coinvolto non solo il chirurgo, ma una vasta équipe, composta da medici che hanno vegliato il piccolo per notti intere senza dormire e di infermieri qualificati che hanno lavorato, seppure in turni, al fuori dell'organizzzione tradizionale. Un successo di sistema di cui è frutto la competenza medica espressa. Il primo incontro con i Re è avvenuto il 3 luglio, poi sono scattati gli esami per donatore e ricevente, padre e figlio. Ha interrotto tutto una bronchite asintomatica presto curata, ma il 17 agosto finalmente abbiamo potuto ricoverare Tommaso e il 19 è avvenuto l'intervento. L'espianto dal padre è durato due ore, due ore e mezzo il trapianto sul piccolo. Tommaso è un bambino coraggioso e con un bel carattere, di una incredibvile simpatia. Si è svegliato subito dopo il trapianto e gli ho detto ciao. Mi ha risposto ciao e mi ha dato la mano, come avrebbe fatto un grande. Interventi come questi sono difficili e delicati, è vero, ma non impossibili, come questo caso dimostra. I trapianti purtroppo in italia hanno due velocità: una alta, al nord e al centro, dove si hanno risultati migliori che in Usa o in tanti paesi europei, e una più lenta al Sud».
Tommaso era sottoposto da anni a dialisi con un catetere peritoneale, un tubo in plastica in cui durante la notte viene introdotta una soluzione ricca di zuccheri con la funzione di lavaggio, scaricata poi al mattino. Un'alternativa che può essere percorsa solo per qualche anno. La mamma del piccolo, Stefania Mariotti, sta portando avanti con la Regione Piemonte un progetto sulle dichiarazioni di volontà per combattere la carenza di donazioni che registra in Europa un tasso di rifiuto del 30%.
Un bambino vivace e simpatico Tommaso, abituato purtroppo a convivere con la sofferenza.
Per lui da ora inizia una esistenza normale, senza più dialisi e tubicini da cui dipendere, senza fili a cui restare appeso, finalmente libero di volare verso un'infanzia serena, come gli altri bambini.
Ieri pomeriggio a Cisanello il professor Boggi ha spiegato come è avvenuto il trapianto di rene fra il padre e il bambino, un adulto vivente e un paziente pediatrico.
«I genitori di Tommaso - aggiunge il primario - hanno raccontato che altrove questo intervento, da loro proposto, era stato definito impossibile, ma pensare ad un trapianto pediatrico da cadavere oggi è arduo, stando alle stime statistiche, perché fortunatamente e ovviamente i possibili donatori, dunque bambini che muoiono, sono pochi. La cosa più importante in ogni caso è che i pazienti ricevano le informazioni corrette e che tutti sappiano che questo tipo di trapianto, già eseguito con successo negli Stati Uniti, è possibile nel nostro paese. Il bambino oggi sta bene e siamo molto soddisfatti».
«Si tratta per noi - aggiunge il direttore di chirurgia generale e trapianti nell'uremico e nel diabetico dell'Aoup - di un successo di sistema, non solo dell'Ott, Organizzazione Toscana Trapianti, ma di sistena sanitario in generale. È il risultato di un lavoro che ha coinvolto non solo il chirurgo, ma una vasta équipe, composta da medici che hanno vegliato il piccolo per notti intere senza dormire e di infermieri qualificati che hanno lavorato, seppure in turni, al fuori dell'organizzzione tradizionale. Un successo di sistema di cui è frutto la competenza medica espressa. Il primo incontro con i Re è avvenuto il 3 luglio, poi sono scattati gli esami per donatore e ricevente, padre e figlio. Ha interrotto tutto una bronchite asintomatica presto curata, ma il 17 agosto finalmente abbiamo potuto ricoverare Tommaso e il 19 è avvenuto l'intervento. L'espianto dal padre è durato due ore, due ore e mezzo il trapianto sul piccolo. Tommaso è un bambino coraggioso e con un bel carattere, di una incredibvile simpatia. Si è svegliato subito dopo il trapianto e gli ho detto ciao. Mi ha risposto ciao e mi ha dato la mano, come avrebbe fatto un grande. Interventi come questi sono difficili e delicati, è vero, ma non impossibili, come questo caso dimostra. I trapianti purtroppo in italia hanno due velocità: una alta, al nord e al centro, dove si hanno risultati migliori che in Usa o in tanti paesi europei, e una più lenta al Sud».
Tommaso era sottoposto da anni a dialisi con un catetere peritoneale, un tubo in plastica in cui durante la notte viene introdotta una soluzione ricca di zuccheri con la funzione di lavaggio, scaricata poi al mattino. Un'alternativa che può essere percorsa solo per qualche anno. La mamma del piccolo, Stefania Mariotti, sta portando avanti con la Regione Piemonte un progetto sulle dichiarazioni di volontà per combattere la carenza di donazioni che registra in Europa un tasso di rifiuto del 30%.
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