Il Tirreno

Pisa

DEGRADO IN CITTÀ

Vita da terzo mondo in centro

Edoardo Prediletto
Una serie di brandine e materassi che si possono trovare nella vecchia piscina comunale e nell’area circostante
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Una serie di brandine e materassi che si possono trovare nella vecchia piscina comunale e nell’area circostante

Un pezzo di terzo mondo alle porte del cuore della città. Come uno spaccato tratto da una bidonville africana o un pezzo di favelas brasiliana, con persone che vivono tra rifiuti, sporcizia, degrado e in condizioni indecenti

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PISA. Un pezzo di terzo mondo alle porte del cuore della città. Come uno spaccato tratto da una bidonville africana o un pezzo di favelas brasiliana, con persone che vivono tra rifiuti, sporcizia, degrado e in condizioni indecenti. Questo l'incredibile scenario che si presenta addentrandosi nel parco giochi della Cittadella. E bisogna turarsi il naso per evitare la nausea e potersi avvicinare all'interno della vecchia piscina comunale.

Quello che una volta era uno spazio sportivo - e in passato sede delle feste dell'Unità - è (e chissà da quando tempo lo è) una vera e propria "bidonville", rifugio di clochard, senzatetto, emarginati. Un posto che seppur all'interno della città, praticamente in centro, sembra esserne ben lontano dalla civiltà, ma anche dalla legge.

La zona, anche se invasa dalla vegetazione, è visibilissima dalla strada che costeggia la Cittadella - la stessa strada da cui passa il percorso turistico del "Pisa Bus Sighting", per intendersi - e non sarebbe direttamente collegata all'area adibita a parco se non fosse per un grosso squarcio nella rete di delimitazione.

Quello che si vede una volta entrati, purtroppo, ricorda vagamente i documentari sui villaggi africani invasi dai rifiuti e falcidiati dall'Aids: la parte ovest sembra essere stato utilizzata come bagno, data l'enorme quantità di feci visibili. Pochi metri più avanti, l'intero corridoio centrale è invaso da siringhe, resti di cibo e vestiti. Quella che una volta doveva essere la zona degli spogliatoi, invece, era stata probabilmente adibita a dormitorio: all'interno infatti sono ben visibili materassi, brande e sacchi a pelo.

Proseguendo si arriva alla zona est, dove alcuni bidoni di catrame sono stati trasformati, grazie a pezzi di carrelli della spesa, in griglie per cucinare il cibo: in questa zona una delle cose più curiose sembra essere una piccola struttura, messa in piedi con borse, valige e carrelli - più altri oggetti di svariato tipo - che ricorda vagamente il bancone di un bar, oltre ad una sedia appesa ad una colonna, la quale, data la presenza di un piccolo specchio, funzionava da lavabo.

Alla fine del corridoio, negli ultimi metri del camminamento, vi è un'altissima concentrazione di rifiuti - soprattutto bottiglie di plastica e scatole di cibi - che ha l'apparenza una "discarica nella discarica".

Scendendo nello spazio della piscina, anch'esso colmo di spazzatura e invaso dalla vegetazione, si trovano altre brande e altri materassi: sopra di essi le numerose valige piene di vestiti e le scarpe disposte in maniera ordinata fanno pensare che questi oggetti siano stati abbandonati solo in tempi molto recenti.

L'intera zona - che ora sembra essere frequentata solo occasionalmente - dopo un giro perlustrativo, sembra avere ospitato, solo nell'ultimo inverno, almeno venti persone, senza contare coloro i quali, essendo solo di passaggio, devono avere dormito nella "bidonville" solo una o due notti.

E' difficile pensare che un luogo del genere, così lontano dall'immaginario della vita normale di tutti, sia invece così vicino alla Torre, ai lungarni, all'Università, all'ospedale, nonché a vari uffici istituzionali e dell'amministrazione comunale.

Tutti posti che, in una normale città dell occidente industrializzato, dovrebbero essere sedi del rispetto dei diritti umani fondamentali, ma che, viste dalla terrazza della bidonville, sembrano essere pianeti lontanissimi.

Resta l'interrogativo inquietante su come è possibile che una situazione così ai limiti dell'umanità sia rimasta invisibile agli occhi di chi doveva intervenire e anche della stessa Sovrintendenza (altra istituzione molto vicina fisicamente al luogo), sotto la cui tutela ricade l'area della Cittadella.

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